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5 cose che dopo i 30 non dovreste più avere in casa – Casa.it
Oggi mi sono imbattuto in questo articolo di Casa.it. sulle cinque cose che individuano sono abbastanza d’accordo… tranne una: la lavalamp.
Ma come non dovrebbero stare in una casa di un over 30? A parte che sono oggetti di design fantastici (se prendete quelle originali e non delle bieche copie) io sono riuscito a farmela regalare solo alla soglia dei quaranta! Non se ne parla neanche di buttarla. Non che l’accenda tutte le sere ma non mi sembra neanche un oggetto, a differenza degli altri indicati nell’articolo, che qualifichi il mio salotto come una versione espansa della mia vecchia cameretta.
Sorgente: 5 cose che dopo i 30 non dovreste più avere in casa – Casa.it
Quantificare l’intangibile
In questi giorni leggo diversi post su facebook di amici che rilanciano le accuse de Il fatto quotidiano a Expo. Ho letto l’articolo, come ne ho letti diversi in questi mesi dalle stesse fonti. Sinceramente mi sembra partano da basi oggettive per perdersi poi in speculazioni di parte. Opinioni e, come tali, opinabili. Personalmente ritengo che il successo di Expo per Milano (più che in sé come manifestazione) sia stato in questa intangibile sensazione di rinascita. L’indotto non sono solo i turisti che spendono in città, il fatto che Milano sia tornata sulla mappa del turismo internazionale, sperando per restarci. Come si legge bene in quest’articolo di Internazionale, il vero effetto positivo è nella testa di chi si vuole far contagiare dalla sensazione che non ci si puo’ lasciar andare al pessimismo. Non si puo’ sempre pensare che tutto è una merda. Bisogna vedere il buono e il meno buono (come i 72 milioni di euro per la bonifica del sito). Però si deve combattere per costruire e non solo per distruggere. Se questo seme di Expo resterà nella testa dei milanesi e non solo, sarà stato un successo a dispetto dei conti (che poi secondo me non sono così negativi come qualcuno vuole farli passare)
Sorgente: Miracolo a Milano, catastrofe a Roma – Philippe Ridet – Internazionale
Il post più letto del mese
Anche questo mese, riguardando i dati delle visualizzazioni del sito, c’è un post che ha svettato su tutti gli altri. Dopo la lasagna fruttariana di settembre, in ottobre a farla da padrone è stato il post sui vaccini. L’argomento è stato dibattuto un po’ ovunque e anche qua, soprattutto nei commenti su Facebook, ha creato scompiglio. Spiace invece vedere che un altro post a cui tenevo molto, quello sull’homeschooling, è passato quasi inosservato. Ne approfitto per riproporvelo.
Non ci sono più le Galatine di una volta
Se c’è una caramella che associo alla mia infanzia sono le Galatine. I miei ogni tanto andavano ai magazzini Metro (dove, ai tempi, c’erano quasi solo confezioni da ingrosso, ora non so) e le prendevano. Quindi ne avevamo sempre in giro dosi industriali e mio padre ne era ghiotto. Le presi per il famigerato halloween condominiale ed essendomi rimaste sul groppone, ieri sera ne ho mangiata una. Le ricordavo quadrate, con gli angoli smussati. Soprattutto ne ricordo la consistenza: dure ma dopo poco tendevano a sciogliersi o, se le masticavi, a sbriciolarsi. Ora nulla di tutto questo. Non si sciolgono e se provi a masticarle hanno una strana consistenza. Ridatemi le vecchie Galatine!
Misofono o patito della buona educazione?
Io sono sempre stato infastidito da chi fa rumore mentre mangia. Capita anche a me di dire quella mezza parola a bocca piena (ma cerco sempre di non farlo) ma ci sono in giro troppe persone che lo fanno regolarmente, così come fare rumore mentre bevono o masticare la cicca a bocca aperta.
Mi sono sempre reputato un rompiballe per questo mio comportamento, però ora c’è uno studio scientifico (diciamolo: c’è uno studio scientifico per tutto) che dice esista una patologia chiamata Misfonia che fa essere particolarmente sensibili a certi rumori. Sembra però che chi è affetto da questa malattia sia anche particolarmente creativo.
Mah… io non mi credo molto creativo ma solo fissato eccessivamente con la buona educazione a tavola…
Adulti che imparano tardi a (video)giocare
Certe cose vanno imparare a fare da ragazzi. Dico questo andando anche contro i miei interessi, perché vuol dire che, seguendo questo ragionamento, non potrei imparare a fare nulla di nuovo. Non dico che sia impossibile, però ad una certa età è decisamente più difficile. Non solo saper fare le cose ma anche saper gestire le cose. Ci pensavo guardando gli adulti che videogiocano in metropolitana. Le nuove console ma soprattutto gli smartphone hanno sdoganato il gaming. Io trovo che nerd cresciuti giocando fin da piccoli, sappiano gestire molto meglio la cosa. Mi sto rendendo conto che gente che inizia a videogiocare abbondantemente over 30 poi rischia un effetto “videopoker”. Passa ore e ore a giochi cretini, a volte spendendoci anche dietro. Non è che perchè uno sia “maturo” sappia per forza gestire meglio le cose. I miei da piccolo mi hanno lasciato giocare, con dei giusti paletti, che ora sono il mio naturale modo di darmi una misura. Ovvio, uno puo’ avere questi limiti di suo ma vedo che molta gente di una certa età pensa soltanto di averli, quando la realtà dei fatti dice il contrario.
Sono un Mac user con un dna da Pc…
Ho un iMac, un iPad e un iPhone. Nonostante questo resto geneticamente legato al mio passato da smanettone (per modo di dire) Pc. L’utente Pc ha un rapporto col suo computer molto più carnale e prosaico rispetto a un utente Mac/Apple. L’utente Pc apre, cambia, smonta il proprio computer. L’utente Mac spesso colleziona i suoi vecchi Apple in reliquiari.
Di recente il mio iPhone 5s ha avuto bisogno di cambiare il connettore dell’alimentazione. Apple Store spendendo ben più di 100 euro o negozio dei cinesi per 30 euro? Ho scelto la seconda, con discreta soddisfazione.
Il mio iMac è del 2007 e inizia a essere un po’ lento (certo, un po’ degli stessi anni ora sarebbe decrepito). Cambiarlo o montarci un disco ssd? Mi sa che opterò proprio per la seconda…
Antonio Boggia, chi era costui?
Ci sono molti libri e racconti che trattano la Milano Nera. Tutta quella serie di fatti di cronaca, appunto nera, che hanno riguardato la nostra città. Principalmente sono ambientati negli anni settanta, quando anche anche il cinema, con la exploitation italiana ci raccontava di rivoltelle e rapine. C’è però una storia molto più vecchia e, se vogliamo, affascinante nel passato milanese. Si tratta di quella relativa a Antonio Boggia, riconosciuto come il primo serial killer italiano. Per approfondire vi rimando alla pagina di Wikipedia Antonio Boggia – Wikipedia
Ci sono anche diversi libri. Li trovate su Amazon cercando “stretta Bagnera”, la via dove Boggia “operava”


