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Pillole per l’ego

Sono sempre diffidente nei confronti dei complimenti ma se c’è un argomento sul quale sono più incline a pavoneggiarmi (a torto o a ragione) E per il quale posso “accettare” complimenti è lo scrivere. Lo so, faccio tanti errori di battitura (in parte per colpa dei correttori automatici) e metto la punteggiatura un po’ ad minchiam, ma è così. Di recente ho avuto due situazioni che mi hanno fatto entrare in modalità Super Self Confident. Prima di tutto il Meglioli ha pubblicamente ringraziato per l’apprendimento del suo lavoro che ho mosso da queste pagine. Il che, forte di un rimando diretto dal suo sito, ha incrementato non poco le visite per un paio di giorni. Più articolato e motivato il vanto per un’altra situazione. Da tempo avevo l’idea di scrivere un ebook sulla mia esperienza di recensore di videogiochi negli anni d’oro di quel settore. Il progetto alla fine non era fattibile perché non avevo abbastanza materiale. Il primo brano che scrissi l’ho però trasformato in un articolo che è stato pubblicato su Lega Nerd. Ha avuto un discreto successo e soprattutto i commenti mi hanno dimostrato che sono riuscito a trasmettere quello che mi ero prefisso. Per chi non l’avesse ancora letto: Scrivevo col C1 text. Insomma, ad autostima in questo periodo sono messo bene. Almeno nelle facezie.

Nato ai bordi di periferia…

…dove i tram non vanno avanti più.

Così cantava Eros Ramazzotti quando andavo alle medie. Scuole medie di periferia perché lì è dove sono nato, sono cresciuto e ancora vivo. Anche se ho dovuto mettere I n piede fuori Milano. Mi è capitato di recente di discutere sui pro e sui contro del vivere in centro rispetto a zone più defilate e mi sono trovato quasi stupito di quanto io preferisca la periferia. Un po’ per ceto sociale un po’ per abitudine e comodità. Motivazioni pratiche? Gli spazi, la comodità uscire da Milano senza perdere un’ora, un po’ di verde, la comodità dei superstore. Certo nelle mie convinzioni sono certamente influenzato dall’esser cresciuto in un quartiere, il gallaratese, che non ha mai goduto di una buona fama (retaggio più degli anni 60 che di una situazione attuale) ma che reputo comunque una delle migliori periferie di Milano. Certo, un po’ Tamarra ma se vogliamo meglio così che l’altezzosa supponenza del centro. A riguardo… Ecco qua:

 

Il mercato non perdona – 2

C’era una volta in piazza Virgilio (in centro a Milano, tra Cadorna, Conciliazione e Santa Maria delle Grazie) una panetteria classica, di quelle che sono uguali da decenni. Panini, focaccine, qualche panino per la gente degli uffici e l’immancavile frigo per il latte e qualche bibita fresca. Un giorno dall’alta parte della piazza aprirono un’altezzoso fornetto. Stile minimal, panini bio o comunque non il solito pane, muffin e torte in stile americano. Bello ma tra me e me non gli davo un anno di vita. Ben presto le quantità sui banconi hanno cominciato ad assottigliarsi, non perché ne vendessero molte ma perché ne facevano poche perché se no gli rimanevano sul groppone. Poco più di sei mesi e quello che ne resta lo vedete nella foto qui sotto. Inutile dire che la storica e poco trendy panetteria continua tra alti e bassi (come tutti) la sua attività.

Espressioni imbruttite

Oggi in tram avevo a fianco una chiassosa e boriosa ragazza pseudo alternativa. Parlava con un amico/collega sedicente fotografo (come lei) e ha snocciolato una serie di espressioni che più che da Milanese Imbruttito erano da persona che vuole atteggiarsi frequentate certi ambienti. Il più odioso neologismo usato era “accaventiquattro”, seguito a ruota da “upgradare” (pronuncia apgreidare) applicato all’aspetto fisico di una persona.

Milano mi piace ma se vivessi altrove probabilmente riuscirei a fare a meno di certi siparietti. Domandone: ma vorrei farne a meno?

Polizia va carabinieri

Qualcuno di voi si è mai interrogato su quali siano le differenti competenze da polizia è carabinieri? Se sì, ha trovato una risposta. Se sì, cortesemente me la spiegherebbe? 

