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Aria di Wsop

Le Wsop Circuit Events fanno in questi giorni tappa nel nostro paese, al casinò di Campione d’Italia. Gli eventi principali avevano un Buy In improponibile per le mie tasche ma soprattutto per il mio budget pokeristico. Ieri sera c’era comunque un torneo satellite (che cioè qualificava, con spesa ridotta, a uno degli eventi maggiori) e ci ho provato. Non ho giocato benissimo ma è una sensazione che ho spesso a Campione, perché credo che il livello medio sia abbastanza alto. Esperienza nonostante tutto positiva, qualche buona ora di gioco e la possibilità di dire di aver fatto capolino nell’anticamera dell’anticamera dell’anticamera delle worldwide series of poker.

Chi troppo vuole, poco stringe

Prima mattina in Nevada e primo torneo di Texas Hold’em. Dopo accurata scelta su internet, ho scelto il mattutino del Monte Carlo. Buy in $50, 4000 chip e livelli da 20 minuti. Peccato che a giocarlo fossimo solo in cinque. Oltre a me dei giovani sposini e due vecchi marpioni amici fra loro. Parto male ma mi riprendo. Sono pagati dei posti e, eliminati gli sposini, resto con le due vecchie volpi. Gioco benino e quando scoppia la bolla sono avanti. Lui propone il deal ma io rifiuto. Si rivelerà una pessima scelta perché alla fine arriverò secondo, prendendo solo pochi dollari rispetto al Buy in. Ci riproverò domani. 

Sogni da piccolo Rounder

Ogni tanto il piccolo rounder che è in me ha dei sussulti. Mi mancano i tempi in cui i circoli di poker erano liberi e si riusciva a farsi un torneino da pochi euro durante la settimana. A volte questo mio sussulto mi porta a vedere quali sono i tornei più a buon mercato delle Wsop, altre a pianificare come con 100 dollari a Las Vegas si potrebbero fare tre tornei in un giorno. L’altro giorno invece ho guardato quella che reputo la classifica mondiale più attendibile per quanto riguarda i pokeristi, visto che considera tornei anche di piccole dimensioni di molti casino. Mi sono messo a cercare gente che conosco e vedere che risultati ha avuto. Mi piacerebbe un giorno apparirci, anche solo per una piccola cifra. Ci sono andato molto vicino due anni fa, a Sanremo… 

The Official Global Poker Index – GPI Rankings.

Poker from Downunder 2 – la vendetta

Che cavolo! Alla fine lo so che live, se gioco concentrato, non sono l’ultimo dei fessi! Tornato sul luogo del delitto di ieri, lo skycity casino di Auckland, e questa volta sono arrivato secondo. Certo non è stata facile e più volte mi sono trovato sul punto di uscire. Certo ho avuto qualche mano fortunata ma del resto senza quelle no si va da nessuna parte. Ho anche rischiato di uscire con AQ in mano, QQ3 sul piatto e trovando 33 dall’altra parte. Però sono stato bravo, non mi sono infilato in mani stupide, ho foldato mani difficili da foldate e alla fine mi sono trovato all’heads up da cortissimo contro un asiatico insopportabile. Va bene così. Il bilancio di due giorni è positivo e domani la maglia degli all blacks è pagata.

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Carneade, chi era costui?

Si chiama De Benedittis. Italiano ma residente a Parigi. Ieri si è giocato il final table di un EPT, il tour europeo di poker più famoso. Un risultato che molti fantomatici pro si sognano. De Benedittis un pro certo non è e incarna perfettamente come vedo io il poker e il risultato che un giorno sogno d’avere. È un giocatore amatoriale, che di diverte online e che partendo da un torneo satellite da 20 euro, ha scalato i vari step fino a vincere un pacchetto per partecipare all’EPT, del valore di 8000 euro. Ha cercato, invano, di convertirlo in denaro e così ha partecipato. Con lacrime e sangue, giocando per molti livelli a corto di fiches, è riuscito comunque ad arrivare settimo, portandosi a casa 93000 euro. Nel mio piccolo mi ricorda la mia esperienza a Sanremo… con la differenza che io mi sono fermato ai piedi della zona premi. Sono comunque quelle storie che ti invogliano a giocare ancora, quei tuoi pochi euro a settimana, giusto per divertirti e sognare.

Confessioni di un pokerista geneticamente perdente (1a parte)

No, questo non vuol essere un post sul fatto che al poker sono sfigato. Tutt’altro. E’ il primo di due post strettamente collegati, in cui faccio una disamina sul mio rapporto col poker e col poker online in particolar modo.
Per me il Texas Hold’em nasce e ha ragione d’essere live. L’online l’ho sempre vissuta come un’appendice secondaria e non fondamentale. So di essere forse in minoranza a pensarla così. Leggo interviste di “famosi” pokeristi online che dicono che non giocherebbero mai live. Bah…facciano come vogliono ma se la pensano così è perchè come giocatori non sono completi. Il poker, senza la componente umana e psicologica che inevitabilmente si puo’ vivere pienamente solo live, è uno sport monco.
Detto cio’, sappiamo che in Italia non si puo’ più giocare nei circoli e così mi sono ridotto a giocare online. Però io geneticamente gioco in perdita, non perchè non sappia giocare (ok, non sono Gus Hansen ma non sono neppure l’ultimo dei donk) ma perché per le motivazioni di cui sopra, io tendo a giocare i sat per i grandi eventi nei casinò. Quindi quel poco che investo, è destinato quasi sicuramente a essere perso, almeno fino al giorno in cui vincerò un pacchetto premio per un grande evento.
Mi va bene così. I miei pochi spicci mi piace perderli in questo modo. Del resto non mi ipoteco certo la casa. Credo di non spendere neppure l’equivalente di una birretta a settimana. La valutazione numerica del mio gioco sarà comunque argomento della seconda parte.
Altri amici invece giocano piccoli tavoli e piccoli tornei, galleggiando o vincendo qualcosina. Per un po’ l’ho fatto pure io ma, onestamente, non mi diverte particolarmente.
Per questo dico che, geneticamente, sono un giocatore che tenderà sempre a perdere. Quel poco che è disposto a giocare ma pur sempre a perdere.

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