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I have a dream – aka la cover che vorrei

Oggi, lavorando, ascoltavo la mia playlist dedicata allo ska italiano. Alché ho avuto un orrido desiderio: non sarebbe male se gli Jalisse facessero una cover de “abbiamo vinto il festival di Sanremo” degli Statuto… ci sarebbe, se non altro, della grande autoironia.

Ps in un mondo perfetto, io sarei un Mod.

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Arrivedorci ?

In genere scrivo sempre post entusiastici sugli Elio e le storie tese. Non oggi. Non dopo la loro partecipazione a Sanremo che, per la prima volta, non ho filato di pezza. Questa storia dell’addio l’hanno gestita (e la stanno gestendo) proprio male. Ero a Londra, entusiasta con molti altri, mentre loro sul palco registravano il messaggio che annunciava l’addio. Ho preso il biglietto per il loro concerto d’addio, fissato prima per maggio e poi spostato a dicembre. Ho ascoltato, con piacere, quello che doveva essere l’ultimo singolo.

Poi sono arrivati l’annuncio del tour (che, ad oggi, dovrebbe concludersi in una località di secondaria importanza, quindi credo che manchi ancora qualcosa), l’ultimo cd ci altri due “ultimi singoli” e la partecipazione a Sanremo.

Io non so cosa ci sia dietro allo scioglimento. Ho le mie teorie ma me le tengo per me. Però questa volta l’hanno gestita davvero male.

Il giorno che cambiò Sanremo (che rimase uguale)

Sanremo si avvicina. Da quello che posso leggere sarà un’edizione del tutto piatta e che non lascerà segni nel panorama musicale italiano. Come spesso è accaduto. Ci sono stati però momenti in cui qualche barlume di originalità si è vista. Ok, sono di parte. Lo so, ma ho sempre quel malcelato complesso di manifesta superiorità

Non ho l’età

Stamattina, valutando i postumi sul mio fisico di una serata alcolica ma neppure a livelli assurdi, mi è tornata in mente questa canzone di Gigliola Cinquetti.

Mi sono così trovato a pensare tra me e me (tra le mie diverse personalità si svolgono alcuni dei dialoghi più interessanti che abbia mai fatto e di questo c’è opinione unanime di tutti gli intervenuti alla conversazione) sul fatto che negli anni 60-70 ci fossero testi anche molto più espliciti (e meno volgari) di quelli di oggi. Ok, forse questo non è proprio l’esempio più lampante della cosa, però sono abbastanza convinto di questo.

Vabbè, vado a farmi un secondo caffè e vi lascio col video.

(ps ho scelto il video senza sentirlo, perchè il mio pc dell’ufficio è al momento afono, spero la qualità sia buona)

 

Arterio ma Coerente

Di Sanremo 2016 ho visto davvero poco. Una sera però, scanalando, mi capitò di ascoltare una ragazza della sezione giovani e mi piacque subito, al punto che il giorno dopo scaricai  da iTunes la sua canzone. Si trattava di Chiara Dello Iacovo.

Stamane, a letto, sfogliavo pigramente i “ricordi” suggeriti da Facebook. Mi sono accorto con stupore e un po’ di piacere di aver già scritto, nell’aprile 2015, un pezzo su di lei. Sicuramente sono smemorato ma come gusti sono sicuramente coerente.

Ecco comunque la canzone sanremese:

 

“Non sono un uomo vissuto, sono un uomo che vive”

 Ieri gli Elio e le Storie Tese cantavano a Sanremo (ci sarà tempo per parlare della loro canzone in un’altra sede) e quindi ho provato a vedere quanto resistevo guardando il Festival, in attesa della loro esibizione. Passano le prime due Nuove Proposte, tutto sommato carine (la prima era anche tipa molto Puck…). Parte la seconda sfida e canta tale Irama. Quando nel testo (scritto da lui) sento “non sono un uomo vissuto, sono un uomo che vive” il vaffa e il cambio di canale si stati istantanei e simultanei. Di Sanremo avevo già visto abbastanza…

Per vedere Elio mi sono affidato ad un mix di zapping e segnalazioni degli amici via web.

Sorgente: Analisi/ Testo “Cosa resterà” brano di Irama, Festival di Sanremo 2016

Che poi non erano male…

Oggi mi sono svegliato con questa canzone in testa. Da Sanremo 1990 i Ricchi e Poveri con Buona Giornata. Un po’ trash, un po’ anni 80, un po’ già anni 90, un po’ (tanto) Earth Wind and Fire. Chissà come mai mi è venuta in mente… Forse perchè… la soluzione dopo il video originale…

 

Forse perchè gli Elio e le storie tese già la cantarono lo stesso anno facendone un mix con la sigla di Mork e Mindy (Feiez ci manchi sempre… Forza Panino)

La ripresero poi anche nei mitici Lugano Tapes, che per me segna una svolta nello stile dei loro live.

Tra l’altro questo medley dovrebbe un attimo zittire gli espertoni musicali da bar sport i cui miti musicali non saprebbero suonare una cosa del genere neppure dopo vent’anni…

C***O più rivedo questo video e più mi prostro adorante davanti al monitor. Ora e sempre MANIFESTA SUPERIORITA’

Don’t Deny

 

L’Eurovision Festival, o Festival Europeo della Musica, o Festival dell’Eurovisione, è un’amena e spesso agghiacciante competizione canora che vede un rappresentante per ogni paese europeo (o quasi). Molto in voga nei paesi dell’est, che spesso lo ospitano. La scelta di chi debba partecipare varia da paese a paese. Per esempio l’Italia manda sempre qualcuno che ha partecipato all’ultimo Sanremo. L’Armenia, che celebra quest’anno il centenario del suo genocidio negato, ha pensato di approfittare anche di questa occasione per far sentire la sua (flebile) voce. Farà partecipare un gruppo creato ad hoc per l’occasione. Sei membri, uno per ogni continente del mondo (a simboleggiare la diaspora) e uno dall’Armenia. Il brano sarà Don’t deny, ovvero non rinnegare, chiaro riferimento al negazionismo generalizzato su questo triste evento storico, di cui più volte ho parlato sul mio piccolo blog.

Eurovision 2015: l’Armenia porta i Genealogy!.

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