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Voglia di Wimbledon
Col biglietto del volo già in tasca, l’albergo prenotato ma (ovviamente) non il biglietto per entrare, la mia annuale febbre per wimbledon comincia a salire.
Per tenerla un po’ alta, ecco un bel siparietto di Fognini dall’edizione 2013.
Progetto Wimbledon 2013

Nel 2011 io e il mio omonimo rhodense avevamo in tasca i biglietti per l’Hard Rock Calling. Prendemmo il volo un giorno prima del dovuto e su ticketmaster provammo a prendere i biglietti per Wimbledon. Ci riuscimmo.
Nel 2012 ci riprovammo, rischiando un po’. Prendemmo i biglietti dell’aereo con mesi di anticipo e poi, quando vennero messi in vendita i biglietti last minute (per la cronaca, gli unici possibili senza passare attraverso la lotteria, almeno su certi campi) provammo. Il venerdì ce la facemmo, il sabato no.
Quest’anno, orfano dell’omonimo, ho in programma di andare con altri quattro amici. La prima sessione di biglietti online, per la quale non nutrivo molte speranze, è andata male. La seconda è domattina alle 10. Vedremo.
Alla peggio stiamo pensando di svegliarci all’alba e provare a fare The Queue per il Ground Ammission, l’accesso a tutti i campi minori. Vedremo come andrà a finire… incrociate le dita per me.
Olimpiadi – 1 agosto: l’erba del vicino è sempre più verde
Giornata dedicata al tennis, quindi Wimbledon. Tralascerò in questa sede di commentate la deludente giornata dei colori azzurri, salvati solo dal doppio misto Vinci Bracciali. Parlerei invece, con un po’ di snobbismo delle differenze tra il Championship e il Torneo Olimpico. In pratica di uguale ci sono gli impianti, intesi come spalti, le fragole con la panna e lo champagne bar (che comunque non frequento). Il resto è tutto in tono decisamente minore. Prima di tutto lo stato dei campi: poche settimane dal torneo del grande slam non hanno consentito all’erba di tornare in buono stato e dopo pochi giorni la situazione è peggiore di quella alla fine di Murray Federer. Poi gli addetti, che solo in parte sono i soliti. Ok, capisco i volontari ma una netta differenza si nota. L’ingresso sui campi minori è un’anarchia e anche sui maggiori qualche disservizio si nota. Poi i raccattapalle. Il militaresco e regale ordine a cui Wimbledon è abituato e una chimera. Disordine, caos palline, nessun sincronismo. Però una cosa positiva l’ho notata e spero sia solo un caso: non mi ero mai accorto che al Championship i raccattapalle fossero così “pallidi”. Forse perchè vengono dalle scuole tennis inglesi e qui da tutti i volontari ma la mescolanza etnica alle olimpiadi è nettamente maggiore. Insomma, tutto bello, tutto insolito ma a luglio ridatemi il vero wimbledon!
Qualcosa a cui non si puo’ rinunciare
Wimbledon per il torneo olimpico ha fatto molte importanti concessioni. L’orrido fucsia, i match al meglio dei tre set e le maglietta colorate. A qualcosa però non si può rinunciare. Ecco che allora a fianco delle cibarie ufficiali che so trovano in tutti i siti olimpici, rigidamente standardizzati, appaiono le fragole con panna e il Pimm’s
Quando la tradizione si piega: Wimbledon
Sarò un purista ma… penso che il comitato olimpico avrebbe potuto fare uno scempio minore di Wimbledon, imponendogli magari una scelta cromatica meno estrema…

Lo spirito di Wimbledon
La prima volta non si scorda mai. Così credevo avrei vissuto emozioni meno forti la seconda volta in cui avrei varcato il cancello del mitico circolo e invece… Diciamo subito che speravamo di trovare i biglietti per due giorni e invece li abbiamo trovati solo per il venerdì. Poco male, dirò impersonando la volpe che non raggiunge l’uva, il programma del venerdì era nettamente migliore. Così ci siamo visti il doppio della Pennetta e Schiavone, Malisse contro Verdasco e la Giovane italiana Giorgi. Il tutto mescolato con spizzichi e bocconi suo vari campi e col finale di federer sulla mitica collinetta, visto sul maxi schermo assieme a migliaia di persone. Tornando in stanza felice sono pure andato a vedere il campeggio di quelli che passano la notte lì per prendere i biglietti il giorno dopo. Un’esperienza che voglio fare! Wimbledon resta inarrivabile per qualsiasi altro torneo di tennis.
London calling
Eccoci qua. Ieri è stata una lunga giornata. Per metà lavorativa e poi il trasferimento a Londra. A gatwick sembrava fosse arrivato il mondo in quel momento? Se è questo l’antipasto olimpico siamo a posto. Comunque siamo riusciti a superare gran parte della coda al controllo documenti grazie alle postazioni automatiche dedicate al passaporto elettronico. Diciamo che in estrema sintesi sono dei tornelli elettronici con riconoscimento facciale. Hotel al di sopra delle aspettative: in stanza ben tre letti singoli e tanto spazio in più rispetto a quanto eravamo abituati nella stessa zona al medesimo prezzo. Da bravi abitudinari, giornata conclusa al solito pub a Queensway a vedere l’Italia irridere ancora i teutonici paladini dello spread. Domani Wimbledon!




