Archivio dell'autore: Puck74

Che Barba!

 

A questo giro con la barba ci sto prendendo gusto. Quindi sarebbe anche il caso che iniziassi a curarla un po’ meglio. La diffusione degli hipster ha Milano ha fatto sì che i “barbieri” siano tornati in auge. Per la pausa pranzo di giovedì ho quindi prenotato presso uno di questi saloni per farmela sistemare come si deve. Vediamo un po’ cosa salta fuori… Qui sotto il link del locale.

 

Sorgente: Shaves, beards & moustaches

Il lato A. Il lato B

Quando sono partito per Parigi, avevo in mente di proseguire con la conoscenza del lato B della città. Quello un po’ più fuori dai classici percorsi turistici. In parte ce l’ho fatta, in parte però ho svoltato verso  mete più classiche, anche se di una certa levatura culturale. Come dimostrano i miei precedenti post dedicati alla “fruizione musicale”, sono andato a vedere molte esposizioni. Sono partito il primo giorno alla nuova Filarmonica (tra l’altro un palazzo stupenda) con “Chagall e la musica”, dove ho scoperto tutta una sua attività di costumista di teatro e balletto che ignoravo. Il giorno dopo mi sono tolto lo sfizio di visitare il D’Orsay da cima a fondo, compreso un mezzo allarme per uno zaino lasciato incustodito, e il Museo Rodin, che non ero riuscito a vedere l’ultima volta colpa il giorno di chiusura. Ho proseguito poi con la Cattedrale di St. Denis, dove sono sepolti molti reale di Francia ma ho visitato anche il limitrofo quartiere/paese, tristemente assurto agli onori della cronaca (nera). In effetti è una zona dove sono evidenti diverse problematiche. Ho poi visitato l’istituto europeo di fotografia (diciamolo, la forma d’arte che capisco un po’ meglio che apprezzo sicuramente di più). Il sabato sono salito su Notre Dame, ho fatto il brunch in un locale molto trendy, a quanto mi dicono, (La recyclerie), ho visitato un quartiere africano di cui ignoro il nome (si veda la foto sotto) e infine ho concluso con un’ultima mostra fotografica. Insomma… Sono stati giorni intensi, divertenti, in ottima compagnia è decisamente stimolanti.

Registrazione di un servizio tv davanti ad una sarto. “trendy” in un quartiere prettamente di immigrati africani

 

Quiz domestico

Un single va a fare la spessa. Vede delle patate da fare al forno e decide di comprarle. Il suddetto single non è un fesso e sa che le patate vanno tenute lontano dalla luce diretta. Decide quindi di mettere la confezione dentro la credenza. Il suddetto single ha la memoria di un organismo monocellulare e si dimentica dei citati tuberi. Domanda: cosa trova quando finalmente se ne ricorda? La risposta nell’immagine:

  

Parigi in solitaria

A parte quando ci venni in gita scolastica agli inizi degli anni novanta, è sempre capitato venissi a Parigi da solo, ancorché a trovare degli amici che abitano qua. Questo nonostante le mie ultime storie meritevoli di questo nome, siano tutte legate a un qualche modo a questa città. Venire a Parigi da solo è come andare a Praga con la fidanzata, cosa peraltro fatta e che non avrebbe comunque cambiato la mia interazione con le fanciulle locali, che sarebbe stata nulla. Girare per la capitale francese da solo, passando tra musei, stazioni e chiese, con la musica in cuffia, ha un non so che di affascinante e interessante. Non nego che questo sia vero ma penso anche che amplifico questa sensazione, perchè in fondo sono nella città dell’amore e devo fare un po’ come la volpe e l’uva.

  

A spasso per una Parigi prettamente Uggiosa 

Ovvero: pensieri sparsi, raccolti male, usciti dalle diverse giornate in giro per Parigi (ma che non meritavano, a mio insindacabile giudizio) di essere sviluppati all’interno di un post tutto loro.

– i parigini hanno alcune abitudini per le quali sono molto più imbruttiti dei milanesi. Sulle scale mobili si distinguono tra chi cammina e chi corre. Chi si ferma è perduto.

– la regola d’oro delle all stars bianche vale anche qua.

– le donne francesi raramente si fanno le sopracciglia e sospetto una loro parentela col front man del mio gruppo preferito…

– i parigini, sia chi lavora nei locali che quelli coi quali ho avuto modo di interagire per strada, li ricordavo molto più scostanti e meno cordiali.

Lo so, non è molto come considerazioni, ma considerate appunto che sono quelle residuali rispetto a quelle diventate post veri e propri 🙂 Ne ho ancora un paio già pronti ma ve li proporrò nei prossimi giorni. Ora sono in aeroporto che aspetto il mio volo, con le canoniche due ore di anticipo, per sentirmi a posto come uomo ansioso 🙂

 

Ricevere complimenti in giro per il mondo

Quando giro per il mondo ormai c’è una costante: ricevo complimenti sempre per lo stesso motivo.

Per la mia bellezza e il mio inconfondibile fascino italiano? Eh magari!

Per la mia padronanza delle lingue che mi cosentono di destreggiarmi in qualsiasi situazione? Eh no, purtroppo!

Per il mio zaino di Originale di Wimbledon? Ebbene sì. Essendo un prodotto così di nicchia è quasi una testimonianza che io ci sono stato. Che tu sia l’impiego ti del guardaroba di un museo di Wellington, un turista americano a Las Vegas o, come ieri, il commesso di un Levi’s store di Parigi, sentirai il bisogno di attaccare bottone per complimentarti e provare a parlare di Tennis. Peccato che per il fatto che, per il punto due di cui sopra, la mia interazione è sempre minima.

 

Metro parigina vs londinese

La metropolitana parigina è quella londinese hanno diversi punti in comune. Sono entrambe molto vecchie e coprono in modo molto capillare la pianta della propria città. La loro età però presenta anche delle problematiche che metropolitane più recenti non hanno. Il principale è legato al fatto che sono difficilmente accessibili ai disabili. Quella parigina ancor più di quella londinese è un tortuoso sali scendi di gradini, solo raramente accompagnate da scale mobili. Un altro drammatico punto in comune è quando si trova una discesa per una fermata, non è detto che la banchina sia così vicina. Per esempio Chatelet… Si può vagare a lungo in tortusi cunicoli prima di arrivare al punto desiderato. 

  

 

Della fruizione museistica 3 (e poi basta)

Concludo la trilogia di post sui vari pensieri che mi sono passati per la testa durante le numerose visite ai museo che ho fatto in questa trasferta Parigina. 

Una cosa che mi ha sempre fatto molta invia, quando vado a una mostra, è vedere gli studenti, in genere di Belle Arti, che fanno i loro schizzi guardando un quadro o una scultura. È un modo che trovo molto affascinante di godere l’arte, di fissare a modo tuo quello che questa opera ti trasmette. Io al massimo posso fissarlo nella memoria. Il che vuol dire, conoscendo la mia memoria, che posso al massimo prendere degli appunti sulle sensazioni che un’opera mi trasmette.

Comunque invidio chi ha questa possibilità di fissare così un ricordo, anche perchè sono sempre in genere un filo geloso di chi ha delle doti artistiche, dato che io ne sono piuttosto sprovvisto.

studenti al museo Rodin