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Come ho sfruttato la festa del cinema?
La settimana scorsa si è conclusa la festa del cinema. Come ho sfruttato questa promozione per la quale i film di prima visione erano a 3 euro? Sono riuscito, soprattutto grazie ad un’amichisa, a vedere due film. Parliamone brevemente.
GRAND BUDAPEST HOTEL – Ottimo cast, storia visionaria molto delicata e divertente. Sono andato a vederlo senza sapere che era del medesimo autore di Moonrise Kingdom me era chiaro fin dopo i primi due minuti di proiezione. Forse quel film era ancora un filo superiore, anche se pure Grand Budapest è un bel film.
GRACE – Stucchevole. Fondamentalmente inutile. Un ritratto abbastanza superficiale, che dà l’impressione di non voler/poter affrontare i temi fino in fondo, preoccupato di rimanere nel politicamente corretto per non contrariare troppo i Grimaldi. Apprezzabile solo il fatto di non trattare della tragica morte di Grace Kelly.
X-Men vs Elio e le storie tese
Sta per uscire il nuovo film degli X-Men. A qualcuno di voi è capitato di vedere il sottotitolo di questo capitolo? “Giorni di un futuro passato”. Ecco. Sarà che la mia ormai è una forma mentale ma solo a me ricorda il vero titolo della storica canzone degli Eelst Abitudinario? Che al secolo fa: nubi di ieri sul nostro domani odierno. Ok. L’ho pensato solo io, vero?

Il dilemma del lettore cinefilo
Non sono un lettore incallito anche se, come vi scrivevo, grazie al mio recente acquisto di un kindle ho ripreso in mano un po’ di libri che avevo in giro sbocconcellati.
Uno di questi è Non buttiamoci giù, di Nick Hornby. Sicuramente uno dei miei autori preferiti. Sono ancora verso metà e visti i miei ritmi mi ci vorrà molto. L’altra sera ho scoperto che è in uscita nelle sale italiana il film tratto dal romanzo. Che fare? Di sicuro non riesco a finire il libro e poi vedere la pellicola mentre è ancora in prima visione. Una cosa è vedere un film di cui hai letto il libro, un’altra è fare una cosa del genere e rovinarsi lo svolgimento della trama con quella che è inevitabilmente una riduzione ed una interpretazione. Io mi sto ancora facendo un’opinione di JJ, Martin, Jess e Maureen, non so se voglio scoprire ora come li ha immaginati il regista. Anzi lo so: non voglio saperlo. Deciso: finirò il libro e magari il film lo prenderò in dvd.
Se fossi
Se fossi lo sceneggiatore della mia vita, si vedrebbero troppo le influenze di Aaron Sorkin e delle commedie sentimentali. Sarebbe molto di più un mix di grandi dialoghi, battute ad effetto (una mia ex me lo disse “tu mi hai fregato troppe volte con le battute ad effetto” 🙂 ) e di scene degne della miglior Nora Ephron. Per interpretarmi scritturerei Billy Crystal o John Cusack. Anche Hugh Grant andrebbe bene. Ci sarebbe una grande scena finale, azioni plateali, il lieto fino. Nel mio piccolo, quando ne ho avuta l’occasione, qualche gran bel gesto romantico penso di essere riuscito a farlo. Purtroppo in questo campo credo di essere un talento inespresso.
Un bel monologo che potrei fare (letteralmente) sarebbe questo:
A volte però anche le migliori commedie non hanno un happy ending classico, ecco che quindi per la mia storia mi accontenterei (per ora) di un finale positivo così:
La voglia di ballare
Stasera ho visto “tutta colpa di Freud”. La risolverò in fretta dicendovi, da patito di commedie sentimentali, che è un filmetto più che discreto nel suo genere. Anche se non tutto il cast è all’altezza.
Però volevo di un’altra riflessione, ispirata un po’ dal metadone sentimentale del film, un po’ dalla stupenda canzone di Silvestri, che porta lo stesso titolo del film.
Io non ballo. Questo è un dato di fatto che ogni persona mi conosca puo’ confermare. Però non è che non mi piaccia il ballo in assoluto. Ci sono cose che considero ballo e cose che per me non lo sono. Diciamo che la disco attuale per me non ha dignità musicale e soprattutto l’ambiente disco (in modo particolare ora) mi genera una certa repulsione. Detto questo non mi sento portato per il ballo. Sono rigido, goffo e fondamentalmente timido.