Personalmente non ho mai capito la differenza, fatto salvo che uno dei due corpi ha le auto immatricolate come Esercito Italiano e l’altro come vetture normali. Lì ho sempre visti come una duplicazione figlia della storia dell’unità d’Italia e del nostro precedente frazionamento. 

DAB+

Già di recente vi scrissi del tramonto dell’analogico rispetto al digitale. In questi giorni mi è venuta voglia di esplorare una tecnologia non molto conosciuta qui da noi ma che secondo me è interessante: la radio digitale. Così come la tv, ora anche i segnali radio sono diffusi digitalmente. Ok, sulle nostre tv lo vediamo sempre che ci sono i canali radio ma non tutti sanno che ci sono apparecchi radiofonici studiati espressamente per ricevere questo tipo di segnale invece dei classici AM/FM. I pro e i contro sono sempre gli stessi: non esiste il segnale distorto, o si sente o non si sente.

Sto monitorando alcuni modelli su Amazon, soprattutto questo. Vi saprò dire se mi scatta l’acquisto…

Ps ma che razza di marca è Ditalio?

Tutti pazzi per il Vietnam (o la Cambogia, che è uguale)

Oggi mi sono fatto del male (morale ed economico) e sono andato a pranzo da California Bakery in via Larga. Tralascio le solite considerazioni sul costo in termini assoluti: andando lì sapevo quanto avrei speso e cosa avrei mangiato. Mi soffermerei sul people watching, valore aggiunto che bramavo ma che è andato al di là delle più rosee aspettative. A parte il fatto che sono stato posizionato nella zona cucina-cessi, a fianco a me avevo una tavolata di milanesi-trendy-imbruttiti-figlidipapà-giovaniprofessionisti. Svettava sul gruppo il maschio alfa, palestrato, fascino canaglia e parlantina sciolta. Parte con un aneddoto su un incontro con un locale sulla spiaggia in un recente viaggio in Vietnam/Cambogia (i due paesi sono stati egualmente citati nel corso del racconto). Toccanti storie di universi lontani che si incontrano e comunicano a gesti, conclusi col locale che svanisce nell’orizzonte remando sulla sua zattera. Bla bla bla. Segue monologo sulla casa che sta per prendere e che è esattamente dove la vuole da oltre dieci anni. Ulteriore monologo sull’auto che sta per prendere: una bmw ma, attenzione, o la serie sei nuova o la serie cinque ma solo quella del ’98. Chiacchiericcio vario sparlando degli assenti e si conclude con la discussione su dove uscire a cena stasera. Un maschio beta propone un paio di posti ma lui, da vero M.I. lo incalza “ma non hai qualche posto nuovo? io voglio posti nuovi!” e a questo punto la chicca… il ristorante vietnamita. Il maschio alfa è visibilmente eccitato “ma c’è un altro ristorante vietnamita a Milano?” (oltre a quello che ovviamente alfa conosce già) “…e ci sei andato a mangiare senza di me???”

Eh anche oggi California Bakery valeva il prezzo del biglietto.

La mia lotta con le lampadine a basso consumo

In salotto ho da sempre una lampada a piantana. Qualche mese fa si sono rotte entrambe le lampadine, che presentano uno strano attacco a due perni. Da lì si è aperta una vera soap opera per la loro sostituzione. Partii andando da mediaworld e comprando delle lampadine a basso consumo Samsung. Sbagliai però l’attacco e cerco ancora di piazzarle a qualcuno che ne abbia bisogno. Poi su di un sito cinese di tecnologia trovai quelle giuste in versione led ad un prezzo stracciato. Per inspiegabili motivi l’ordine rimase inevaso per due settimane e allora lo cancellai. Sempre convinto della scelta green, andai all’Esselunga cercandole sempre led e trovandole anche ad un buon prezzo. Arrivato a casa però scoprii un problema: la mia lampada ha il regolatore d’intensità e a quanto pare le lampadine led (o almeno quel modello) quando erano al minimo risultavano sempre accese, cosa che con le lampadine ordinarie non avviene. Queste invece riesco a piazzarle a mia madre, che ne stava per acquistare due giusto così. Ci riprovo. Vado al Grancasa convinto di prendere quelle vecchio stile ma… costano di più di quelle a risparmio energetico (ma comunque non led). Ok… va bene… prendo quelle… Risultato: si accendono, si spengono ma… non hanno l’intensità variabile. Per ora me le faccio andare bene così…