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Dagli anni 70 (quasi 80) con furore

Questo weekend eravamo in Liguria. Diciamo tra Sestri e Rapallo, senza entrare troppo nel dettaglio. Alberghi tutti pieni ma avevamo prenotato per tempo. Diciamo che la struttura era un fantastico spaccato, direttamente degli anni 70. Gli arredi, le suppellettili, gli alcolici (rimpiango di non esser riuscito a fotografare le bottiglie di Bianco Sarti), tutto parlava di un albergo agé per gente anch’essa agé. Meritano però menzione assoluta i posacenere attaccati alle pareti di ogni corridoio e ormai lasciato alla propria solitudine, visto che non si può più fumare. Uniche due concessioni alla modernità il televisore (dove però il digitale terrestre non prendeva neppure Rai e Mediaset) e il Wi-Fi (che si prendeva in stanza ma non andava).  Pittoresco.

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Strani oggetti negli hotel giapponesi 

Il Giappone è pieno di oggetti strani, almeno agli occhi di noi occidentali. Uno di questi l’ho visto in diverse camere di hotel e lo vedete nella foto. In pratica si tratta, da quel che ho capito dalle immagini, di un sacchetto da mettere in testa in caso d’incendio per non soffocare. Può anche essere interpretato in modo opposto: un comodo sacchetto per suicidarsi soffocandosi…

Forget Budapest

Che a Tokyo lo spazio sia merce preziosa è noto ai più. Per questo motivo non mi aspettavo grandi cose dalla nostra stranza d’albergo. Insomma, non potevo certo aspettarmi una sistemazione come a Budapest. Nonostante fossi preparato, la nostra stanza però si e rivelata confortevole ma alquanto angusta. L’unica cosa fuori scala è il televisore: attaccato ai piedi del letto (fisicamente attaccato) e enorme.

Ma siamo già a Tokyo?

Una cosa che colpisce molto noi occidentali sono gli hotel “ad alveare” giapponesi. Loculi in neppure di metri cubi con letto, TV e radio, al posto dei canonici hotel o ostelli. 

Eravamo Malpensa in attesa del volo e ci imbattiamo in questi “personal lounge”, tra l’altro tutti prenotati/occupato/nonvannomanonvoglionofarlosapere. 

Inquietanti.

Ma siamo già a Tokyo?

Una cosa che colpisce molto noi occidentali sono gli hotel “ad alveare” giapponesi. Loculi in neppure di metri cubi con letto, TV e radio, al posto dei canonici hotel o ostelli. 

Eravamo Malpensa in attesa del volo e ci imbattiamo in questi “personal lounge”, tra l’altro tutti prenotati/occupato/nonvannomanonvoglionofarlosapere. 

Inquietanti.

Cinque anni fa, oggi.

Il mio blog ha oltre dieci anni di storia. Ogni tanto mi piace quindi andare a vedere cosa scrivevo, nel medesimo giorno, diversi anni fa. Oggi sono andato indietro di cinque anni e ho trovato questo articolo, in cui parlavo di un hotel che offriva soggiorno gratis. La condizione era di essere una coppia e di acconsentire a farsi riprendere durante “effusioni amorose”.

A distanza di tempo, direi che è un modello di business che non ha attecchito. 

Sorgente: Viaggiare gratis col porno | Il Puck

-81%

Questo weekend io e SCM dovevamo andare a Roma e cercavamo una doppia su booking.com. Stavamo guardando le offerte quando siamo stati attratti da un clamoroso “-81%” che faceva crollare il prezzo di una camera all’interno del nostro prezzo di riserva (nell’interno dei cento euro). Per una volta facciamo i nomi e i cognomi: Relais San Pietro. Guardiamo le foto e pare carino. In effetti le altre stanze offerte su booking hanno prezzi dai settecento euro in su. Un po’ titubanti, decidiamo di rischiare, anche perchè è ben posizionato per il nostro itinerario. In fondo a quel prezzo si trovavano quasi solo bettole. Verifico anche sul loro sito ufficiale e in effetti ci sono le stanze prezzolate ma anche alcune messe in vendita a circa cento euro. Ecco l’inghippo, penso, quello è il prezzo solito, mica il famigerato -81%…

Arrivano a Roma e ci dirigiamo vero l’albergo. Navigatore alla mano, ci avviciniamo alla posizione. “Beh ma ci siamo passati davanti” fa SCM. “Ma va! Era un estetista” Replicò io. Avevamo drammaticamente ragione entrambi: l’hotel che (non l’avevo detto) millanta anche una Spa, condivide l’ingresso è la reception con un estetista… Comunque la prenotazione c’è e ci danno le chiavi della stanza. Notò subito che a piano terra e al primo piano ci sono stanze individuate da numeri. Al secondo sono invece contraddistinte da nomi di artisti. Quelle più care saranno lì, penso tra me e me, ormai convinto che ci abbiano dato la stanza standard.

Entriamo e in effetti la nostra stanza è molto standard. Confermo: pulita, arredamento recente, bagno in ordine, Wi-Fi gratuito. Insomma, un buon 3 stelle ma nulla più. Usciamo, giriamo per Roma e rientriamo stravolti. Qui la stanza denota qualche magagna: la via è molto rumorosa e decidiamo di chiudere la finestra. Molto meglio ma… Che caldo! Accendiamo il condizionatore… Ma anche no: ci proviamo in tutti i modi ma non parte. Meglio il caldo del rumore, che peraltro è garantito da un ronzio meccanico di ignota provenienza, e proviamo a dormire. Non avevamo però fatto i conti con i vicini di stanza. Infatti c’è una sorta di porta comunicante che dev’essere di carta velina: sentiamo tutto quello che succede di là. Per fortuna non molto… E la notte passa tranquilla.

La mattina la colazione è servita al terrazzo del terzo piano. Per fortuna che è una discreta giornata e i tavolini sono anche all’esterno, perchè altrimenti avremmo dovuto attendere si liberasse un tavolo. La colazione è nella norma ma mentre mangio scruto i commensali: chissà chi di loro ha speso settecento euro. Infatti se arrivassi lì dopo aver speso quella somma sarei un bel po’ arrabbiato…

Non fraintendetemi: vale esattamente il prezzo che abbiamo speso. Però non cercate di intortarmi dicendo che mi state facendo uno sconto al limite del pazzesco… Infatti le recensioni su tripadvisor parlano di un buon hotel, in ottima posizione, a prezzo contenuto.

Come ne “Il ragazzo di campagna”

 Dovendo scegliere un albergo a New York che conciliasse le nostre esigenze di ubicazione con il nostro budget, la nostra scelta è ricaduta sul Pod 39. Un albergo molto di design ma che già dal sito faceva capire come le stanze fossero abbastanza anguste. Si sa che in fotografia tutto appare più grande di quello che è, però non pensavamo certo di trovarci in una situazione del genere. Capiamoci, la sistemazione è molto carina ma sembra veramente di essere nel film di Pozzetto “il ragazzo di campagna”.

Guarda la clip del film.

Qui sotto invece un “panoramica” della nostra stanza. Dopo l’iniziale scoramento, devo dire che ho provato un perverso divertimento nell’incastrare il tutto. L’hotel però ha anche molti aspetti decisamente positivi ma ve ne parlerò in un altro post.

  

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