La sindrome da Klout

Millantando mire da influencer (che, a interpretare letteralmente quello che ho scritto, vorrebbe dire che dico di voler essere un influencer ma in realtà non è così. In effetti, la definizione giusta è che vorrei esserlo ma non faccio poi molto per diventarlo), tengo sotto controllo la mia valutazione di Klout.

Si tratta di un valutatore della propria presenza sui social, molto in voga soprattutto nei paesi anglosassoni un paio d’anni fa. Era tanto che non ci andavo e di recente ci sono tornato, notando una costante flessione della mia valutazione. Da un certo punto di vista non mi stupisce, però nella ripartizione del giudizio mi lascia perplesso. Porterei la maggior parte dei miei punti da Twitter, che in genere non filo di pezza, molti meno da Facebook è Instagram.

Il succo non cambia: non sono un influencer e pare lo sia anche sempre meno!

Sono sopravvissuto alla crisi d’astinenza

Ho taciuto il mio dramma (nerd) ma, dal 2 maggio, a casa ero senza internet. Poco male, direte voi, potevi comunque connetterti dal cellulare. Vero, anche se non per tutto basta. Poi considerate che, quando ormai quindici anni fa circa mi trasferii in quella casa, volli avere subito tre cose: 1) il letto 2) le tende (perché è una casa moderna ma fatta tipo casa di di ringhiera, con persone che passano davanti alla finestra di bagno e soggiorno) 3) connessione internet. Capite quindi la mia mancanza.

I momenti più drammatici sono stati lunedì e martedì. Causa indisposizione, lunedì sono rimasto a casa dal lavoro. Senza internet non potevo fare nessun lavoro in remoto e, mi sono reso conto, ormai guardo quasi solo programmi on demand. Siano essi su Sky o su Netflix. Risultato: una noia totale.

Comunque da ieri è finalmente tutto a posto e finalmente ho ripreso le mie solite routine. 

So che mi siete vicini… grazie.

Unboxing Raspberry Pi 3

Dopo la traumatica esperienza con Android, ho deciso di intraprendere la via del Raspberry Pi per avere una Mame Machine domestica. Si tratta di un piccolo computer low cost, utilizzato sia a fini industriali che didattici. Sono partito da un starter kit trovato su Amazon e contentente:

  • la scheda Raspberry Pi 3
  • un case
  • due dissipatori
  • un alimentatore
  • un cavo hdmi
  • una scheda micro sd da 16gb con preinstallato  il sistema operativo (una distro di linux)

Qui sotto trovate le foto del pack in cui mi sono arrivati i componenti, una panoramica di tutte le parti e un dettaglio del packaging, molto curato, di quella che alla fine è una scheda.

In un prossimo post vi racconterò dei primi passi in questo mondo (decisamente positivi). Per ora mi soffermerò sul dubbio che avevo prima dell’acquisto: prendo il pack o solo la scheda e qualche componente?

Col senno di poi vi dico che, se siete alle prime armi come me, meglio il pack, però già ora, se dovessi aiutare un amico, gli fare risparmiare qualche euro. Analizziamo i singoli optional, dando per scontato che la scheda serve.

  •  un case: serve di sicuro, però se non prendete il kit potete scegliervi quello che volete. A me va bene questo
  • due dissipatori: per quello che costano, meglio non verificare se fonde senza 🙂
  • un alimentatore: alimentandosi tramite una micro usb (come i cellulari android), di questo articolo si puo’ fare a meno e rimediare con qualcosa che si ha in casa
  • cavo hdmi: la parte più inutile del kit, ormai ne ho la casa piena
  • scheda micro sd: alla fine ho preso il kit proprio per la distro preinstallata, visto che sono una vera capra di linux. Visto però come sono semplici le guide in rete e come è intuitiva l’installazione, potevo anche fare da solo.

Quindi il kit è una bella comodità ma se volete, potete anche scendere dai 70 euro che ho speso io, quasi fino a 50.

 

Compito in classe a sorpresa

Forza, (pochi) lettori del mio blog. Mettete via i libri e datemi tablet e cellulari: oggi c’è un compito in classe a sorpresa.