Ci sono melodie però, come questa di silvestri, che mi fanno venir voglia di ballare. Quasi mai da solo. Ricordo che a volte con S. passeggiando la sera in una strada solitaria o nel salotto di casa, la prendevo per farla ballare. Un po’ per voglia ma anche perché lei ballava anche meno di me. Lo so, sono un po’ fetente.
Il succo qual’è? Che alla fine ho ancora voglia di aver voglia di ballare.
Viva la libertà
Finalmente l’altra sera su SKY sono riuscito a vedere Viva la libertà! Film che inizialmente credevo del dinamico duo Sorrentino-Servillo, invece è sì interpretato dal secondo ma non diretto dal primo. In genere sono abbastanza critico verso questo genere di commedia amara italiana (per esempio sono uno dei pochi che considera sopravvalutato Il capitale umano) però in questo caso sono rimasto molto soddisfatto. Una parodia della sinistra italiana e della politica tutta è particolarmente riuscita. Oltre ad un Servillo sempre infallibile, merita una menzione un Valerio Mastrandrea sempre più bravo. Calerò un diplomatico silenzio sulla protagonista femminile.
Sol chi non lascia eredità d’affetti
Stasera sono andato a vedere Still Life. Credo veramente sia uno dei film più belli, delicati e toccanti che mi sia capitato di vedere negli ultimi anni. Vi avverto però che nel proseguo del pezzo, per quanto mi sforzerò di non entrare nei dettagli, ci sarà un minimo di spoiler.
Come dicevo il film mi è piaciuto molto, nonostante investigasse una delle più grandi paure che io abbia: la solitudine.
Il protagonista è un impiegato comunale, oltre la quarantina e single, che si occupa di cercare i famigliari delle persone che muoiono sole e senza nessuno da contattare. Viene licenziato e il suo ultimo caso è quello di un uomo che viveva proprio davanti alla sua finestra e che viene trovato diverse settimane dopo la sua morte. Qui inizia un percorso di ricerca che è anche un percorso di immedesimazione del protagonista. Il finale, che non spiegherò,
non è affatto scontato e a leggerlo in un certo modo anche positivo e di speranza. Come diceva Ugo Foscolo “sol chi non lascia eredità d’affetti poca gioia ha nell’urna”.
Nel titolo poi si richiama il genere fotografico Still Life e questo richiamo permea anche tutta la fotografia del film, con lunghe inquadrature pressochè cristallizzate, quasi fossero più delle foto da osservare che delle scene da seguire. Fantastico.
Come dicevo il film potenzialmente poteva avere un effetto devastante sul mio umore, tanto sono sensibile al tema e tanto potevo ritrovarmi in alcuni tratti della storia. Le persone con cui l’ho visto infatti sono uscite anche molto toccate. A me invece ha dato un senso di serenità, di speranza, come il viso del protagonista nell’ultima inquadratura in cui è ripreso. Vi rimando ad un altro post notturno per il tema “come immagino il mio funerale”. Un grande classico senza tempo…
Il capitale umano
Ok, dopo aver scritto un post intitolato “Prevenuto e premeditato” in cui dicevo la mia sul film di Virzì senza averlo visto, vi avevo altresì promesso di rivedere la mia opinione dopo la visione della pellicola.
Diciamo subito che fin dai titoli di testa ho avuto una piacevole sorpresa. La sceneggiatura è tratta da un romanzo straniero, quindi non è stata pensata sulla situazione italiana. Certo che poi l’adattamento ha pesantemente introdotto dei personaggi stereotipati, quasi delle macchiette in alcuni casi.
Il cast comunque è ottimo e la struttura a film corale, diviso in capitoli, funziona bene. Ero quindi preoccupato, verso il finale, di dovermi rimangiare buona parte del mio giudizio. Poi con un colpo di coda finale ha infilato quel sano populismo che tanto trasudava dal trailer.
Il Capitale Umano è comunque meglio di quanto mi aspettassi, anche se non diventerà certo un film che consiglierò a spada tratta agli amici. C’è anche da dire che di recente sono ipercritico e solo Moliere in bicicletta mi ha entusiasmato.

