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È bello essere a Milano (quest’anno)
È bello essere a Milano quest’anno. Che piaccia o no la città è positivamente coinvolta in Expo. Non solo per i molti turisti e la manifestazione in sè. Non solo per i lavori che comunque sono stati fatti e le varie iniziative. Non solo per i nuovi locali e la metrò che viaggia con frequenze maggiori. È proprio un clima che si respira. Tra chi passeggia in darsena la domenica o chi se ne sta sdraiato al parco Sempione in una giornata di sole. C’è un orgoglio latente per l’essere a Milano e c’è chi pure, sottovoce, si azzarda a sussurrare: “Milano è sempre stata bella, ora se ne accorgono un po’ tutti”
Ippodromo “La Maura”
Ho sempre vissuto al Gallaratese che, nonostante la nomea che gli deriva dagli anni 60, è uno dei migliori quartieri periferici di Milano. Soprattutto è molto verde. Tra questi polmoni verdi c’è anche il complesso degli ippodromi, che non si limitava solo alle strutture ufficiali del trotto e del galoppo ma anche ai maneggi e alle piste di allenamento. Che l’ippica non goda di buona salute in Italia è cosa nota. Altrettanto noto è che il trotter, a fianco dello stadio di San Siro, sia chiuso da anni. Quello che non sapevo è che dalle piste di allenamento stiano traendo una nuova struttura che verrà inaugurata domani.
Dalle immagini sembra una cosa più leggera, più in linea con l’afflusso che l’impianto dovrebbe avere è decisamente votato al verde e alle famiglie. Il nome, abbastanza trash, deriva dalla cascina che una volta sorgeva in quel posto.
Penso che nel breve andrò sicuramente a vederlo.
Expo 2015: la Svizzera
Il padiglione svizzero non è certo quello che colpisce maggiormente i visitatori, architettonicamente parlando. Una serie di parallelepipedi con un declinare catramato davanti. Quello che mi è però piaciuta è la loro interpretazione del teme di Expo da parte loro. La palazzina principale è formata da quattro torri che rappresentano silo di altrettanti loro prodotti: acqua, sale, caffè (!) e mele. Questi sono pieni, piano dopo piano, di scatole con confezioni monodose di questo prodotti. Il visitatore è invitato a prenderne quante ne vuole ma pensando anche agli altri. Ce n’è per tutti? Chiedono i cartelli. È un interessante riflessione sul consumo responsabile e sulle risorse disponibili. Chissà se le scorte basteranno fino a fine Expo.
Expo e i due lati della medaglia
Ieri, complice il bel tempo e gli amici che hanno fatto anche loro l’abbonamento a Expo, ho fatto una prima visita. Sono entrato dalla porta sud, quella che passa da cascina merlata e devo dire che la strada è meno lunga di quanto pensassi e soprattutto è un ingresso molto meno usato rispetto alla porta ovest.
Tempo quindi per qualche sensazione preliminare a caldo.
La struttura è molto più imponente, estesa e quasi monumentale di quanto pensassi. Sembra impossibile che siano riusciti a fare tutto questo, considerando quello che è successo e i ritardi che si erano accumulati.
Non è tutto oro quello che luccica. Gli stand secondari (quello delle regioni italiane) e dei servizi complementari, sono visibilmente incompleti e anche casa Italia avrà bisogno ancora di qualche settimana.
Degli stand nazionali, qualcuno è davvero impressionante. Ne ho visto comunque pochi perché in una giornata intensa sono riuscito a visitarne meno di un quarto. C’è chi ha ben interpretato il concetto del cibo, altri si sono limitati a fare una vetrina del proprio paese. Nella maggior parte dei casi sono sempre visite che meritano.
A livello di pubblico sarà un successo, soprattutto gli ingressi a 5 euro dopo le 19, visto che è molto piacevole anche andar lì per una passeggiata con amici, magari solo per mangiare qualcosa o bere un bicchiere in una delle tante terrazze panoramiche.
Altre cose buone che vengono dall’Expo
Ok. Non tutti i lavori sono stati eseguiti e non tutti i cantieri sono stati chiusi, però vediamo un po’ di risvolti positivi dell’expo in città. Per esempio la Torre Branca aperta al pubblico. Non ci sono mai stato e penso di ovviare in questo periodo.
Che ne sai tu di un campo di grano?
L’altra settimana sono stato al campo di grano che è stato seminato a Porta Nuova. Anche se ha ancora solamente l’aspetto di un prato un po’ cresciuto, devo dire che è una installazione decisamente piacevole. Complice anche il bel tempo e i primi caldi, ho rivalutato (in parte) anche il bosco verticale. Non è poi così orrendo come sembrava durante la costruzione o nelle prime fasi di crescita degli alberi.

Ora, visto il titolo, potrei mettervi battisti… ma invece vi metterò Rocco Tanica e Claudio Bisio
Angolo che giri (ex) reality che trovi
Ieri serata di incontri pseudo vip mentre andavamo al cinema (in breve: “latin lover” voto 7,5) mi sono imbattuto in una banda di ex concorrenti di reality Sky. Entrando in piazza Gae Aulenti c’erano gli Street Clerks (x-factor – E alla fine c’è Cattelan) che facevano i pirla (come abbiamo fatto almeno una volta tutti) con quelle specie di corna acustiche che ci sono sopra l’Esselunga. Sono tutti dei nanerottoli! Passata questa grande emozione, dopo aver visto il campo di grano di cui vi parlerò in un altro post, siamo andati a mangiare da Eataly. La postazione del pesce era comandata da Lorenza Alcantara (hell’s kitchen Italia). Altra grande emozione (…) e auto fustigazione morale al grido di “ma perché mi ricordo certe cose inutili e non riesco a fissare quelle importanti?”
Disfattisti da Expo e leggende metropolitane
Il passatempo preferito che si sente nei chiacchericci (per esempio mi sto imbattendo in diverse discussioni del genere sui mezzi pubblici) è parlare male dell’Expo e di come Milano sia impreparata all’evento. La cosa mi da parecchio sui nervi perché quasi sempre le argomentazioni sono populiste, infondate e talvolta alquanto fantasiose. Oggi stavo quasi per inserirmi nel discorso di due desperate housewife di zona corso Magenta. Una delle due diceva all’altra che un famigerato marito di un’amica, che lavorava “in azienda” era molto preoccupato per quello che sarebbe successo. Chiosava dicendo che “a Londra, quando hanno fatto l’Expo, le società si erano attrezzate per il telelavoro”. Mi piace sempre vedere come la realtà si distorga fino a diventare finzione. L’Expo di Londra è stata nel 1851. Magari si riferiva alle olimpiadi quando in effetti alcune finanziarie si erano organizzate così. Molto poche comunque e tra l’altro si era anche detto che c’era chi aveva messo brandine in ufficio. Tutte cose che non mi risultano. Perché non possiamo semplicemente provare a essere un po’ orgogliosi e dare l’impressione di avere un briciolo di orgoglio nazionale?

