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Alta tecnologia
Oggi su facebook guardavo l’annuncio per la vendita di un Commodore 64. Quello (o un amiga 500) mi sa che prima o poi me lo piglio… Comunque, non divaghiamo. Il computer in questione è un ottimo stato, compreso di scatola e tutto. Una delle foto a corredo dell’annuncio ha scatenato un vecchio ricordo.
Quando ero alle elementari, passavo con la mia famiglia l’estate in Trentino e ovviamente mi portavo dietro il Commodore. Ai tempi le linee elettriche non erano il massimo in termini di sbalzi di tensione, così come il Commodore è un bell’oggettino ma pur sempre degli anni 80. Il trasformatore era dotato di uno sportellino, che si apriva per consentire di cambiare il fusibile, parte che con gli sbalzi di tensione saltava spesso. Una scatola di fusibili era quindi indispensabile per una vacanza serena. Bei ricordi.
Tamarritudine anni 80
Ma quanto era tamarra la musica italiana anni 80? Soprattutto quella di derivazione sanremese.
Emblematico che poi molti di questi motivi siano finiti, ben più tardi, come cori da stadio.
Dagli anni 80 con furore: cenere magica
Come già detto, da giovedì sono di nuovo un felice possessore di Pt Cruiser. Al colmo dell’esaltazione ho fatto una cosa che non faccio mai: prendere un deodorante per auto. Dovendolo scegliere, sono andato di reminescenze anni 80 e mi è tornata in mente la Cenere Magica. Chissà se esiste ancora e chissà se esiste allo stesso aroma, mela verde, che ricordavo. Detto fatto, esiste ancora. Per ora il mio Pt profuma di frutteto.
I temibili anni 80 vs i fantastici anni 90
Per strani salti di youtube, mi sono imbattuto in questo video con le hit del 1980 in italia (ci sono di molti altri anni di quel periodo).
Fa molta impressione la differenza qualitativa tra i titoli italiani e quelli stranieri. Quello di Bosè al secondo posto (per la cronaca, per me è in quota alla canzone italiana) per me non se lo ricorda neppure lui d’averlo cantato.
Poi ho preso una classifica a casa degli anni 90. Se eslcudiamo le derive dance (datura, usura etc) neanche da mettere. Sono decisamente un figlio degli anni 90 musicalmente (anche se pure lì c’erano dei bei mostri… qualcuno ricorda Dur Dur d’etrè bebè?)
Il primo panno verde non si scorda mai
Il panno verde è sinonimo di gioco d’azzardo, di locali fumosi, carte e finches.
Per quelli della mia età, per molti anche più maturi, per qualcuno di più giovane, il primo panno verde è stato molto diverso.
Ieri sera ero alla presentazione di un libro in un bell’ostello nel centro di Milano. Posto di cui ignoravo l’esistenza fino a qualche giorno fa. Questa però è un’altra storia di cui magari parlerò in un post ad hoc.
La presentazione era nel locale comune dell’ostello, posto nel seminterrato.
Stavo per imboccare le scale per uscire quando eccolo lì, appeso tra una chitarra e un calcetto: il panno del subbuteo! Quanti ricordi. Un po’ liso ma stupendo, steso e fissato su una tavola di compensato, come succedeva a chi era fortunato e aveva un posto dove riporlo. Altri, come il sottoscritto, lo stendevano solo quando lo usavano. Il risultato era un campo pieno di dossi, in corrispondenza delle pieghe. Non ho potuto fare a meno di fargli una foto.



