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Quando l’abito fa il monaco

Ok, sarò un vecchio matusa prevenuto. Un nerd della prima ora che guarda con diffidenza le nuove leve. Però se mi avvicino, con curiosità e un po’ di diffidenza, ad un ebook che tratta il fenomeno del Twitter Markenting e poi mi trovo in copertina uno stereotipo di hipster con occhiali spessi e baffi a manubrio… la mia diffidenza cresce 🙂

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5 EURO su Amazon

Spero che il link funzioni, dovrebbe mandarvi ad una pagina di Amazon che, dopo aver cliccato su Condividi, vi assegnerà automaticamente un buono da 5 euro per una spesa minima da 25 euro. Se non vi va ditemelo che provo a cambiare il link

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Io non perdo mai niente

Io non perdo mai niente. Questo è un dato di fatto. Perlomeno non mi perdo le cose. A volte mi perdo le persone.
Per esempio mi sono perso colui (o colei) a cui ho prestato La 25a Ora, che tra l’altro è uno dei miei film preferiti.
Non sono serviti giri di mail, appelli di persona e in rete, post sul blog. Non si sa a chi l’abbia prestato.
Rassegnato a non rivedere più quel dvd, me lo sono ricomprato per sei euro.

Tra l’altro ha una delle locandine più belle in assoluto degli ultimi anni, che campeggia tronfia nel mio salotto.

Io e Amazon

Lo so… applicano una politica fiscale abbastanza libertina e discutibile
Lo so… questo gigantesco mostro economico distrugge il tessuto della piccola e media distribuzione
Lo so… è anche vero che hanno prezzi che quasi nessuno puo’ contrastare

Però la verità è che la comodità dell’ordinazione e l’ampiezza del catalogo ne fanno la mia salvezza per riuscire a fare buona parte dei regali di Natale senza muovermi dalla scrivania.

 

Natale 2013: svegliarsi presto per andare a far pipì lontano

Svegliarsi presto per andare a far pipy lontano, è un modo di dire per simboleggiare uno che si sbatte inutilmente. Questo sono io con i regali di Natale. Sono già in fregola per trovare le idee e fare tutto prima che cominci la ressa, però sono conscio che come al solito per buona parte dei regali poi mi ridurrò sempre all’ultimo.

Comunque oggi ho ordinato su amazon il primo presente. I regali ispirati sono sempre i migliori. Spesso con una spesa anche contenuta si fa una figura migliore, perchè quell’oggetto l’hai pensato proprio per la persona a cui lo regali.

Con un iPhone me ne compro 61!

In questo periodo ho per la prima volta sentito l’esigenza di un cellulare (e soprattutto di un numero di telefono) di lavoro. Visto che comunque non lo userei molto, la sua funzione sarebbe quella di non dover dare il mio numero privato ma anche di non dover cambiare sim nel mio smartphone, sono andato molto al risparmi. Così al risparmio che ho trovato su Amazon QUESTO MODELLO. Ok, forse ho fatto una scelta veramente estrema, però fa un po’ impressione pensare che col prezzo di un iPhone 5 16gb (la versione base) di questi cellulari me ne compro sessantuno.

Che poi è verissimo che l’iPhone lo uso per tantissime cose e per me non è neppure un cellulare, però a volte fa impressione quanto sia variegato il mercato.

Amazon 1:Nostalgia degli anni 80

20130607-142306.jpgPrima consegna da Amazon oggi. Sono caduto in tentazione e mi sono finalmente ricomprato un album che avevo in vinile quando uscì, nel lontano 1987.

Report e Amazon

Io faccio ampio uso di Amazon.it. Mi è stato fatto notare un comportamento non totalmente corretto fiscalmente da parte di questa società, come evidenziato da un’inchiesta di report. Sono andato a vedermela e come prima cosa vi consiglio di vederla.

ECCOLA QUA

Tutti a gridare allo scandalo ma, da quello che si evince, c’è di che montare un caso morale ma non tantissimo un caso fiscale. Alcune considerazioni da commercialista:

– IVA: le fatture di Amazon presentano partita iva italiana, del rappresentante fiscale. Questo cosa vuol dire? Che per i beni materiali Amazon paga iva in Italia. Infatti su questo punto non hanno trovato appigli, attaccandosi solo alle vendite di ebook ma quella questione è legata all’armonizzazione delle aliquote a livello comunitario. Tirando un po’ il discorso per i capelli, ero allora moralmente colpevole pure io quando acquistavo videogiochi dall’Inghilterra quando scontavano un’aliquota inferiore di quella Italiana.
– Contratti di lavoro: i dipendenti sembrano avere contratti italiani, molti dei quali a tempo indeterminato. Tutto a posto e niente a che vedere con i problemi di Ryan Air
– Imposte sul reddito: qui stanno le vere magagne. La struttura messa in piedi fa sì che risulti che le società italiane facciano servizi di logistica e commerciali, per i quali fanno fattura alla casa madre. I ricavi vanno tutti in Lussemburgo tramite la rappresentante fiscale. In linea di principio sarebbe legale. Il punto debole è che l’attività svolta in Italia non è prettamente logistica o di servizi ma vera e propria commerciale, quindi in base alle norme dovrebbe scontare nel nostro paese (come in Francia, Inghilterra e ovunque) tasse per la quota di reddito ivi prodotta. Qui però si deve passare attraverso un’azione ispettiva che dimostri l’effettiva struttura dell’attività.Speriamo l’Agenzia delle Entrate faccia il suo lavoro.

Per quanto riguarda il fatto di non divulgare i dati dei singoli paesi, fino a che la loro struttura non viene destituita di fondamento, hanno diritto di fare un solo bilancio in testa alla casa madre e sono legittimati a non dare i dati dei singoli mercati.

Tutto questo per dirvi un po’ la mia in merito e chiarire alcuni aspetti un po’ sensazionalistici dell’inchiesta.

Vi segnalo anche un altro buon articolo di commento: LEGGI QUA