Archivio dell'autore: Puck74

Abbandonato dai miei miti?

Io non sono mai stato un grande “fan”, probabilmente per la mia incapacità di votarmi totalmente ad un argomento fino al punto di diventarne “fanatico”. Ci sono giusto poche eccezioni: gli Elio e le Storie Tese, la Cremonese (che però non vedo dal vivo da qualche anno) e Flavia Pennetta (la cui autobiografia giace intonsa da qualche anno sulla mia mensola). Se di recente la tennista barese mi ha regalato gioie e dolori, con la sua vittoria agli Us Open e l’istantaneo annuncio del ritiro, ora sono gli Elii a destarmi qualche preoccupazione. Il fratello segreto di Bergomi ha infatti rilasciato di recente un’intervista in cui dichiara che l’album in uscita potrebbe essere l’ultimo, così come il conseguente tour. Non ci credo fino in fondo ma è una cosa plausibile. L’età, i progetti individuali, l’assenza di Rocco Tanica (dissidi? Salute?) dagli ultimi tour sono tutti indizi che portano nella stessa direzione. Speriamo che tutti ci ripensino… Pennetta compresa.n

  

Una scelta di campo

Ecco, questo non è certo un tipo di completo che potrei anche solo prendere in considerazione...

Ecco, questo non è certo un tipo di completo che potrei anche solo prendere in considerazione…

Proseguiamo sul filone del (anti)fashion blogger e proseguiamo il discorso (qui iniziato) sugli abiti da lavoro da colletto bianco. Se il completo debba essere a due o tre bottoni (si è già detto) lo decidono gli altri, non noi. Per esempio ora si trovano solo a due. Se poi siete noiosi come me e prendete solo completi tinta unita, l’altra scelta binaria è: grigio o blu? Ci ho provato a passare dall’altro lato della forza ma non ci riesco: io sono tipo da vestito grigio. Quelli blu proprio non fanno per me. Emozionante vero? Tra l’altro inizio a pensare sia una questione con una componente geografica: a Milano va molto più il grigio, se si va a Torino o Roma l’impressione è che sia decisamente più blu. Ancora più emozionante vero?

I’m a proud peones

Proseguiamo con un secondo post dedicato alle nuove “alle”, che prima erano Down Town \ Emporio Armani e ora sono Virgin Active. 

C’è una mezza sommossa dei vecchi abbonati. Non c’è volta che negli spogliatoi o fra le macchine non origli il malcontento. La palestra non è più quella di prima. Ora si riempirà di gente (con malcelata superiorità). Come si permettono di fare certe cose. 

C’è chi assicura che presto ci sarà una migrazione di massa (non si capisce verso dove), chi millanta rivolte carbonaie. 

Fatto sta che i (per ora pochi) nuovi iscritti sono visti come elementi estranei. Non che me ne freghi molto a dire il vero. Anzi, li trovo carinamente luddisti.

Il primo giorno di scuola

Oggi è il primo giorno di scuola. Massima invidia per gli studenti, anche se loro non vedono l’ora di finire e lavorare… l’erba del vicino è sempre più verde!
Nel frattempo, come dice Linus, c’è una canzone degli Elio e le storie Tese per ogni evento della vita… e se non c’era prima, poi la fanno. Come il loro ultimo singolo, intitolato appunto “Primo Giorno di scuola”.
Buona settimana a tutti.

No Flavia, non puoi #flaviaripensaci [AGGIORNATO]

No cara Flavia, così non puoi.

Non puoi vincere gli Us Open dimostrando una maturità è una solidità mai viste prima e poi dirmi che molli.

Tutti e cinque i miei anni di Wimbledon ti sono venuto a vedere, a tifare. Ti ho vista in doppio con la Schiavone, in singolo, in doppio misto. Vittorie e sconfitte ma sempre grande grinta. Quest’anno ho avuto la fortuna di vederti negli allenamenti i giorni prima degli UsOpen. Chissà, avrò portato bene? Però posso sempre dire di averti seguito anche qui. Non puoi mollare quest’anno. Al tuo top ranking, integra fisicamente e giocando così.

