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Ha vinto il male peggiore?
Stamane verso le cinque mi rigiravo nel letto, pensando a casini di lavoro. Mi sono quindi alzato per vedere su SkyTg24 come andassero le elezioni Usa. Il timore di Trump c’era ma in fondo, come molti, pensavo che la Clinton (il male minore) la spuntasse. … e invece…
Odiato dagli intellettuali. Inviso dal suo stesso partito. Deriso un po’ da tutti (anche nelle metropolitane milanesi campeggia l’ironoca pubblicità di un sito di annunci immobiliari che vi mostro in foto). Eppure ha vinto.
Una volta si sarebbe potuto chiamare voto di protesta. Io lo chiamo voto populista. Il risultato è questo.
In America. In Europa. Un po’ ovunque, il populismo cavalca il malcontento.
Preoccupazione.
Vorrei e posso. Poi lo posto.
“Vorrei ma non posto” è il tormentone dell’estate di Fedez e J-Ax. Tutto il testo si basa su luoghi comuni e giochi di parole. Viene allora facile rilegge una notizia di oggi che riguarda il rapper milanese, giudice di X-Factor. Il giovane si è infatti comprato (con mia grande invidia) uno degli attici di City Life: prezzo stimato dai tabloid, due milioni di euro. Vuole e puo’. Vuole e posta. Al contrario di quanto dice la sua canzone. Sì, perchè nel suo account di Instagram sta pubblicando foto della sua umile magione.
Non mi accodo ai commenti populisti che stanno girando. Un po’ rosico, perchè quelle case mi piacciano davvero molto (anche in tagli più umili…) ma sono fuori portata. Complimenti a lui e spero non abbia ancora problemi di vicinato. Anche perchè in zona ci sono diversi giocatori dell’Olimpia. Vuoi mai che faccia arrabbiare Radujilica…

Allora vi meritate di bere urina
Voltaire diceva “non condivido la tua idea ma darei la vita perché tu possa esprimerla”.
Avesse vissuto ai giorni nostri, tra populismo, impossibilità (spesso) di fare dibattiti costruttivi e credenze sciamaniche (senza offesa per gli sciamani) elevate da gente di indubbia impreparazione a leggi scientifiche, dubito penserebbe lo stesso.
Insomma, voi sull’altare della libertà d’espressione ritenete legittimo che ex signorine buonasera e attempati dj sparino la propria pseudoscienza in diretta TV? Presentati con la stessa autorevolezza di veri esperti del settore?
Bhe se la vostra risposta è sì, allora datevi alla urofagia come la vostra guida scientifica Eleonora Brigliadori
Se invece, come me, nel vostro piccolo cercate di combattere la disinformazione (in qualsiasi campo) vi consiglio un interessante articolo di Wired, utile a rispondere non solo a Red Ronnie ma anche a populisti anticasta, analfabeti funzionali e complottari sniffatori di scie chimiche.
W la censura
Ci sono momenti in cui credo che la democrazia e la libertà d’espressione siano valori sopravvalutati. Vediamo per esempio i social network dopo gli attentati di Bruxelles. Nella migliore delle ipotesi, tutti hanno un’opinione in merito, qualcuno da incolpare, una soluzione (la più delle volte populista) da proporre. Purtroppo però c’è di molto peggio. Complottisti che gridano al FalseFlag, che è tutta una messa in scena, che i feriti sono dei figuranti. E alla via così, con cospirazioni internazionali e quant’altro. Se si trovassero loro o i loro casi coinvolti in eventi del genere vorrei vedere cosa direbbero.
Uno schifo.
Non so che altro dire se non è che uno schifo. Ben venga la censura di Facebook, io vorrei che certe persone fossero chiamate a rispondere in tribunale delle proprie affermazioni. Spesso gli estremi del reato ci sono: procurato allarme, diffamazione e anche diversi altri. Però non cambierebbe niente, non più tardi di oggi il Signor Nò si lamentava dell’ennesimo Pm colluso che l’aveva rimandato a giudizio per diffamazione…
Il sogno di ogni partito (populista)
In Italia (ma credo non solo qui) un partito che punti sul populismo ha un potenziale bacino di voti sicuramente in doppia cifra percentuale. Ne ho la conferma ogni giorno su internet. Un esempio emblematico di lettore supino e scollegato lo trovate nella foto che riporto. Ormai non si riconosce neppure più la satira (è ben evidente il fatto che si tratti di un articolo de Il Lercio), basta lanciare un titolo che ce l’abbia con qualcuno che è riconosciuto come il nemico (sia l’europa, i politici o gli immigrati) e subito tutti dietro come pecoroni. Tristezza.
La valenza populista del caps lock
Lo ammetto, questa idea non è mia ma è di una conoscenza trasversale su Facebook (Roberta Penny Albano, che ci tiene a essere espressamente citata). Però è interessante e vale la pena approfondirla.
Di base ho sempre pensato, o meglio ho sempre saputo, che l’uso del Caps Look (per chi non fosse avvezzo: le maiuscole fisse) per scrivere in internet o comunque su mezzi telematici fosse un segno di maleducazione. Così infatti insegna la netiquette, che dice che l’uso della maiuscola equivalga al gridare. Oggi mi facevano giustamente notare che in un ambiente sempre più populista e in cui il dibattito è ridotto ad una gara a chi grida più forte, sempre più spesso il caps look è la prassi.
Anche qui si dimostra la poca educazione italica e la necessità di abbassare i toni.
Prevenuto e premeditato
Mi sforzo di non essere mai prevenuto nella vita. In ogni campo. Poi però nessuno di noi è perfetto e coerente al 100%.
Per sabato prossimo ho infatti accettato un invito per andare a vedere un film che non mi ispira per niente. Questo dovrebbe deporre a mio favore: pur non ispirandomi gli concedo una chance. Peccato che già ora, avendo visto solo i trailer, mi verrebbe da fare la mia recensione.
Facciamo un gioco (vabbé lo faccio da solo ma fingo che vi sentiate partecipi): scrivo ora il mio commento e vediamo se dopo la visione ne cambiò il giudizio.
Intanto vi chiederete, giustamente, di che film si tratti. È l’ultimo di Virzì.
Passiamo quindi al commento senza visione:
Il classico genere di film italiano che non mi piace. Come La grande bellezza offre uno spaccato amaro della società italiana di oggi. Mentre però in quel film i toni erano quasi poetici, qui si strizza un po’ l’occhio al populismo, per suscitare nello spettatore commenti del tipo “va queste merde che hanno rovinato l’Italia”.
Vediamo se lunedì abiurerò quanto appena scritto.
Gli stupidi Falò
I falò simbolici sono sempre stupidi ed ignoranti. In alcuni casi particolarmente inutili. In questo caso si bruciano videogiochi. Tralasciamo la stupidità di bruciare un qualcosa di immateriale e rimaniamo sull’atto simbolico. Che colpa avrebbero? Più violenti della tv? Più diseducativi di certi personaggi urlanti? Come al solito è più facile dare la colpa al bersaglio più facile invece che andare a dire che non sono i videogiochi il problema ma la mancanza di educazione, anche all’uso (o al non uso) dei videgiochi che viene fatta. Il solito populismo superficiale.
Se non sapete di cosa sto parlando LEGGETE QUI


