Archivio dell'autore: Puck74

C’era una volta il chiostro di Santa Maria delle Grazie

Ieri mi lamentavo che il giardino di via Terraggio non fosse più quello di una volta, soprattutto per andarci in pausa pranzo. Chiudevo dicendo che avrei ripiegato su di un altro classico: il chiostro di Santa Maria delle Grazie. Oggi puntualmente ci sono andato e… ho scoperto hanno transennato i muretti con del filo metallico per segnalare in modo abbastanza plateale che è vietato sedersi. Delusione. Devo trovare nuovi scampoli di centro a Milano dove rintanarmi dalle 13 alle 14.

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Boicotterei volentieri ilmeteo.it

Sono sempre più convinto che ilmeteo.it stia alla previsioni meteorologiche come Novella2000 (o ora si chiama 3000?) sta al giornalismo.
Non fraintendetemi, per lungo tempo ho tenuto e utilizzato la loro app e devo dire che le previsioni sono moderatamente accurate. Quello che non sopporto è il sensazionalismo che ormai contraddistingue questo sito. È ilmeteo.it che si è inventato la moda dei nomi alle perturbazioni, che niente ha a che fare col modo e l’uso anglosassone di dare i nomi agli uragani. Ora è sempre peggio e escono anche con articoli le cui previsioni ricordano più i trailer di un disaster movie che un’analisi compassata. Anche in questo, come in molti ambiti della vita italiana, sarebbe il caso di abbassare un po’ i Toni.

Ps non sottovalutate i miei boicottaggi: da quando ho deciso che una nota catena di gelaterie milanesi (storicamente famosa per i suoi frullati) mi stava sulle balle, hanno ridotto di molto i loro punti vendita 🙂

C’era una volta il giardino di via Terraggio

Per lungo tempo il giardino di via Terraggio è stato la mia oasi di pausa pranzo. Sconosciuto ai più, era un’angolo nascosto e silenzioso, ma liberamente accessibile, in pieno centro. Solo pochi studenti della cattolica e qualche tata che portava a spasso rampolli di buona famiglia lo conoscevano. Ci iniziai a venire da solo, per leggere, ascoltare musica e rilassarmi. Ci continuai a venire con la mia ex, per stare un po’ tranquilli in pausa pranzo.
Poi hanno aperto il 212. Un gourmet burger anche abbastanza buono. Peccato non abbia che pochi posti a sedere. Ecco che quindi hanno iniziato a “suggerire” di prendere da asporto e consumare sulle panchine del giardino. Risultato? Sempre affollato, chiacchiericcio diffuso (spesso a bocca piena…. Ahhhhhh odio), odore di fritto. Magari in altri orari è ancora vivibile ma dalle 13 alle 14 decisamente no… Devo trovarmi un nuovo rifugio. Oppure uno vecchio: tornerò stabilmente ai chiostri di Santa Maria Delle Grazie.

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Prima e dopo la cura

Ieri sono ripassato in Galleria Vittorio Emanuele, che poi sarebbe “secondo” ma non lo dice mai nessuno. Non ricordo se ve ne parlai (google non è venuta in aiuto alla mia memoria) ma sono in corso dei restauri. Il sistema è abbastanza innovativo perché, per evitare di impacchettare tutta la galleria, un’impalcatura su binario mobile si sposta avanti e indietro nei diversi settori. Per la prima volta ieri ho visto gli effetti e sono davvero notevoli. Con questa modalità operativa poi ci sono settori già ripuliti accanto ad altri che attendono ancora l’intervento. In questo modo il “prima e dopo la cura” è ancora più evidente.IMG_5591.JPG

Quando esce dal cuore…

Un po’ con riferimento all’attualità cinematografica, molto con un coro che esce dal cuore girando per Milano… Oggi mi è tornata in mente questa canzone dei Pitura Freska…

 

quanta m… 🙂

Aforisma

Mi imbatto oggi in questa citazione, davvero interessante.

Cosa vorrei sulla mia epigrafe? Data di nascita, data di morte. Punto. Le parole delle epigrafi sono tutte uguali. A leggerle uno si chiede: ma scusate, se sono tutti buoni, dov’è il cimitero dei cattivi?

Della superiorità di Italo. Comunque

Proprio lunedì tornavo da un weekend ad Ancona in cui mi ero mosso, con grande soddisfazione, con Italo. Ad un prezzo ragionevole avevo viaggiato in un ambiente pulito, comodo, fresco ed ero arrivato praticamente in orario.

A Luglio ero andato in liguria con Trenitalia, non spendendo molto meno ma con una qualità del servizio neppure lontanamente paragonabile.

Il “Comunque” che nel titolo era già previsto, doveva essere legato al fatto che Trenitalia (o come cavolo si chiama il gestore della rete ferroviaria, costola uscita dalle vecchi FS) mette pesantemente i bastoni fra le ruote a Italo, per esempio costringendolo ad una via crucis tra Milano Garibaldi e Milano Rogoredo che spesso costringe il treno a fermarsi davanti a semafori rossi. Cosa che alle Freccerosse non succede mai. Non a caso gli 8 minuti di ritardo che il treno aveva avuto all’andata erano stati accumulati proprio in uscita da Milano.

Ieri poi leggo QUESTO ARTICOLO che parla dei problemi finanziari di Italo e dei nuovi gabelli che lo stato gli impone. Chiosato da una agghiacciante, se vera, uscita di Gasparri.

A questo punto il mio “Comunque” resta ancora più valido e forte. Cercherò sempre di sostenere Italo che combatte una battaglia impari contro un colosso figlio dell’era del monopolio, che non riesce ad adeguarsi ai tempi e osteggia chi ci prova. Certo, per il suo profitto, ma che ci prova.

Tra l’altro, stolto io, mi sono infilato nel ginepraio di commenti all’articolo, provando a spiegare a dei soggetti di cui ignoro il background di come sia possibile che una società abbia potuto indebitarsi tanto in così poco tempo. Ah…i concetti d’investimento iniziale e punto di pareggio…questi sconosciuti 🙂

A pranzo da Temakinho

Oggi a pranzo ho testato Temakinho. Ristorante di cucina giapponese in stile brasiliano. La prima volta che ne sentii parlare, la trovai una commistione abbastanza tirata. Documentandomi ho poi scoperto che gastronomicamente è una contaminazione che trova ragion d’essere e non è certo un’invenzione modarola. Mi sono quindi convinto alla prova del locale che hanno in Corso Garibaldi. Inevitabilmente, data l’ubicazione, è un posto con una certa componente trendy, anche nella clientela, che so riflette inevitabilmente sul prezzo, non esagerato ma neppure ideale per andarci ogni giorno. Si esce sazi spendendo tra i 20 e i 30 euro. Il menù è composto da una variegata offerta di temaki e roll. Di quasi tutti i piatti è possibile avere la stessa ricetta nelle due varianti. Ci sono poi alcune tartare e dei piatti speciali. Normalmente si tratta di classici abbinamenti della cucina giappo, rivisti in chiave brasiliana. I gusti sono particolari e spesso tendenti al piccante, senza per questo far ricorso al wasabi. Personalmente mi è piaciuto molto, anche per l’ambiente ed il servizio.

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