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C’era una volta il giardino di via Terraggio
Per lungo tempo il giardino di via Terraggio è stato la mia oasi di pausa pranzo. Sconosciuto ai più, era un’angolo nascosto e silenzioso, ma liberamente accessibile, in pieno centro. Solo pochi studenti della cattolica e qualche tata che portava a spasso rampolli di buona famiglia lo conoscevano. Ci iniziai a venire da solo, per leggere, ascoltare musica e rilassarmi. Ci continuai a venire con la mia ex, per stare un po’ tranquilli in pausa pranzo.
Poi hanno aperto il 212. Un gourmet burger anche abbastanza buono. Peccato non abbia che pochi posti a sedere. Ecco che quindi hanno iniziato a “suggerire” di prendere da asporto e consumare sulle panchine del giardino. Risultato? Sempre affollato, chiacchiericcio diffuso (spesso a bocca piena…. Ahhhhhh odio), odore di fritto. Magari in altri orari è ancora vivibile ma dalle 13 alle 14 decisamente no… Devo trovarmi un nuovo rifugio. Oppure uno vecchio: tornerò stabilmente ai chiostri di Santa Maria Delle Grazie.
Prima e dopo la cura
Ieri sono ripassato in Galleria Vittorio Emanuele, che poi sarebbe “secondo” ma non lo dice mai nessuno. Non ricordo se ve ne parlai (google non è venuta in aiuto alla mia memoria) ma sono in corso dei restauri. Il sistema è abbastanza innovativo perché, per evitare di impacchettare tutta la galleria, un’impalcatura su binario mobile si sposta avanti e indietro nei diversi settori. Per la prima volta ieri ho visto gli effetti e sono davvero notevoli. Con questa modalità operativa poi ci sono settori già ripuliti accanto ad altri che attendono ancora l’intervento. In questo modo il “prima e dopo la cura” è ancora più evidente.
A pranzo da Temakinho
Oggi a pranzo ho testato Temakinho. Ristorante di cucina giapponese in stile brasiliano. La prima volta che ne sentii parlare, la trovai una commistione abbastanza tirata. Documentandomi ho poi scoperto che gastronomicamente è una contaminazione che trova ragion d’essere e non è certo un’invenzione modarola. Mi sono quindi convinto alla prova del locale che hanno in Corso Garibaldi. Inevitabilmente, data l’ubicazione, è un posto con una certa componente trendy, anche nella clientela, che so riflette inevitabilmente sul prezzo, non esagerato ma neppure ideale per andarci ogni giorno. Si esce sazi spendendo tra i 20 e i 30 euro. Il menù è composto da una variegata offerta di temaki e roll. Di quasi tutti i piatti è possibile avere la stessa ricetta nelle due varianti. Ci sono poi alcune tartare e dei piatti speciali. Normalmente si tratta di classici abbinamenti della cucina giappo, rivisti in chiave brasiliana. I gusti sono particolari e spesso tendenti al piccante, senza per questo far ricorso al wasabi. Personalmente mi è piaciuto molto, anche per l’ambiente ed il servizio.
Apericena
Lo so. In tantissime cose sono lo stereotipo del milanese imbruttito. In alcune addirittura mostro un inquietante lato snob e un fastidioso complesso di superiorità meneghina. Tutto vero. Sono proprio una brutta persona. Però non posso farci niente: quando sento il termine “apericena” non riesco a mascherare il mio disgusto. A Milano l’apericena non esiste. C’è l’aperitivo. Punto. Al massimo l’happy hour. Punto. Ti abbuffi più a meno a seconda dei posti ma non hai bisogno di esplicitare con un termine orrendo il fatto che non è proprio una cena ma non è che ti bevi solo qualcosa con due patatine. Lo accetto, storcendo il naso, lontano da Milano. Perchè, si sà, il milanese è colonialista e quindi vorrebbe che quello che si fa a Milano fosse universalmente riconosciuto. Quindi vorrei che fosse come qui un po’ ovunque. Però se qualcuno a Milano usa il termine apericena… è proprio un Giargiana! 🙂
Quando la realtà eguaglia le fantasie più assurde
In una puntata di The Big Bang Theory, due dei protagonisti acquistano due action figure che sarebbero dovute essere a loro immagine. Non soddisfatti del risultato, si comprano una stampante 3D e se le fanno da soli. Assurdità di un sit com che parla di Nerd? Neppure troppo visto che in zona Brera ho trovato un negozio che fa proprio questo. A quanto ho potuto vedere, realizzano statuette personalizzate. Non ho avuto la faccia di bronzo di entrare a chiedere il costo ma, visto dov’è posto e visti gli impianti che servono, non penso sia a buon mercato. Non arriva alla fine dell’Expo secondo me…

Non vorrei passare per complottista
Non vorrei passare per complottista. Anzi, ho cercato informazioni per sfatare possibili leggende metropolitane in merito ma senza riscontro. Mi restano le congetture ma intanto partiamo dai fatti.
Da qualche mese ho notato che i tombini di Milano sono stato tutti segnati con bolli colorati di vernice spray. Prima l’ho notato in qualche zona ma ora questa mappatura pare completa. Il motivo? Una sorta di censimento di canali e canaline sotterranee. Cosa che non sarebbe male visti i recenti problemi di esondazione del seveso. Oppure gli alieni stanno preparando delle vie per invaderci tutti, ovviamente dopo averci sottomessi con le scie chimiche lasciate dagli aerei…
Afghan chi?
La mia cultura musicale non è proprio a zero ma non è neppure buona come mi piacerebbe. Il 7 Luglio andrò al concerto di John Fogerty, l’ex cantante di Creedance Clearwater Revival, che io continuo erroneamente a chiamare Stillwater… Oggi parlando con due persone totalmente diverse, che non si conoscono, accomunate solo dal fatto che gli riconosco una conoscenza musicale di un certo livello, mi dicono che quella sera saranno a vedere gli Afghan Wings. La mia reazione è stata “gli Afghan chiiii???”
Allora mi sono un po’ documentato su youtube. Mmm non lo so se è il mio genere.



