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La natura non è equa
Ok, ci sono i belli e ci sono i brutti. Io ho sempre saluto di non essere un adone. Conosco persone belle, sia uomini che donne ma “belli normali”. Visitando il Witney Museum, mi sono imbattuto in Pierce Brosnam. Sì, l’attore, l’ex 007, il protagonista di Mamma Mia e tanti altri film. Lo vedi e pensi che è un bell’uomo nonostante l’età. Poi gli fai due foto di sfuggita e viene bello e perfetto come fosse in posa. Le facessero a te sembreresti pronto per le foto segnaletiche. E allora vaffanculo. Non c’è giustizia 🙂
Come ne “Il ragazzo di campagna”
Dovendo scegliere un albergo a New York che conciliasse le nostre esigenze di ubicazione con il nostro budget, la nostra scelta è ricaduta sul Pod 39. Un albergo molto di design ma che già dal sito faceva capire come le stanze fossero abbastanza anguste. Si sa che in fotografia tutto appare più grande di quello che è, però non pensavamo certo di trovarci in una situazione del genere. Capiamoci, la sistemazione è molto carina ma sembra veramente di essere nel film di Pozzetto “il ragazzo di campagna”.
Qui sotto invece un “panoramica” della nostra stanza. Dopo l’iniziale scoramento, devo dire che ho provato un perverso divertimento nell’incastrare il tutto. L’hotel però ha anche molti aspetti decisamente positivi ma ve ne parlerò in un altro post.
Un errore da dilettanti
Il mio amico Simon mi tirerebbe le orecchie. Nonostante non sia esattamente al primo viaggio negli stati uniti organizzato in autonomia, questa volta ho fatto un errore davvero dilettante. Al momento di noleggiare l’auto non sono stato attento A controllare se il pieno di benzina fosse compreso o meno. Sono così arrivato alla restituzione con il serbatoio vuoto. Il tipo dell’autonoleggio mi ha fatto notare che in questo modo avrei dovuto pagare la bellezza di $ 10 a gallone per fare il pieno. Un totale di $ 190. Da notare che alla pompa la benzina costa meno di tre dollari a gallone. Mi sono dato del pirla e ho detto okay, colpa mia, parlo. Il tipo mosso a compassione mi ha fatto uscire Dall’autonoleggio per andare a fare un pieno privatamente. Alla fine essere educati e gentili alle volte paga. Al mio ritorno ho pensato bene di dare una stretta di mano ben farcita (mancia). Lui deve essere rimasto piacevolmente colpito, perché si è anche offerto di chiamarci un taxi. Che poi avesse la mezza con il tassista è un altro paio di maniche però ci ha semplificato la vita.
Hamptons di livello
Seconda giornata negli Hampton e tutto un altro livello. Intanto oggi c’era un bel sole. Prima siamo andati fino alla punto della penisola, a vedere il faro di Montauk Point. Poi tornando ci siamo fermati prima in un paese molto balneare e gggiovane e quindi siamo andati in spiaggia. Era proprio come mi immaginavo questa zona da film e telefilm: villoni da una parte, spiaggia lunga e di sabbia finissima dall’altra.
Già soddisfatti, eravamo sulla via del ritorno. Passando accanto a una vigna, con relativa azienda vinicola, abbiamo notato una quantità assurda di auto ferme e… Ci siamo fermati anche noi. Praticamente sul grande prato tra il negozio e la vigna c’era degustazione e musica dal vivo. Decine di famiglie e ragazzi (over 21, per poter bere) coi loro teli erano sul prato a bere e chiacchierare. Molto bello e anche il vino era meritevole. Ambiente molto più up di ieri: se avessi un euro per ogni porsche che ho visto, ci saremmo pagati una gran cena gratis.
Hamptons a gettoni
Uno arriva in una delle zone più up degli USA (o almeno che hanno questa fama) e cosa fa? Va a fare il bucato in una lavanderia a gettoni. In una vacanza di tre settimane è una tappa quasi obbligata e nelle mie vacanze USA è una cosa capitata spesso. È anche un bel modo per entrare a contatto un po’ di più con la vita di tutti i giorni e fare del people watching. Anche questa volta c’erano tutti gli elementi classico di questa esperienza. Frequentato da fasce non certo abbienti (la signora degli Hampton non si fa il bucato da sola e non lo fa qua) ma ambiente rispettabile e pieno di bambini. Inoltre era venerdì sera e c’erano molti operai single a farsi il bucato. Menzione di merito al fatto che in questi luoghi vengono a morire vecchi e gloriosi coin op. Qui faceva bella mostra di sè un doppio cabinato Ms Pacman e Galaga.
Tornando agli Hampton (o Hamptons, non mi è ancora chiaro) altro non sono che la punta di Long Island. La parte chic c’è e parte da dove siamo noi a salire. La vedremo domani.
Riconversioni post belliche
Che il traghetto col quale abbiamo compiuto il tratto di mare tra New London e gli Hampton non fosse particolarmente recente lo si capiva al volo. Quanta storia avesse alle spalle l’ho scoperto solo dai pannelli commemorativi all’interno. In pratica si trattava di una ex nave da guerra della Marina statunitense, che aveva pure partecipato al D-Day. In seguito è stato riconvertito in traghetto.
Capa Cod Drive Throu
Stilando l’itinerario sapevo che il passaggio di Cape Cod sarebbe stato un po’ veloce ma non lo immaginavo così. Era stato un giorno in più, inserito tra Boston e gli Hampton. Siamo quindi partiti di buona lena per vedere il più possibile. Una volta imboccata la strada per Province Town (P.Town per gli amici) siamo finiti in un ingorgo mostruoso, che ci ha fatto perdere almeno un ora. Il motivo, lo scopriremo più tardi, era un gay pride molto frequentato perché P.town è dagli anni sede di una comunità gay molto attiva e molto artistica. Riusciamo comunque a raggiungere il capo di Cape Cod, una distesa di sabbia e dune molto spettacolare. Cerchiamo poi di andare a mangiare a P.Town. Avevamo però sottovalutato l’afflusso di gente per la parata e soprattutto i problemi per il parcheggio: i pochi posti rimasti erano venduti a 20 dollari. Anche no. Riaccendiamo quindi il capo fermandoci in altri punti del parco, raggiungendo poi il nostro albergo. Qui, facendo un check per il giorno successivo, scopriamo che l’unico traghetto disponibile per gli Hampton è alle 8 e ci attendono due ore di strada. Sveglia puntata alle cinque e a nanna presto. Non prima del l’ennesima mangiata di pesce.
La cultura poi ti cura con premura
Io mi sono laureato in una università discretamente prestigiosa a livello italiano ma oggi mi sono sentito un po’ una cacchetta. L’ultima giornata bostoniana è stata infatti dedicata alla visita del Mit e di Harward. Soprattutto il primo mi ha impressionato. In alcuni aree si riesce ad entrare e fa senso vedere, a differenza delle nostre università, pochissime aule ma tantissimi laboratori. Poi anche la cura per l’attività fisica, che molti erroneamente etichettano come futile culto sportivo, all’interno dell’università americana per me è un importante momento formativo. Il mit non brilla certo per risultati sportivi ma ha impianti che fanno impallidire Milano.










