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31/7 prima parte: i vermi luminosi

Il 31 luglio si sapeva che sarebbe stato uno dei giorni top della nostra vacanza. La prima tappa è stata alle caverne di Waitomo, famose per i vermi fluorescenti. In realtà di tratta di larve che in effetti sono luminose al buio. Vivono attaccate al soffitto della grotta in una sorta di amaca, rilasciando un filamento con cui attirano gli insetti di cui si cibano. Detta così sembra una cosa raccapricciante ma in realtà è spettacolare. Dopo una prima parte del tour in cui ti mostrano un paio di stanze con stalagtiti e stalagmiti, si sale su una barchetta dove, nel buio più totale, si entra in questa area dove si vedono i vermi. Una sorta di volta celeste al coperto, che lascia davvero senza fiato. Per ovvi motivi non si potevano fare foto (e neppure sarebbero venute). Vi metto quindi una foto dal sito ufficiale, un po’ artificiosa nella costruzione ma che rende bene l’idea dello spettacolo.

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Viva Roto Vegas!

Arrivo al termine di una giornata densissima, forse la top del nostro itinerario, nella ridente Rotorua. Ci rimarremo due notti, visto che è una zona vulcanico-termale, oltre ad uno dei maggiori centri della cultura maori. Apro quindi la mia guida del National Geographics per capirci meglio: “… Qui è possibile dedicarsi a quasi tutte le attività offerte in Nuova Zelanda” consultiamo anche le altre guide a disposizione nel gruppo e scopriamo che addirittura c’è chi la chiama Roto Vegas. Perplesso, mi sposto per cena in centro. Con molta fantasia la via coperta della foto può ricordare la Freemont Street ma anche concedendo le attenuanti generiche delle diverse dimensioni, direi che il soprannome è quantomeno azzardato…

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Hamilton

Ore 6:45. Suona la sveglia.
Dormire in un letto a due piazze, che sembra a tre, ma svegliarsi con una parete parallela al proprio corpo. Accorgerai che nel sonno ci si è girati di 90 gradi.
Andare in bagno ed avere in testa “cartoni animati giapponesi” degli Elio e le storie tese. Farai delle domande. Ascoltarla prontamente sull’iphone e capire che quell’album rimarrà inarrivabile.
Affacciarsi alla finestra della propria stanza, al quinto piano dell’Ibis hotel di una cittadina che sembra molto americana e vedere in un parcheggio (quello che nella foto è in basso al centro) un tipo sui cinquant’anni che fa tai chi ma non fare in tempo a fotografarlo. Capire che la giornata, che pure ha un programma intenso, si preannuncia alquanto particolare.

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Io abiterei a Peropero

In questi primi giorni nello stivale dell’emisfero sud, soprattutto coi primi giorni on the road, mi sto accorgendo di alcune cose sulla “toponomastica” maori. Molti paesi che presentano nomi di origini isolana sono formati da un’espressione che si ripete tutto o in parte. Kerikeri, Kawakawa, Ngurunguru sono solo alcuni esempi. Il mio ameno paesello, se fosse qua, sarebbe quindi Peropero.

Incidenti diplomatici

Partiamo bene. Dopo ore e ore di viaggio mi presento alla dogana dell’aeroporto di Auckland. Al controllo documenti già mi fanno un terzo grado per capire se sono effettivamente in vacanza o se voglio trasferirmi qua di nascosto. Ok, ci sta. Poi si passa alla parte dei controlli bagagli. Come negli Usa, anche qua ti fanno compila un foglio con delle domande. L’argomento principale non è tanto il proprio passato, come nel caso dell’immigrazione negli States, quanto quello che di portata con se, soprattutto alimentari. Non avendo niente io barro tutte le caselle “no”. Arrivato al dunque vengo però pesantemente cazziato. Portavo degli scarponcini da trekking e avrei dovuto dichiararli ma soprattutto la suola non era perfettamente pulita (un paio di sassolini nella suola e del residuo da neve asciugata). Ammiro e capisco anche la loro attenzione per la tutela della biodiversità e infatti, trincerandomi un po’ dietro la mia poca conoscenza dell’inglese (diciamo che enfatizzo un po’ questo punto anche oltre il reale…), indosso la mia faccia contrita migliore, sfrutto la mia faccia da bravo ragazzo e me la cavo con un “mi raccomando la prossima volta” da parte del fermo ma comunque sempre cordiale doganiere.

30 ore

Come riempire un viaggio di circa trenta ore?
– due pranzi, due colazioni e uno snack, tutto in volo
– cinque film (Capitan America 2, Hunger Game 2, Saving Mr Banks, Lego Movie, divergence)
– wifi acquistato durante il volo
– svariati litigi per registrarsi con svariati free wifi in tre continenti
– innumerevoli tentativi di dormire, riusciti solo in parte
– tentativi di comunicazione con un vecchietto neozelandese simpatico ma non troppo della quale.
Comunque ora sono qua. Nella terra dei maori.
Nell’immagine di (recente) repertorio: una selfie sonnolente in volo

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Primo indizio

Ciao parto. Chi mi frequenta sa dove vado. Per gli altri inizio a lasciare una serie di indizi. Il primo dei quali è la foto qui sotto. Pregherei chi sa da tempo la risposta di non spoilerare 🙂

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Ho una percentuale di Giargiana

Se c’è una cosa in cui NON sono milanese imbruttito è l’anticipo nell’arrivo in aeroporto. Non posso farci niente. Sono in tutto un maniaco del l’anticipo, anche se sto migliorando evitando certi eccessi del passato, quando però c’è di mezzo un volo internazionale vado sempre in tensione e finisco per arrivare in aeroporto troppo presto. Poi faccio il check in, il controllo documenti e mi rilasso. Finalmente.