Capisco che lo sport a livello agonistico logori la mente prima del corpo. Capisco le esigenze fuori dal campo ma…

Ho lasciato passare un giorno dalla finale per sbollire la notizia. Sinceramente mi ha rovinato i festeggiamenti.

Ripensaci. 🙂

 

AGGIORNAMENTO: su twitter si sta diffondendo l’hastag #flaviaripensaci . Io aderisco, fatelo pure voi.

I forzati di Expo

Nonostante sia domenica e sapessi a cosa andassi incontro, oggi sono in expo.  All’ingresso è andata bene: col season pass abbiamo saltato la cosa. Dentro invece non si scappa. Alle 9.30 il padiglione del Giappone dichiarava sei ore di coda… Situazioni migliori ma non di molto un po’ ovunque. Pensierino peregrino: perché dichiarano l’apertura alle 9 se poi quasi tutti gli stand aprono alle 10?

 

Roberta Vinci ha vinto anche me

Seguo il tennis, in particolare quello femminile. In particolare nel particolare seguo Flavia Pennetta. Però da tifoso italiano seguo qualsiasi tennista a tricolore (No, non chiedetemi di Camila…). Però non avevo mai ascoltato Roberta Vinci in interviste, forse qualcuna ai tempi degli Slam con Sara Errani. Ieri invece mi sono fatto una scorpacciata di Eurosport e me la sono vista nelle interviste post partita e a Game Set and Mats. Sinceramente mi ha conquistato, con la sua spontaneità e la sua sincerità. Ti dice che non ci credeva che poteva battere Serena Williams e le credi, sinceramente. Così come credi che nonostante questo si è giocata ogni punto alla morte. In questo atteggiamento un po’ mi ritrovo. Sapere di non avere  molte possibilità non vuol dire provarci comunque, vuol dire essere oggettivo. Così come le credi anche quando dice che è il giorno più bello della sua vita ma le dispiace anche per il pubblico americano e per Serena, che meritava il Grande Slam ma… “oggi è il mio giorno”. E giù applausi. In semifinale non aveva il pubblico contro di lei ma a favore della sua avversaria. Con quell’intervista sul campo, in finale avrà tutti gli Usa tennistici dalla sua parte e anche per me tifare Pennetta non sarà così facile.

Un ultimo pensiero, prima di lasciarvi al video dell’intervista. Quando la Schiavone ha vinto il Roland Garros, la finale era tutta da giocare. Si sperava in una vincitrice italiana e alla fine c’era stata. Qui oggi possiamo goderci davvero la partita. Chiunque vincesse sarò contento, saremo tutti contenti: il tricolore sventolerà su Flushing Meadows.

 

Il sabato dell’ufficio

Eccomi qua. A iniziare la stagione 2015-16 dei sabato mattina in ufficio. E’ difficile spiegare perchè sia qua. Nel senso: devo lavorare, su questo non ci piove, e in settimana si sono accumulati alcuni lavori “ordinari” per via di alcune emergenze emerse. Fin qui non ci piove. Però potevo anche stare di più una sera e mettermi in pari. Però il sabato mattina, anche per abitudine, non è poi malissimo in ufficio, se non fatto con regolarità. Non squilla il telefono, si è in pochi (anzi, oggi sono solo io) si riesci a fare le cose con calma. La verità è che per me essere qui ora è più naturale che andare a scuola il sabato. Tutto inizia quando andavo alle elementari. Facevo uno dei primi Tempo Pieno e facevo otto ore al giorno dal lunedì al venerdì. Sabato a casa. I miei spesso dovevano venire qui (sì, fisicamente è ancora lo stesso ufficio) e io spesso venivo con loro. Quindi è normale per me. Ora finisco il caffè e cerco di ritrovare la mia scrivania: devo averla messe sotto una di queste pile di carte…