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Perdonami padre, perché ho peccato

Già l’ho scritto ma, dopo questo post, risulterò ancora meno credibile: non sono uno che all’estero va a cercare il cibo italiano. Però, in questa vacanza norvegese, era già capitato che andassimo a mangiare una pizza norvegese. Certo, mi resterebbe lo sfizio di provare la onnipresente catena “Peppe’s Pizza” ma credo potrò sopravvivere. Non divaghiamo e torniamo nel seminato.

E’ successo che, una sera a Svolvaer, quando avevamo un intero appartamento per noi, non avessimo particolarmente fame verso l’ora di cena. Colpa soprattutto mia. Quando poi verso le 22 ci è venuta fame (sempre a me, a Mrs Puck era venuta anche prima ma non ero riuscito a convincerla ad andare assieme in un locale anche se non avrei preso nulla), ci siamo accorti che in casa avevamo un pacchetto di spaghetti Barilla, lasciati da precedenti occupanti (ancora buoni). In mancanza però di condimento siamo andati al supermercato. Trash per trash, abbiamo optato per una fantastica “Pastasaus” al pomodoro, di marca locale. Alla fine è stata una cena piacevole e un po’ sopra le righe.

Italiano pizza, spaghetti, mandolino, mamma

Una cosa che avevo già notato a Tokyo ma che ha Kyoto è diventata decisamente palese è la massiccia presenza di italiani.

A mani basse siamo il gruppo di stranieri più numerosi, contrastati solo dagli americani e inseguiti (a distanza) dagli spagnoli. In treno impossibile non sentire il chiacchiericcio italico. Per strada, quando ci si incrocia, ci si squadra a distanza e si parlotta coi compagni “quelli sono italiani”. 

Menzione di merito ad un incontro all’interno di un tempo con una coppia, dove la lei era alta circa quanto Mrs Puck e dove si sono scambiate supporto sul fatto di essere, soprattutto sulle locali, fuori scala. 

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