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Il Bernina neozelandese

Oggi abbiamo avuto un’altra delle tappe che attendevo maggiormente. Da Christchurch abbiamo preso il treno panoramico TranzAlpine, che taglia in orizzontale l’isola sud dal Pacifico al mare della Tasmania e poi torna indietro. Tra i due mari c’è la maggiore catena montuosa del paese. Un po’ come il nostro trenino rosso del Bernina, con le dovute proporzioni. Nonostante il clima non favorevole (non dimentichiamo che siamo molto a sud durante l’inverno australe, quindi certe cose erano preventivate) è stato molto spettacolare. Treno bello e paesaggi ancora di più. Per gli arditi, ovvero giapponesi, vecchietti locali e il sottoscritto, c’era anche un vagone senza vetri per fare foto. Nonostante le difficoltà, date dalla pioggia, dal freddo e dalle numerose gallerie in cui ci si ricorda che la locomotiva è diesel, mi sono venute delle belle foto. Soprattutto nel viaggio di ritorno quando, a sorpresa, il cielo si è aperto proprio nella parte più spettacolare del percorso.

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Un’ottima cena

Questa sera ci siamo concessi una bella cena di pesce allo Shed 5, ristorante sul molo di Wellington di proprietà dello chef, a quanto pare rinomato, Simon Gault.
Mi sono tolto lo sfizio di provare delle ostriche locali e devo dire che oltre a essere davvero buone erano anche decisamente diverse rispetto a quelle che avevo assaggiato in passato e in genere provenienti dal nord della Francia. Erano molto più corpose e con una consistenza maggiore. Stesse differenze che avevo già visto in questi giorni tra le cozze nostrane e quelle locali. La cena è poi proseguita con un ottimo pesce, di cui nessuno di noi quattro è riuscito a capire il nome e con un dolcetto al cioccolato che in fondo è stato il punto debole del tutto. Rapporto qualità prezzo decisamente buoni e materie prime di qualità.

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Sembra fatta apposta per me

Qualche giorno fa passammo casualmente a fianco dello stabilimento della birra Tui, a quanto pare molto diffusa qua. Una sosta fu d’obbligo, anche all’annesso negozietto dei gadget. Potevo farmi sfuggire la maglietta che vedete in foto? Date le iniziali, sembra fatta apposta per me!

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Una volta sola

Quando viaggio cerco di guardare e capire il più possibile di quello che mi circonda. La mia ottica è però, per così dire, ordinaria. Qua invece mi capita di guardarmi intorno e pensare che sono così dall’altra parte del mondo che ogni singola cosa non la rivedrò mai più in vita mia. Neppure in Armenia e in Islanda, i miei viaggi più particolari fino ad oggi, avevo mai avuto questa sensazione. C’è sempre l’idea che magari un giorno ci tornerai. Qui no. Fa una strana impressione.

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Il duello

Quando preparavo la vacanza, il mio unico rimpianto era quello di “saltare” l’estate quest’anno. Partire dal caldo italiano per il freddo neozelandese. Se devo giudicare da questa prima settimana, ho quasi fatto il colpo gobbo. A parte il piccolo problema di pioggia attraversato due giorni fa, le giornate qui sono freddine, neppure troppo, ma soleggiate. Ora andrò verso il sud, dove il clima dovrebbe essere tipo il nord europa e quindi non mi aspetto il meglio. Leggendo però i commenti dei miei amici su Facebook devo dire che non mi sembra di essermi lasciato alle spalle una grande estate. Forse l’inverno neozelandese batte eccezionalmente l’estate milanese?

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3 agosto: vino annacquato

Fino ad ora l’inverno australe era stato molto generoso con noi. Oggi, sotto un cielo plumbeo, puntavamo da Napier a Martinsbrghurumd, così detto sia perché non mi ricordo il nome preciso sia perché i locali lo pronunciano in un modo incomprensibile. Dopo una visita inattesa alla fabbrica della birra Tui, abbiamo puntato diretti la nostra metà, nel pieno dell’area vinicola della Nuova Zelanda. Più andavamo verso sud e più il tempo peggiorava. I fiumi si facevano sempre più minacciosi e melmosi fino a quando… abbiamo trovato la strada chiusa. A quanto pare l’ennesimo ponte è stato chiuso. Grazie alla mia prode cartina abbiamo trovato una via alternativa, che ripassava lo stesso fiume più a nord. Dita incrociate e… Ci è andata bene. Altrimenti avremmo dovuto tagliare la tappa e puntare dritti a Wellington. Saltando le degustazioni.

Il bello di perdersi

Quest’anno è il primo viaggio in the road che faccio da quando i navigatori satellitari sono diventati di diffusione capillare, grazie agli smartphone. L’ultima volta, in Florida, avevan un Tom Tom ma non era culturalmente la stessa cosa. Ormai non ci si muove di cinque metri in auto senza impostare la rotta. In questo, vi stupirò, sono un po’ retrogrado. Ben prima di partire mi ero acquistato una cartina stradale della Nuova Zelanda. Ho anche scaricato il navigatore gratuito ma non sarei mai partito senza cartina. Così come rinfaccio sempre ai miei (che impostano la rotta anche per fare una strada che conoscono da quarant’anni), il navigatore impigrisce e fa perdere il senso dell’orientamento. A parte che non è sempre preciso e non sempre dettagliato come serve, vuoi mettere il piacere di capire come orientarti in un posto nuovo? Un piccolo modo per sentirtene più partecipe.

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La rosa solfurea di Rotorua

Una delle tante cose in cui Las Vegas è migliore rispetto a RotoVegas/Rotorua è l’aria. Se nella Vegas del Nevada c’è inquinamento e comunque un clima desertico, qui l’odore di zolfo ti entra veramente nella pelle. Eppure io solo uno che si lamenta che io suo naso sia grosso e inutile ma ad un certo punto ha iniziato ad infastidire anche me. Belle le pozze solfuree, belle le terme, bello che è tutto naturale ma… Se le fialette puzzolenti le facevano all’odore di uovo marcio ci sarà un perché. Una cosa che colpisce entrando in città, soprattutto la sera, è come fumano i tombini. Anche le fogne qui sono bollenti per via della caldera.

Ps aggiornamento su RotoVegas: individuato motel RotoVegas e soprattutto locale hot chiamato Vegas… Le somiglianze aumentano…