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Spigolature dalle Svalbard

Le Svalbard sono ormai alle spalle (a dire il vero lo sono quasi anche le Lofoten, mentre vi scrivo) ed è il momento di buttare giù qualche idea sparsa sul posto. Piccole osservazioni che non meritavano un post tutto loro. 

– Le armi da fuoco vanno sempre portate dietro quando si esce dal paese. Chissà perché, però ti chiedono di non portarle quando entri in banca.

– che poi… ok quando fai trekking isolati ma a fondo valle, vicino all’unica strada, il fucile mi sembra una cosa eccessiva. 

– lo scrissi già in un altro post ma lo riporto qua, sempre sulle armi: gli studenti che vengono al distaccamento locale dell’Università, devono fare una giornata di corso per il porto d’armi.

– l’entità esterna più diffusa è sicuramente la thai. Cosa che si riflette anche nell’assortimento dei negozi di alimentari. 

Cose da neofita di Tokyo

Dopo questi giorni a Tokyo, ci sono alcune cose che mi hanno colpito. Probabilmente solo perché sono un neofita del Giappone: agli esperti di questa meta magari faranno sorridere. Comunque eccole in ordine sparso:

– siamo abituati che i locali da noi siano a livello strada o che lo stesso locale si sviluppi su più piani. Qui non funziona per forza così. Ci sono “condomini” di locali, dove al primo piano hai un ristorante, al secondo un bowling, al terzo un karaoke e al quarto un altro ristorante.

– sono ormai drogato di kitkat al gusto the matcha. Una volta che superi lo shock del colore verde, sono ottimi. Ho intravisto altri gusti strani (wasabi, sake e cheesecake) che devo assolutamente provare

– molti ristoranti, non solo per turisti, all’ingresso hanno il plastico dei piatti. Versione 3D dei menù con foto. Agghiacciante.

– trovare un cestino per strada è quasi un’impresa. Gli italiani li riconosci in giro per le stazioni perchè vagano alla ricerca di dove buttare i bicchieri di Starbucks.

– il riflesso del punto di cui sopra è che le zone con molti locali sono anche un po’ sporche la mattina (per il resto è tutto sempre pulitissimo). Ci è capitato spesso di vedere dei topi.

– l’elettronica non è conveniente come pensavo.

Spigolature da Wimbledon (e zone limitrofe)

Come sempre, quando torno da un viaggio, ci sono tanti piccoli aneddoti che meriterebbero  de essere raccontati. Però non meritano un post ha hoc. Qualcuno però finisce in questo mio solito post-polpettone, che deve il suo nome a una rubrica de La Settimana Enigmistica.

– Un mio amico, che un anno dovette fare The Queue mentre io ero riuscito a trovare prima i biglietti, dice sempre che senza la coda non è un vero Wimbledon. Catalogavo la cosa come una uscita stile la volpe e l’uva. Ora però devo dargli ragione. Ciò non vuol dire che in futuro la faccia sempre (tenterò sempre il ballott e l’acquisto su ticketmaster), però la farò ancora in piacere, magari provando anche la notte in tenda.

– Sul campo uno, che comunque è abbastanza prezzolato e  i  cui match sono di un certo livello, avevamo davanti due signore, circa di cinquant’anni, totalmente ubriache. Quando, tra una sospensione e l’altra, verso le 18 stava per cominciare il match di Djokivic (numero 1 al mondo), hanno pensato bene di prendere e andare a casa.

– vedere un musical a Londra è sempre bello. Prenderlo prima a prezzo  pieno è abbastanza inutile: se ci si accontenta di posti laterali, il giorno stesso si risparmia discretamente. Noi, senza troppa fatica, abbiamo pagato circa il 50% in meno.

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