Archivi categoria: Giorno Marmotta

Dislessia tattile

Io, portando avanti delle piccole riminiscenze dei due anni di dattilografia fatti alle superiori, digito con sei dita e senza guardare la tastiera. Però spesso inverto le lettere, digitandone prima una e poi l’altra. Esiste una cosiddetta dislessia tattile o dattilo? In caso positivo ne devo essere affetto.

C’è sensibilità e demagogia

Su una pagina facebook mi sono permesso di far notare che parlare oggi di “lutto” per la sconfitta della Juve era un tantino un termine fuori luogo, e che se ne potevano usare tanti altri per gli sfottò.
Sono stato accusato di essere un perbenista e un demagogo.
Bah, sarà vero ma io sono contento così.

Non ci credo più

Sono un tifoso disilluso. Oggi la cremo ha giocato l’andata delle semifinali playoff di lega pro, pareggiando malamente 1-1. Ora dovremo vincere a Trapani. Io onestamente non ci credo più. Spero di sbagliarmi.
Qui sotto il video che ho fatto con il nostro gol su calcio piazzato, forse viziato da fuorigioco.

 

Morire al tempo di Facebook

Già in passato ho scritto sul morire al tempo di facebook e soprattutto su come certe testate, in caso di fatti di nera, passino a presentarti attraverso quello che scrivevi sul social network.
Oggi mi sono imbattuto in un’altra più triste sfaccettatura della vicenda, che si collega anche a quanto scrissi di recente sul lascito telematico.
Mesi fà morì una persona che conoscevo e che avevo come amico su facebook. Da allora il suo profilo è rimasto lì, come una zattera alla deriva. Oggi sarebbe stato il suo compleanno e facebook ci ricorda di fargli gli auguri. Purtroppo capita anche che persone lontane non sappiano della dipartita e allora scrivano, in totale onestà, i propri auguri. Anche questo fa parte dell’era della presenza digitale.

Ci sono ancora le mezze stagioni

Quest’anno è il grande ritorno delle mezze stagioni. Con sbalzi climatici da urlo che, per la legge di Murphy, fanno sempre piovere nel weekend.
Personalmente è una settimana che sbaglio completamente come vestirmi. Mi aspetto un raffreddore da un momento all’altro.

Il ritorno delle mezze stagioni Con i weekend sempre bagnati – Corriere.it.

Il primo panno verde non si scorda mai

Il panno verde è sinonimo di gioco d’azzardo, di locali fumosi, carte e finches.
Per quelli della mia età, per molti anche più maturi, per qualcuno di più giovane, il primo panno verde è stato molto diverso.
Ieri sera ero alla presentazione di un libro in un bell’ostello nel centro di Milano. Posto di cui ignoravo l’esistenza fino a qualche giorno fa. Questa però è un’altra storia di cui magari parlerò in un post ad hoc.
La presentazione era nel locale comune dell’ostello, posto nel seminterrato.
Stavo per imboccare le scale per uscire quando eccolo lì, appeso tra una chitarra e un calcetto: il panno del subbuteo! Quanti ricordi. Un po’ liso ma stupendo, steso e fissato su una tavola di compensato, come succedeva a chi era fortunato e aveva un posto dove riporlo. Altri, come il sottoscritto, lo stendevano solo quando lo usavano. Il risultato era un campo pieno di dossi, in corrispondenza delle pieghe. Non ho potuto fare a meno di fargli una foto.

20120517-094444.jpg

E guardo il mondo da un oblò, oggi

Oggi ho iniziato la giornata con il mio piccolo giro del mondo, stando sotto le coperte: le webcam. Ironia della sorte, l’app che uso di solito nella sezione “random” oggi mi ha offerto un mio vecchio pallino: le Svalbard. Prima o poi ce la farò. Godetevi il panorama dell’aeroporto.

20120517-071331.jpg

Via Terraggio 5

Dal ’94 a oggi la maggior parte del mio tempo l’ho passato in zona Cadorna a Milano. Prima andavo in Cattolica, poi in ufficio. Sempre lì. Sono anche uno che si vanta di non andare in giro a testa bassa ma cerco sempre di visitare e scoprire posti nuovi, anche nella mia città. Questo giardino però proprio non lo conoscevo e devo ringraziare il sito SurviveMilano. Il numero 5 di via Terraggio sembra un civico qualunque. Un portone in legno da passo carraio, un citofono. Se però si fa un passo dentro, si scopre che da accesso ad un piccolo e grazioso giardinetto, ritagliato tra le vecchie case circostanti. Un paio d’altalene, uno scivolo, qualche pianta e qualche panchina. Quello che stupisce è la tranquillità: la sua conformazione tra le case, ne fa una piccola isola protetta dalla confusione che impera centro metri più in là, tra via Carducci e il bar Magenta

20120516-132402.jpg