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Sono un viaggiatore di bocca buona

Leggo Tripadvisor e penso che o la gente ama parlar male delle cose, ho io ho una soglia di tolleranza molto alta quando si tratta di alberghi. Proprio oggi ho pubblicato una recensione positiva dell’hotel dove abbiamo alloggiato questo weekend. Dopo averlo fatto ho letto gli altri commenti: dire che fossero negativi è usare un eufemismo. Io credo avere un certo livello di igiene che tengo e che richiedo, quindi non mi pare di essere uno che dorme nei letamai. Anche YdR vi potrà confermare le mie preoccupazioni prima di vedere l’hotel dello scorso anno ad Amsterdam.
Molto c’entra che gli italiani sono criticoni e che devono entrare un po’ nell’ottica dei rapporti qualità prezzo degli hotel londinesi ma veramente si leggono delle cose esagerate.

London calling

Eccoci qua. Ieri è stata una lunga giornata. Per metà lavorativa e poi il trasferimento a Londra. A gatwick sembrava fosse arrivato il mondo in quel momento? Se è questo l’antipasto olimpico siamo a posto. Comunque siamo riusciti a superare gran parte della coda al controllo documenti grazie alle postazioni automatiche dedicate al passaporto elettronico. Diciamo che in estrema sintesi sono dei tornelli elettronici con riconoscimento facciale. Hotel al di sopra delle aspettative: in stanza ben tre letti singoli e tanto spazio in più rispetto a quanto eravamo abituati nella stessa zona al medesimo prezzo. Da bravi abitudinari, giornata conclusa al solito pub a Queensway a vedere l’Italia irridere ancora i teutonici paladini dello spread. Domani Wimbledon!

La Ryan Air degli hotel? Alla fine non mi convince

Mi capita di andare almeno un paio di volte l’anno a Londra. In genere col mio omonimo rhodense e soggiorniamo in zona Bayswater. Questa volta, per la prossima trasferta in occasione di Wimbledon (facendo i debiti scongiuri per i biglietti) avevo la curiosità di provare o Tune Hotel o l‘Easy Hotel. Entrambi applicato il principio utilizzato dalle compagnie low cost aeree agli hotel. Tune è una catena che si è sviluppata nel sudest asiatico, Easy invece è legata a doppio filo alla Easyjet. In pratico sono alberghi standardizzati nelle forniture, minimali nell’arredamento, con buona parte dei servizi opzionali. Vuoi che ti rifacciano la stanza tutti i giorni? Paghi. Vuoi la stanza con finestra? Paghi. Vuoi il televisore? Paghi.

Di base il concetto non mi dispiaceva, fino a che alla resa dei conti sono emersi due effetti negativi.

1) il costo non era poi così competitivo rispetto ai 2/3 stelle che frequentiamo normalmente. Non certo delle regge ma neppure topaie.

2) ho visto su tripadvisor le foto delle stanze. A Londra sono sempre piuttosto piccole ma… qui eravamo quasi a livello degli “alveari” giapponesi.

Volare non low cost: La piacevole disabitudine a quello che era lo standard

Una volta le Low Cost non c’erano. Si viaggiava molto meno o comunque spendendo molto di più. Oggi, per quanto si possa dire peste e corna di certe compagnie (io per esempio odio la Ryan e magnifico l’Easyjet), può costare meno andare a Parigi che non a Roma.
Le compagnie tradizionali però non stanno a guardare e talvolta capita che siano addirittura più convenienti. Per esempio se andassi (uso purtroppo ancora il condizionale) a Londra a fine ottobre, prenderei un volo British Airways. Guardando le condizioni mi rendevo conto di quante cose do’ ormai come straordinarie e una volta non lo erano:
– avere il posto assegnato (che però se volessi già oggi, un mese prima, mi costerebbe 12 euro)
– poter portare un bagaglio senza preoccuparsi di pagare un extra
– bersi un caffè o una coca in volo senza dover metter mano al portafoglio.
Se invece tutto questo te lo danno per 110 euro A/R… bè non è poi così male… 😀