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Il Giappone mi è piaciuto (è molto)

Mi è stato detto che dai miei post non traspare un grande entusiasmo verso il paese del sol levante. Mi spiace veramente perché il Giappone mi è veramente piaciuto. Forse anche oltre a quanto mi aspettassi. Il tour è stato forzatamente serrato e la stagione non era la migliore per visitare il paese ma, visti i limiti imposti dal lavoro, lo era per me. Ci siamo concentrati sulle città e sui grandi classici ma la cosa che sicuramente mi è piaciuta di più è stata l’isola di Miyajima, forse anche perché, tra le tre mete “esterne” che abbiamo fatto (oltre a Nikko e Nara) è l’unica dove ci siamo fermati a dormire. Comunque in definitiva un paese che in futuro vorrei visitare ancora.

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Strani oggetti negli hotel giapponesi 

Il Giappone è pieno di oggetti strani, almeno agli occhi di noi occidentali. Uno di questi l’ho visto in diverse camere di hotel e lo vedete nella foto. In pratica si tratta, da quel che ho capito dalle immagini, di un sacchetto da mettere in testa in caso d’incendio per non soffocare. Può anche essere interpretato in modo opposto: un comodo sacchetto per suicidarsi soffocandosi…

Il lato HOT di Akihabara

Il quartiere nerd giapponese ha anche una deriva sexy piccante. La cosa, a chi conosce qualcosa dei giapponesi, non deve certo stupire. Gli hentai (i fumetti erotici) vanno a braccetto con i manga e spesso il confine è molto labile. Ecco che quindi tutti i negozi di Akihabara hanno una sezione vietata ai minori. Questo senza considerare maidcafè poi o meno ammiccanti e locali di massaggi decisamente borderline.

Quella qui sotto è la pianta dei piani di un negozio di videogiochi, presente su qualsiasi guida per amanti del settore. Cliccate per ingrandire l’immagine e guardate la descrizione in piccolo del sesto piano…

Ode ai water giapponesi 

Anche chi non è mai stato in Giappone, anche chi sa poco di viaggi e di mondo, conosce il mito di water giapponesi e dei loro spruzzi automatici.

Ero molto curioso di provarli e, devo dire, me ne sono innamorato. Non so come farò ora a vivere senza. Non escludo di valutare quanto possa costare metterne uno a casa…

Tra l’altro, dico da anni che la civiltà di un paese industrializzato la valuto in base alla pulizia dei propri bagni publico. Bhé, da questo punto di vista il Giappone detta nuovi altissi standard.

Generazione GPS

Leggendo un po’ del Giappone, per documentarmi prima della partenza, leggevo spesso delle problematiche legate al raggiungere un indirizzo. Non avviene infatti come da noi (o non avviene sempre) che le vie abbiamo esplicitato il proprio nome e che la numerazione abbia una sequenza logica. Leggevo storie di gente che chiedeva ai passanti indicazioni, che si prodigavano gentilmente ad accompagnarli fino a destinazione, o chi consigliava di portarsi appresso il biglietto da visita (ammesso lo si avesse già) della propria destinazione, per esempio l’albergo, da mostrare al taxista di turno.

Oggi però tutto questo è superato.

Gli smartphone oggi hanno cambiato tutto, grazie al loro gps allegato. Anche solo Google Maps o Mappe di iOS, soprattutto se usate in modo ingrato a Booking.com o Tripadvisor, ci aiutano ad arrivare ovunque. Altre più specifiche, come Citymapper o altre delle singole città, ci portano per mano fino a destinazione. Insomma, ormai perdersi è impossibile. Anzi, è quasi un lusso che qualcuno ricerca espressamente.

Trasporti pubblici

Ero molto preoccupato dal come muoverci nelle città giapponesi. A Tokyo invece è andata benissimo. Con la tessera prepagata (presa in due secondi al distributore automatico) e la app citymapper (la stessa che uso a Milano ed ho usato in molte città Usa) non c’è stato il minimo problema. Al massimo non era facile trovare le uscite corrette dalle stazioni..

A Kyoto è stato più traumatico. Poche linee di treno/metro e moltissimi bus. Citymapper non copriva la città e le mappe trovate erano decisamente confuse. Per un giorno è stato panico. Poi mi hanno fatto notare che “Mappe” di iOS aveva le indicazioni dei mezzi pubblici e la situazione è migliorata. Certo che i posti a sedere dei bus locali non sono proprio spaziosissimi…

ryokan!

No, anche se somiglia ad una bestemmia, non lo è. Del resto molti di voi sapranno che è una cosa che odio. È il nome delle (prezzolate) locande tipiche giapponesi. Nel nostro giro ce ne siamo concesse due. La prima l’abbiamo fatta l’altra sera a Kyoto. Essendo una cosa piuttosto formale è legata a regole comportamentali abbastanza precise, mi sono documentato prima su internet. Del resto anche solo per capire l’abbigliamento che ci veniva offerto (lo vedete nella foto) avevo bisogno di aiuto.  È andata piuttosto bene, anche se in effetti questo era un ryokan abbastanza modernizzato. Con onsen (i bagni comuni) non divisi per sesso ma utilizzabili privatamente a turno e altri particolari che facilitavano la vita a noi occidentali. La cosa più difficile è stata la colazione, che in pratica aveva il menù di un pranzo. Non è stato tanto il pesce a mettermi in difficoltà (YdR ricoderà le mie aringhe crude alle 10 di mattina ad Amsterdam) quando le loro verdure dal sapore molto particolare. Ho comunque mangiato quasi tutto. Prendendomi poi una citrosodina…

Cose da neofita di Tokyo

Dopo questi giorni a Tokyo, ci sono alcune cose che mi hanno colpito. Probabilmente solo perché sono un neofita del Giappone: agli esperti di questa meta magari faranno sorridere. Comunque eccole in ordine sparso:

– siamo abituati che i locali da noi siano a livello strada o che lo stesso locale si sviluppi su più piani. Qui non funziona per forza così. Ci sono “condomini” di locali, dove al primo piano hai un ristorante, al secondo un bowling, al terzo un karaoke e al quarto un altro ristorante.

– sono ormai drogato di kitkat al gusto the matcha. Una volta che superi lo shock del colore verde, sono ottimi. Ho intravisto altri gusti strani (wasabi, sake e cheesecake) che devo assolutamente provare

– molti ristoranti, non solo per turisti, all’ingresso hanno il plastico dei piatti. Versione 3D dei menù con foto. Agghiacciante.

– trovare un cestino per strada è quasi un’impresa. Gli italiani li riconosci in giro per le stazioni perchè vagano alla ricerca di dove buttare i bicchieri di Starbucks.

– il riflesso del punto di cui sopra è che le zone con molti locali sono anche un po’ sporche la mattina (per il resto è tutto sempre pulitissimo). Ci è capitato spesso di vedere dei topi.

– l’elettronica non è conveniente come pensavo.

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