Mi vanto, nonostante non abbia avuto una formazione umanistica, di essere abbastanza fissato con il buon italiano. Per esempio  valuto (forse errando) il mio uso del congiuntivo, abbastanza buono, e ciò lo devo alla mia prof di Diritto delle superiori e al mio quasi coetaneo nonché caporedattore ai tempi, Simon.

So di avere diverse lacune, soprattutto sulla punteggiatura, ma cerco anche sempre di migliorarmi e tenermi in esercizio.

Ecco che quindi oggi vi propongo un test di grammatica per la terza media, che io stesso ho fatto in prima persona. Non mi vergogno di dirvi che ho totalizzato 17 su 20 e avevo subito capito almeno due delle risposte errate. Ammetto altresì che un paio, prettamente di definizione, le ho sparate un po’ con la logica.

Fatemi sapere come va.

Sorgente: Test di grammatica italiana | Domanda 1 | Studenti.it

Fidget Spinner: l’antistress dei manager (hipster) che fa impazzire i ragazzi – Corriere.it

Nel mio recente weekend parigini, ho visto bancarelle su bancarelle vendere sto cosa nei mercati e per le strade. Sinceramente non l’avevo ancora visto qui da noi. Oggi ne leggo sul sito del Corriere. A quanto pare è il nuovo antistress.

Sorgente: Fidget Spinner: l’antistress dei manager (hipster) che fa impazzire i ragazzi – Corriere.it

Il 5 maggio, Gresko e io

Oggi è il mio compleanno. Sono 43. Fossi nato qualche ora prima, avrei diviso il mio genetliaco con lo Star Wars Day. Essendo nato il 5 maggio, ho invece la morte di Napoleone Bonaparte, una poesia di Leopardi, una festa dell’orgoglio messicano e, dal 2002, lo scudetto perso dall’Inter con la Lazio.

Non si perde uno scudetto per una singola partita o per un singolo errore, però quella è la partita del retropassaggio di testa di Gresko, che lo segnò a vita. Almeno per la sua vita calcistica in Italia.

Quindi auguri a me e auguri anche al povere Gresko.

Sorgente: Inter, Gresko “scorda” il 5 maggio: “Basta

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Harvard, Di Maio e i populisti di destra

Ok, di recente sono già stato educatamente accusato di portare avanti una mia personalissima campagna anti M5S. Bhè, difficile dire che mi stiano simpatici, anche se devo ricordare che nel mio primo post su di loro, nel lontano 2012, ero moderatamente speranzoso sul movimento. Detto questo, non posso non notare che al crescere della scolarizzazione, sale anche la diffidenza nel M5S. Questa volta è Di Maio a dover incassare, in quel di Harvard, delle bordate non da poco. Prima gli danno del “populista di destra” e poi, pensando di fargli un complimento (o insultandolo in modo sibillino) gli dicono che il suo movimento potrebbe rappresentare la stessa energia di Trump per gli Usa…

Sorgente: E la platea di ricercatori di Harvard tartassa l’aspirante candidato premier M5S – La Stampa

Ho un solo rammarico: ma il mio mito Dibba che fine ha fatto?

May the Fourth aka Star Wars Day

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Oggi è lo Star Wars Day, scelto giocando sul classico saluto Jedi: May the force be with you (che la forza sia con te), che diventa May the Forth, cioè il 4 di maggio.

Senza saperlo, ieri ho involontariamente anticipato i festeggiamenti, guardandomi Rouge One. Premesso che ho dovuto fare un breve tentativo di contestualizzazione a Mrs Puck, che non aveva ancora visto nessun film della saga,  si è aperto il solito dilemma tra ordine cronologico di uscita cinematografica o asse temporale della trama. Puo’ tornare utile questo schema:

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Fatto sta che Rouge One mi è piaciuto, così come mi aspettavo. Ha un suo senso anche a sé stante, però ovviamente se cogli tutti i collegamenti, i rimandi e i riferimenti è molto meglio.

Detto questo, buon Star Wars Day a tutti!