La mafia delle coppiette: honeymoon (in Australia) edition

Dopo esser stato ammesso alla mafia delle coppiette ed aver avuto l’upgrade con il matrimonio, con il viaggio di nozze in Australia ho conseguito il master finale. Sì perchè, diciamocelo, non è stata la scelta più originale del mondo… ma chissenefrega! Fatto sta che il 90% (abbondante) degli italiani incontrati, sono state coppie con gli anelli ancora sbirluccicanti. A volte i tour sono diversi ma tante volte no, quindi magari, per più tappe di fila o a distanza di giorni, si rivedono le stesse facce (“le solite facce”, direbbe YdR). A volte ci si saluta, a volte ci si ignora (se a pelle ci si sta già sulle palle o se si è un po’ timidi) a volte ci si intrattiene in qualche chiacchiera.

A volte però si va oltre, come capitato a Mrs Puck e me al tour “a night at field of light”. Nella prima parte della serata, un aperitivo in piedi guardando il tramonto illuminare Uluru (già noto come Ayers Rock) ci siamo ritrovati a chiacchierare con una, poi due e alla fine con tre coppie di altri lunadimielisti italiani. Visto che poi siamo stati fortunati ed erano tutte coppie simpatiche, si è deciso di fare tavolo assieme alla successiva cena sotto le stelle. Per fortuna, perchè la cena è stata abbastanza lenta e se fossimo capitati con altre nazionalità, mi sarei fatto discretamente due maroni così.

Mentre vi scrivo

Mentre vi scrivo, da un distinto hotel Ibis Stiles nella ridente cittadina di Katherine, un non meglio imprecisato animale scorrazza tra il soffitto del nostro bungalow e il sovrastante tetto. Ora si è fermato e sembra stare mangiando qualcosa (o rosicchiando qualcosa). Ignoro totalmente che tipo di animale sia. Però ha le zampe e questo è già qualcosa. Se non ci ammazza nel sonno, ci sentiremo nei prossimi giorni. Vi ho voluto bene.

La sinistra, come scelta di campo

No, non è un post politico. Vi voglio parlare della guida in Australia. Nel mio precedente viaggio neozelandese ero riuscito ad evitare la guida. Così come ho sempre evitato di girare in paesi (con Irlanda e Gran Bretagna) che prevedessero la guida sulla carreggiata di sinistra. Stavolta la cosa non era evitabile e, devo dire, che il tutto è stato molto meno traumatico del previsto. Ci si abitua abbastanza facilmente e anche le rotonde, che si prendono in senso opposto rispetto alle nostre, sono sempre ben segnalate. Unico problema sono stati alcuni incroci cittadini con delle precedenze confuse (almeno per me). Nel dubbio, io lasciamo sempre passare gli altri…

Uno a destra. Uno a sinistra.

In genere, nel nostro viaggio australiano, non abbiamo avuto la percezione di pericolosità. Se non in una città: Alice Springs. Seconda città per grandezza dei Northern Territory, in realtà conta circa trentamila abitanti. Arrivando abbiamo notato dei sobborghi non proprio edificanti e, spiace dirlo, erano le zone abitate dagli aborigeni. Paragonate a certe riserve indiane viste negli States, diciamo che mi pare se la passino peggio. Il nostro albergo aveva un parcheggio con cancello a codice di sicurezza. Peccato che il numero di posti disponibili fosse inferiore (di gran lunga) a quello delle stanze. Ecco che quindi, controvoglia e nonostante alla reception una incaricata, un po’ stordita, ci avesse avvisato che non fosse sicurissimo, abbiamo lasciato l’auto in un parcheggio a circa dieci metri dalla porta dell’hotel. Non eravamo tranquilli. Prima di andare a dormire siamo passati a controllare. Oltre alla nostra c’erano tre auto e sembrava tutto tranquillo. La mattina, alle 6, prima di colazione, sono passato a ricontrollare. Ho notato dei vetri per terra vicino alla macchina a fianco alla nostra ma erano di una effrazione precedente. Dopo colazione siamo tornati per caricare l’auto e… quelle parcheggiate alla nostra destra e alla nostra sinistra avevano il finestrino saltato. Per una volta ci è andata bene (o forse la mia prima uscita ha evitato guai peggiori)

Paese che vai, SIM che trovi

Ok, in Europa ormai il roaming è libero da costi aggiuntivi e quindi si viaggia tranquillamente con la propria sim e il proprio piano dati. Quando però si va all’estero, per periodi discretamente ampi, ritengo che acquistare una sim locale sia sempre consigliabile. L’avevo fatto in Georgia e l’ho fatto con somma soddisfazione pure quest’anno. Offertone in aeroporto. L’equivalente di 20 euro, 25giga da utilizzare in un mese (che, considerando i Wi-Fi in albergo, basta e avanza) e sono a posto. Fortemente consigliato.

Brevi storie tristi (di un vecchio)

Prima storia triste:

Entrare nel pub/bistrot del nostro hotel, perculare l’utenza media perché attempata. Quindi accorgersi di aver lasciato gli occhiali in stanza e farsi leggere tutto il menu da Mrs Puck. Quindi accorgersi di avere gli occhiali nell’altra tasca.

Seconda storia triste:

Parlare in auto con Mrs Puck e darle indicazioni su cosa fare col cellulare. Accorgersi di aver detto (non si sa perché) “Netscape” invece di “Safari” e doverle spiegare cos’era Netscape.

Il mistero del fuso orario di Mount Gambier

Oggi siamo arrivati a Mount Gambier. Per farlo, abbiamo cambiato stato all’interno della confederazione australiana. Al giorno d’oggi, i cellulari aggiornano automaticamente l’ora locale con i server dei propri operatori. Se fino ad ora avevamo 8 ore di differenza con l’Italia (se qui erano le 16, in Italia erano le 8 di mattina), adesso la differenza è solo di sette ore e mezza. La cosa è confermata anche dall’orologio nella stanza d’albergo e da una ricerca su internet a proposito dell’orario ad Adelaide.

Ammettiamo la nostra ignoranza, non sapevamo ci fossero i fuso orario di mezz’ora…

Serbare fra i propri ricordi

Non sono uno che passa il tempo, magari i concerti, a fare foto e video. È vero: sono appassionato di fotografia e faccio molte foto ma trovo sempre il tempo di godermi un luogo. Alla Penguin Parade invece sono stato costretto, dalle regole, a non fare foto. Tutto resterà nei nostri ricordi. Le centinai di piccoli pinguini (alti circa 40cm) passare a meno di un metro da noi. Nella foto che segue, presa da internet, vedete che in basso a sinistra un vetro: quella era la nostra postazione in cui abbiamo aspettato pinguini che, uscendo dall’acqua dopo il tramonto, andavano nelle tane fra l’erba sugli scogli.