Archivio dell'autore: Puck74

Nel dispetto delle tradizioni (reprise)

Un’altra tradizione che questo Natale non ho rispettato, oltre a quella dell’apertura dell’artigiano in fiera, è legata agli addobbi a casa mia. In genere il mio albero viene fatto da una donna. La tradizione fù inaugurata dalla mia ex siciliana, che un anno salì a Milano 48 ore per farmi l’albero (e non stavamo già più assieme). Da allora solo un anno non ci fù una volontaria e allora il mio abete di plastica rimase in cantina. Ma quest’anno no. Lo spirito natalizio ha vinto la pigrizia e, per i miei canoni, mi è venuto pure bene.

Dio esiste e vive a Bruxelles

Niente da fare, come in molti aspetti della mia vita, anche al cinema sono chiaramente attratto dalle cose strane. Non si spiegherebbe altrimenti il fatto di essere finito ieri sera  a vedere “Dio esiste e vive a Bruxelles”. Un film con tanti aspetti. Cupo ma speranzoso, truce ma divertente. Dio è un tipo crudele. Il figlio è scappato di casa per fare di testa sua e la figlia di 10 anni non lo regge più e sogna di fare lo stesso. Così per dispetto fa arrivare a ogni persona nel mondo la data esatta della propria morte e poi scappa per trovare i suoi sei discepoli. Questa in soldoni l’inizio della storia. Grottesca, che fa riflettere ma anche ridere di gusto. Se devo trovare un appunto, per come sono io, non posso accettare l’idea, peraltro diffusa, che le colpe dei mali del mondo siano di Dio. “Perché se Dio c’è ammette che si soffra tanto?” Il film non ambisce a dare risposte al male del mondo ma alla fine ci aiuta almeno  a essere più ottimisti. In definitiva mi è piaciuto. 

 

La cultura poi ti cura con premura

Così scrivevano gli immortali Skiantos nella canzone “Diventa Demente (la Kultura poi ti kura)”
Così faccio io stasera: visto che non ho nessuno che si prenda cura di me, lascio che lo faccia la cultura. Appena uscito dall’ufficio andrò a vedere la mostra di Viviam Maier (col forte sospetto che ne uscirò con il catalogo…) e dopo vado al cinema, sempre da solo, a vedere “Dio esiste ed abita a Bruxelles”.

A domani per i commenti. Subito invece la canzone degli Skiantos

 

Star Wars: il risveglio dei flame

Oggi esce Star Wars e ieri ho avuto un interessante dialogo telematico con due amici sul fatto che i radicalchicdistocazzodasocialnetwork debbano dar contro al nuovo capitolo della saga. Ecco che quindi, per gioco, ho partorito un po’ di insulti che soggetti di questo tipo potrebbero levare senza neppur aver visto un fotogramma del film. Io, pur non essendo un mega fan, andrò a vedermelo il 21.

“che poi ormai li fa tutti JJ Abrams, ci manca solo che fra un po’ Spock abbracci il lato oscuro della forza”

“star wars è la brutta copia futuristica delle saghe epiche di Tolkien”

“Certo che ora che è della Disney stanno vendendo la licenza di Star Wars a chiunque. A quando le mutande del Risveglio della forza?”

“Quanti film sono questa nuova saga? Non facevano prima a trasmetterlo direttamente su Fox?”

  

  

Netflix e la bulimia seriale

izU1P_K3Sono al secondo mese di Netflix. Dopo il primo gratuito ho deciso di confermare l’abbonamento e, per ora, verso gaudente il mio obolo di 9,90 euro al mese per la versione HD (il 4k purtroppo è fuori dalla portata della mia banda internet). Mi sto rendendo però contro di un serio problema connesso a come Netflix gestisce le serie che offre. Non vi è una reale programmazione, come puo’ avvenire su un canale tradizionale ma, quando una serie viene offerta, è istantaneamente messa a disposizione l’intera stagione. Questo fa sì che ci si bruci (o si ingurgiti) un filotto di puntate in pochissimo tempo. Per esempio la prima stagione di The 100 mi è durata meno di una settimana. Complici altre ottime caratteristiche di Neflix (essere multipiattaforma e poter riprendere una puntata esattamente da dove la si è lasciata anche se si cambia device) l’ho vista senza quasi accorgemene.

Il dubbio finale è che sia un po’ snaturare la cosa. Ci si gode più una serie centellinata settimana per settimana in piccole dosi o assorbita a monoblocchi?

Just a Gigolo

Oggi mi sono comprato una cuffica BT per l’iPhone. Così ho rispolverato qualche vecchia playlist. Da una di queste è riemersa questa fantastica canzone.

Pettegolezzi condominiali

Non sono un amante del gossip, soprattutto fatto a mezzo web ma c’è una spigolatura sui miei vicini di casa che ho trovato simpaticamente divertente. Sono una coppia con una giovane bimba. Ha poco meno di due anni quindi è il primo Natale che diciamo è un po’ presente a quello che succede. Premettiamo che hanno un appartamento speculare al mio, quindi non certo una magione. La settimana scorsa rincaso e vedo fuori dalla loro porta la scatola di un grosso Alberto di Natale artificiale. Mi scappa l’occhio sul l’altezza: 180cm. Complimenti, penso. Chissà come ce lo fanno stare in salotto. L’altra sera rincaso e sullo zerbino ancora la scarola dell’albero. Ma non era la stessa. Leggo: 120cm. Ah ok, adesso ci siamo 🙂

X-Factor e la tempesta perfetta 

IMG_7891o, ha rasentato la perfezione del genere. Eliminato il corpo estraneo tra i giudici, inserita Skin e richiamato Elio, la versione italiana del talent è stata la prima a presentare solo cantanti a guidare le squadre. Il secondo elemento è stato l’inserimento dei gruppi “veri” e non solo di quelli vocali. Credo che in Italia la maggior parte di chi faccia musica lo faccia in questa forma, era quindi a
nacronistico lasciarle fuori e la qualità di questa categoria nel corso della gara lo ha dimostrato. Ultimo elemento è l’alchimia che pare essersi creata tra i concorrenti. Senza polemiche e invidie (apparenti) la competizione non è comunque scaduta nel buonismo. A questo punto il dilemma della produzione sarà “replicare o innovare?” Entrambe le strade sono altrettanti difficili e rischiose dopo un successo come quello 2015.