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La bufala dei condizionatori e il giornalismo italiano

Ieri è andato in scena un tristissimo siparietto che ha visto protagonisti non solo tantissimi italiani, che hanno rilanciato la notizia sui propri social, ma anche importanti testate giornalistiche che ne hanno dato enfasi (e immeritata autorevolezza). Sto parlando della famigerata Tassa sui condizionatori. Non mi metto neppure a spiegarvi perché sia una bufala, vi giro direttamente un articolo che ne fa un’approfondita analisi LEGGETE QUA

Mi limito solo a far notare come anche gli articoli più autorevoli, come Il Giornale o TgCom24 (sì, scusate, li ho chiamato autorevoli, la cosa mi sta già provocando uno sfogo cutaneo) parlino dei 12kW di potenza. Chiunque si cimenti nella lettura della propria bolletta dell’elettricità sa si tratta di una potenza industriale. Per ora mi fermo qua. Mi premeva ribadire che è una bufala. Vi rimando a un prossimo post per le riflessioni su quanto successo ieri. 

Il sogno di ogni partito (populista)

In Italia (ma credo non solo qui) un partito che punti sul populismo ha un potenziale bacino di voti sicuramente in doppia cifra percentuale. Ne ho la conferma ogni giorno su internet. Un esempio emblematico di lettore supino e scollegato lo trovate nella foto che riporto. Ormai non si riconosce neppure più la satira (è ben evidente il fatto che si tratti di un articolo de Il Lercio), basta lanciare un titolo che ce l’abbia con qualcuno che è riconosciuto come il nemico (sia l’europa, i politici o gli immigrati) e subito tutti dietro come pecoroni. Tristezza.

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Tutti i figli di meteo.it

Purtroppo ci sono alcuni bruttissimi fenomeni che affliggono l’informazione (o la presunta tale) online. Ormai si va a caccia di click (che corrispondo a visualizzazioni di pagine e quindi piccoli o grandi incassi pubblicitari) con slogan scandalistici, spesso immotivati e infondati. Uno di quelli che più mi fa arrabbiare è ilmeteo.it che riesce a farlo strumentalizzando anche gli eventi atmosferici. Una nuova fonte da cui secondo me bisogna tenersi alla larga è it.blastingnews.com. E’ vero che consente a tutti di scrivere quindi non c’è una vera e propria linea editoriale, però è anche vero che buona parte degli articoli è della categoria di cui vi accennavo. Devo indagare se è così perchè poi gli scrittori possono incassare qualcosa in base alle visualizzazioni del proprio articolo. Sarebbe l’apotesi della mercificazione dell’informazione. Un esempio pratico è questo articolo in cui mi sono imbattuto oggi. Per una volta gli regalo quel poco di visibilità che il mio sito puo’ dargli.

Per fortuna che ci sono siti come BUTAC (Bufale Un Tanto Al Chilo) che cercano di fare chiarezza è hanno redatto pure una black list dei sito la cui affidabilità è dubbia (per usare un eufemismo).

Ode ai debufalatori

Nell’era di Facebook, le bufale non sono all’ordine del giorno. Di più. Più volte ne parlai in passato (la mia pietra filosofale resta questa) ma oggi vorrei spendere due parole per dei Don Chisciotte moderni: chi dedica il suo tempo libero al servizio di pubblica utilità di smentire le bufale. Ci sono diversi siti di questo tipo e forse potranno sembrare inutili ma non lo sono. Chi, come me, vuole ribattere a chi crede a tutto ha spesso così le risposte pronte. Le bufale sono più dannose di quanto si creda perché creano confusione, false convinzioni e spesso fomentano l’odio verso un gruppo etnico o sociale. Smentire le bufale dovrebbe essere un dovere morale di tutti.

In particolare vi segnalo:
Bufale un tanto al chilo
LegaNerd – Bonsaikitten

C’era una volta il Weekly World News

Il Weekly World News era un tabloid statunitense di notizie bizzarre e totalmente inventante. Generalmente corredato di fotomontaggi volutamente di bassissimo livello. Purtroppo la sua comicità non è sopravvissuta all’era di internet, dove in rete si possono trovare le peggio cavolate che, spesso, non essendo volutamente ironiche fanno ancora più ridere.
Ora l’articolo che vi segnalo spero sia ironico. Che lo sia o che non lo sia, comunque alla base c’è della sana genialità.

Satanisti invocano per sbaglio Padre Pio (che gli chiede soldi e poi, benedicendo, se ne va)

Il mulino a vento delle bufale gira a pieno ritmo

Combattere le bufale in rete, siano su facebook o su wikipedia, è come combattere i mulini a vento. L’altro giorno mi sono trovato a discutere su come il fascismo avesse “debellato la mafia dalla sicilia” oggi (di nuovo) sulla miracolosa “molecola che fa suicidare i tumori”. Chi me lo fa fare di mettermi in certi discorsi? Il mio brutto carattere e il mio odio per le menzogne e la disinformazione. Fortunatamente non sono il solo e qui, anime affine, mi vengono incontro i nerd. Vi propongo due articoli:

Il primo è una raccolta delle ultime BUFALE PIU’ CLAMOROSE

Il secondo è invece un pezzo sul PERCHE’ COMBATTERE LA DISINFORMAZIONE

Infine un piccolo promemoria PERCHE’ COLLEGARE IL CERVELLO PRIMA DI CONDIVIDERE SU FACEBOOK

Condividi vs Controlla

Una volta c’erano i gattini in bottiglia, nota bufala che girò via email anni fa. Ora con facebook la velocità e la quantità delle bufale sono cresciute in maniera esponenziale e creano un problema sostanziale di fondo: come distinguere la verità dalle bugie? Io sarò il solito rrrrrompicoglioni ma quando leggo una notizia che mi puzza male (diciamo l’80% di quelle diffuse via social network tramite un jpg…) preferisco controllare prima che condividere. Quanto costa, in termini di tempo, smascherare una notizia falsa? Facciamo un rapido confronto.

Per condividere devi:
– Cliccare su “condividi” – un click
– Scrivere una frase di commento sdegnato – diciamo che siete molto concisi e 20 caratteri possono bastare
– Cliccare su “invia” – un clichk

Per verificare devi:
– aprire una nuova finestra, che con molta probabilità avrà già una casella per la ricerca diretta su google – un click
– scrivere tre parole che identifichino la notizia – diciamo che vi bastano anche qua 20 caratteri
– in genere già dal titolo dei risultati capite se sia una gabola o meno, potete chiudere la finestra – un click
– se proprio siete pignoli e curiosi come me, potete legge il contributo di chi smonta o conferma la notizia.

Personalmente prima di far mia una notizia, preferisco capire. Soprattutto in un periodo in cui il populismo dilaga a sinistra, a destra e al centro.

Il pifferaio magico

Purtroppo sembra che il pifferaio magico vada sempre di moda e la palla clamorosa della restituzione dell’imu sta spostando dei voti (il 4% degli indecisi non dei votanti, anche solo lo 0,01% sarebbe comunque troppo)

La restituzione dell’Imu attira il 4% degli indecisi – Corriere.it.