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Avranno pagato i diritti?
Ieri sera su Fox guardavo Crisis. Ad un certo punto per introdurre una scena in cui due militari venivano interrogati all’interno di un ospedale, ecco che appare l’inquadratura che vi riporto in foto. Ma io quell’ingresso, quel palazzo, l’ho già visto… È il pirellone! Torno indietro con le immagini, faccio uno stop e non ho più dubbi. Inoltre quello sulla sinistra sembra proprio un poliziotto italiano! Chissà se hanno pagato i diritti per far figurare un pezzo di Milano nella zona di Washington D.C.!
Ps ci ho messo tre puntate a capire che la bionda over 40 che mi sembrava di aver già visto era Gillian Anderson, la Scully di X-Files…
Top Five: film sull’hockey ghiaccio
Dopo aver visto Red Army, mi è venuta voglia di fare una Top 5 dei migliori film che parlano di hockey su ghiaccio. Forse “migliori” è un termine un po’ forte… diciamo dei film che mi piacciono di più. Non metterò una graduatoria, diciamo che sono quelli che secondo me vanno visti.
Red Army (2014) – Bel documentario, niente da dire.
Slapshot (1977) – Chiunque abbia mai esultato per un disco in rete AMA i fratelli Hanson
Mistery, Alaska (1999) imperdibile per Russel Crowe che in teoria pattina…
Stoffa da Campioni (1992) – Ok, è un film trash ma non posso non amarlo!
Miracle (2004) – La finale di Lake Placid, vista e romanzata a stelle e strisce
Pubblicità per il nuovo millennio
A Milano iniziano a essere diffusi cartelloni pubblicitari multimediali come quello ripreso nella photo (in evidenza un particolare). Se si hanno smartphone dotati di tecnologia nfc o in grado di leggere qr code, si ha accesso a contenuti aggiuntivi. Ecco, il qr code. Altro esempio in cui sono stato anche troppo first mover e poi non ho sviluppato la cosa. Per un po’ era stata anche una pagina sulla barra dei titoli del mio blog. Mi ero ripromesso di farmi pubblicità col qr code. Anche il mio fumetto che vedete tutti i giorni qui a fianco, era pensato per essere facilmente affiancabile a uno di questi quadratoni pixelosi. Poi non se ne è più fatto nulla. Per ora.
In definitiva, tornando a questa innovazione tecnologica pubblicitaria. la trovo una cosa quantomai futile e modarola. Credo che quasi nessuno si metterà mai lì a cercare di scaricare contenuti da un manifesto. Lo trovo una sorta di gadget tecnologico, pensato da qualche creativo che ha visto un po’ troppi film di fantascienza.
Ricorda da dove vieni
Nel mio periodo di massima immedesimazione con The Big Bang Theory, guardavo questo negozio in fondo a via Torino e lo vedevo come la fumetteria del telefilm: la tana dei nerd. Che poi nerd lo sono pure io ma a GW mi sono avvicinato solo di sfuggita (ho giocato un po’ a BloodBowl e mai a Warhammer). Il concetto di base, visto che in quel periodo c’era una Penny, era “non rinnegare il tuo passato ma vedi di non fare il pirla se no ti ritrovi qua”. La vita però insegna che la regola d’oro, per quanto contestata soprattutto dal pubblico femminile, è ben più che d’oro. E’ incisa nel titanio. Ogni tattica è giusta e ogni tattica è sbagliata. Così oggi, single, continuo a passare davanti a questo negozio quando vado a rifugiarmi a pranzo da Ostello Bello e continuo a guardarne l’interno con malcelato senso di superiorità. Lo stesso che riservavo, quando ero recensore di videogiochi, ai miseri appassioni e lettori 🙂
PS C’era una fantastica scena di Raj in fumetteria a San Valentino ma purtroppo non l’ho reperita su youtube. I fans della serie immagino ricorderanno a quale mi riferisco.
Non solo pizza
Ieri sera sono andato a cena con mia cugina da non solo pizza in zona Marghera. È un posto che definirei storico perché ho ricordi di pizzate lì quando andavo alle superiori. Da sempre è un posto low profile in una zona di pizzerie storicamente di altro lignaggio. Alla fine una insalatona, una focaccia, una pizza, una birra, acqua e caffè: 22 euro. Secondo me è il prezzo che dovrebbe sempre avere, soprattutto considerando che la pizza è buona. Spesso invece è il costo per una persona sola quando a Milano e magari non si esce neppure soddisfatti.
Perché non farsi i krapfen a casa
L’altro giorno in ufficio mangiavo, come di consueto, il mio krapfen pomeridiano. Mi sono trovato a chiedermi: chissà se è difficile farseli a casa? Senza neppure pensare di trovare la risposta, la domanda successiva è stata: perché mai dovrei farmeli da solo a casa? Non sono nuovo a istinti indipendentisti del genere (energia elettrica, birra, gelato, yogurt e chi più ne ha più ne metta). A parte però la soddisfazione di farsi qualcosa da solo, ci sono molti aspetti negativi.
– Si perde un sacco di tempo
– Non si raggiunge mai il livello di bontà dei prodotti acquistati
– Costa generalmente di più rispetto a comprarli e visto il costo irrisorio, perché cimentarvisi?
Scontata la soluzione: continuo ad acquistarli e a mangiarli avido.
Dove tutti sanno il tuo nome
A volte qualcuno mi canzona per la mia passione per OstelloBello. Uno che conosco una volta mi ha girato un articolo sulle storture dei milanesi in cui si diceva più o meno così: va da Ostello Bello per sentirsi ancora giovane come ai tempi dell’interrail. Non nego che mi aiuti a non sentirmi poi così matusa, però il concetto per me è diverso. Soprattutto perchè sono un loro frequentatore a pranzo. Quello che fa la differenza, o almeno l’ha fatta all’inizio, è che l’ambiente è davvero quasi domestico. Niente a che vedere con un qualsiasi altro posto dove potrei mangiare in centro. Col tempo poi le cose hanno avuto una naturale evoluzione. Ho cominciato a conoscere e ad essere conosciuto. Ho iniziato ad avere anche dei ricordi legati a quel posto. Ho deciso di farci la mia festa per i 40 anni. Come nel bar di Cheers, come si dice nella sigla di Cheers, ogni tanto hai bisogno di andare dove tutti conosco il tuo nome. Come se entrando tutti gridassero “Nooorm” (che non a caso è un contabile…)
Nb nella foto anche la mug che ho donato a ostello. Vediamo chi la riconosce
Memoria olfattiva dozzinale
È cosa risaputa che l’olfatto sia il senso dotato della maggior memoria. La mia (scarna) memoria spreca parte delle sue limitate risorse per immagazzinare per lungo tempo dati inutili. Non mi sono quindi stupito passando durante l’estate davanti al negozio che vedete in foto, lungo via Torino a Milano. Dalle porte aperte usciva un forte profumo femminile, piuttosto dozzinale. Istantaneamente la memoria mi ha rimandato una serie di flash: era molto simile al profumo che regolarmente si avvertiva nella maggior parte della Mall americane negli anni 90. Magari anche dopo ma furono quelli (fino ai primi 2000) gli anni dei miei grandi viaggi oltreoceano. Una cosa simile mi accade con certi detergenti per la pulizia dei pavimento o della moquette: hanno l’odore tipico dei casino di Las Vegas.


