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Il mercato non perdona – 2

C’era una volta in piazza Virgilio (in centro a Milano, tra Cadorna, Conciliazione e Santa Maria delle Grazie) una panetteria classica, di quelle che sono uguali da decenni. Panini, focaccine, qualche panino per la gente degli uffici e l’immancavile frigo per il latte e qualche bibita fresca. Un giorno dall’alta parte della piazza aprirono un’altezzoso fornetto. Stile minimal, panini bio o comunque non il solito pane, muffin e torte in stile americano. Bello ma tra me e me non gli davo un anno di vita. Ben presto le quantità sui banconi hanno cominciato ad assottigliarsi, non perché ne vendessero molte ma perché ne facevano poche perché se no gli rimanevano sul groppone. Poco più di sei mesi e quello che ne resta lo vedete nella foto qui sotto. Inutile dire che la storica e poco trendy panetteria continua tra alti e bassi (come tutti) la sua attività.

Tutti pazzi per il Vietnam (o la Cambogia, che è uguale)

Oggi mi sono fatto del male (morale ed economico) e sono andato a pranzo da California Bakery in via Larga. Tralascio le solite considerazioni sul costo in termini assoluti: andando lì sapevo quanto avrei speso e cosa avrei mangiato. Mi soffermerei sul people watching, valore aggiunto che bramavo ma che è andato al di là delle più rosee aspettative. A parte il fatto che sono stato posizionato nella zona cucina-cessi, a fianco a me avevo una tavolata di milanesi-trendy-imbruttiti-figlidipapà-giovaniprofessionisti. Svettava sul gruppo il maschio alfa, palestrato, fascino canaglia e parlantina sciolta. Parte con un aneddoto su un incontro con un locale sulla spiaggia in un recente viaggio in Vietnam/Cambogia (i due paesi sono stati egualmente citati nel corso del racconto). Toccanti storie di universi lontani che si incontrano e comunicano a gesti, conclusi col locale che svanisce nell’orizzonte remando sulla sua zattera. Bla bla bla. Segue monologo sulla casa che sta per prendere e che è esattamente dove la vuole da oltre dieci anni. Ulteriore monologo sull’auto che sta per prendere: una bmw ma, attenzione, o la serie sei nuova o la serie cinque ma solo quella del ’98. Chiacchiericcio vario sparlando degli assenti e si conclude con la discussione su dove uscire a cena stasera. Un maschio beta propone un paio di posti ma lui, da vero M.I. lo incalza “ma non hai qualche posto nuovo? io voglio posti nuovi!” e a questo punto la chicca… il ristorante vietnamita. Il maschio alfa è visibilmente eccitato “ma c’è un altro ristorante vietnamita a Milano?” (oltre a quello che ovviamente alfa conosce già) “…e ci sei andato a mangiare senza di me???”

Eh anche oggi California Bakery valeva il prezzo del biglietto.

La nuova metropolitana

Oggi non parlo delle nuove linee di Milano. Né della 5 quasi finita, né della 4 i cui lavori stanno faticosamente partendo. Parlerò dei nuovi convogli. Pubblicizzati in pompa magna, con tanto di esposizione in anteprima in piazza duomo, ora sono entrati in servizio e li ho già presi due volte. Belli, tecnologici (hanno anche una, inutile, predisposizione wifi) ma fondamentalmente non così diversi dai precedenti. Almeno sono italiani e quindi investimenti (Expo) che rimangono qui da noi.

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Bistrot

Ieri il mio solito bar vicino al tribunale era chiuso. Ho provato così un’altra caffetteria (che esibiva il pretenzioso nome di bistrot), sempre in zona. Locale angusto ma carino, appena entrato sono rimasto colpito da una cosa: dietro al bancone tre persone, tante per un bar del genere, tutte ultra settantenni. Ordino un cappuccio e una brioches. Due euro e ottanta. Vabbè.
Servizio di classe, con il cappuccio servito su un vassoietto (fin troppo grande) con cappuccio, piccola frolla e bicchierino d’acqua.
Mangiando la mia colazione pensavo: 1) è bello vedere un’attività imprenditoriale che funziona, da parte di gente che vuole essere ancora attiva e utile; 2) è triste che non possano alla loro età godersi il meritato riposo.

Impariamo da Londra

Lunedì mattina. Nonostante il raffreddore mi alzo di buona lena per arrivare in metro un po’ prima del solito. Arrivo in metro e… Rallentamenti sulla linea 1 per acconsentire i soccorsi a un passeggero colto da malore su un convoglio. Premettendo che mi auguro che non sia nulla di grave, mi viene subito in mente un manifesto sulla metropolitana di Londra. Invita, nel caso di malore, a scendere dal treno per chiedere aiuto e non tirare il segnale di allarme a bordo. Questo consente dei soccorsi più rapidi e di non bloccare tutta la linea.

Ps ovviamente qualcuno troverà il modo di dare anche di questo la colpa ad ATM.

100 giorni a Expo

Tra No-Canal, tangenti e lungaggini italiane, mancano esattamente cento giorno all’apertura di Expo 2015. L’ho scoperto per caso, andando sul sito ufficiale stamane per guardare la questione dei biglietti. Tra i tanti scettici che ci sono in giro, io sono un illuso che si ostina ad essere ottimista sull’evento. Sarà perchè i media internazionali lo stanno pompando più di quanto mi aspettassi, sarà che anche quando andai a Londra a un mese dalle Olimpiadi sembrava tutto in alto mare, sarà che mi fido dell’italico modo di riuscire a portare tutto a termine, in un modo o nell’altro.

Comunque sono molto curioso su questo evento, che tra l’altro si svolge a pochissimi chilometri da casa mia (Pero). Oggi volevo vedere se c’era la possibilità di sottoscrivere una sorta di abbonamento ma a quanto pare non è possibile. Al massimo, fra un po’, ci saranno dei biglietti validi per due giorni di fila. La singola entrata, con data libera, è comunque venduta ora a 32 euro, in sconto rispetto al prezzo pieno.

Il giovane professionista che gioca a golf in pausa pranzo

Qualche tempo fa feci un sopralluogo a CityLife dopo aver letto la notizia che ci avrebbero aperto un campo pratica di golf (almeno temporaneamente). Poi non ne avevo saputo più nulla è così oggi mi ci sono recato di persona. È aperto! Gestito dal Golf Club Milano, ha ancora l’aria un po’ precaria. La scaletta per scendere, ora ancora fatta in ponteggi, dovrebbe essere sostituita in settimana. Mi sono informato e penso che settimana verrò sicuramente almeno una volta. Vuoi mettere come posso tirarmela dopo? 🙂 ma non dite che è da milanese imbruttito. La gente che frequenta Corso Como non sa neppure come si impugna una mazza da golf…

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La leggenda metropolitana del freddo secco

Da milanese e amante della montagna ho sempre sentito la classica frase “eh… lì la temperatura è più bassa ma lo senti meno perché il freddo è più secco”. Non so se capita anche dalle vostre parti ma il milanese in trasferta lo dice spesso, comparando il freddo “umido” di Milano. L’ho sempre reputata una mezza cavolata (al pari di “a Milano c’è sempre il pesce più fresco”). Poi ieri sera, tornando da Londra, mettendo il piede sulla scaletta dell’aereo a Malpensa, sono stato assalito da un’umidità bastardaporca. Stamattina idem. Eppure Londra non è certo famosa per il suo clima secco. Vuoi dire che un fondo di verità nella storia del freddo umido di Milano ci sia?