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Breve manuale del buon recensore

Fino a poco tempo fa ero un felice ignorante.
Fino a poco tempo fa avevo nel cassetto un ebook dal titolo (tanto brutto quanto provvisorio) “Breve manuale del buon recensore”. Doveva, nell’era di internet e dei blog, raccogliere qualche spunto che speravo interessante indirizzato a chi, in modo dilettantistico o affacciandosi alla professione, voleva recensire videogiochi.
Fino a poco tempo fa avevo sentito parlare delle problematiche che gli youtuber stavano creando alle testate più strutturate e tradizionali del settore, ma poco più.

Poi sono andato alla GamesWeek di quest’anno e ho iniziato a conoscere meglio la questione. Soprattutto ora so chi è un soggetto come Favij.

Il mio ebook, se non cestinato, è stato profondamente sepolto nel mio cassetto e da lì non uscirà più. Che senso ha parlare di come si dovrebbe approcciare correttamente e professionalmente l’analisi di un videogioco se non solo il pubblico ma anche le case produttrici ora ritengono dei ragazzetti che si riprendono semplicemente mentre giocano i sommi esperti del settore?

Sono contento di non essere più attivamente nel settore, perchè dev’essere frustrante per i diversi amici che ci lavorano ancora avere a che fare con certi soggetti.

Sono un dinosauro e me ne compiaccio. Si stava meglio quando si facevano le partite a calcetto nella redazione di via Edolo e si ricevevano dal Simon le sue direttive redazionali (che in realtà erano più lezioni di sintassi e grammatica) rispetto ad oggi.

Valiant Hearts: The Great War (iPad) – Recensione – Gamesurf.it

A volte mi capita ancora di fare qualche recensione. A dire il vero sarà passato almeno un anno dall’ultima, però mi fa piacere che ogni tanto si ricordino di me e altrettanto mi fa piacere ritagliarmi un po’ di tempo per riuscire a farle. Come al solito è pubblicata per il portale gaming di Tiscali: Gamesurf.it

Valiant Hearts: The Great War (iPad) – Recensione – Gamesurf.it.

La donna nerd

Invidio un po’ i Nerd di oggi, in particolare i giovini recensori di videogiochi. “Ai miei tempi” (espressione che purtroppo uso sempre più spesso) le ragazze non si avvicinavano neppure con una pistola puntata alla tempia ai videogiochi, tanto meno se ne trovavano nelle riviste del settore. Vabbè, parliamo anche di una base molto bassa perché le redazioni erano decisamente meno rispetto ad oggi. Attualmente non è che tutte le belle donne si intrighino se gli parli di Assasin’s Creed ma molte di più si appassionano alla cosa. Inizia quindi a diffondersi una fenomenologia nuova: la coppia Nerd. Premesso che non so se vorrei una persona troppo simile a me, ho infatti sempre amato il confronto che inevitabilmente parte dalle diversità, non sarebbe male vedere cosa si prova a condividere nella coppia certe passioni. O almeno a non vederle derise…

AGGIORNAMENTO: manco a farlo apposta, proprio stamane sul sito del Corriere.it è uscito QUESTO ARTICOLO. Gli contesto solo di considerare troppo come giocatrici le casual gamer.

Indizio Nerd

Ora vi do un altro indizio su dove sto andando. I fratelli Nerd tra voi lo troveranno più una palese dichiarazione che un indizio. Gli altri brancoleranno ancora nel buio.

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Kojima parla troppo

Molti di voi avranno dimestichezza col termine Archistar o comunque ne avranno sentito parlare. Nel mondo videoludico mi viene in mente un solo equivalente (più per il suo risalto mediatico che altro, di altri programmatori che hanno fatto la storia ce ne sono): Hideo Kojima. Famoso soprattutto per la saga Metal Gear.
Quello che non sopporto di lui è che rilascia costantemente interviste e la cosa ancora più insopportabile è il risalto che i devoti fan, ma tutto l’ambiente, ne danno. Ma chissenefrega se sei Kojima, non mi interessa la tua opinione su qualsiasi cosa, solo i giochi che fai!

25 anni di Game Boy!

Il Gameboy è stato una vera rivoluzione per il mercato videoludico. Prima di questa console il gioco portatile era una chimera.

Ieri ha compiuto ben 25 anni. Ricordo ancora quando lo comprai, appena distribuito ufficialmente in Italia. Tra Tetris, il Tennis e il Golf (ebbene sì, non sono un patitissimo di Supermario) quei primi titoli credo di averli davvero consumati.

Vi lascio con uno dei tanti articoli usciti sul tema in questi giorni

25 anni di gloria in grigio e verde: buon compleanno Game Boy! / Lifestyle / Tech Life / YouTech – You Tech.

First mover indie games

Già da diverso tempo gioco a 2048, il videogioco-fenomeno che spopola in rete e che è programmato da un 19enne italiano. Però non ve ne ho parlato e ora che c’è arrivato anche il Corriere, direi che è tardi per bullarsi.
Però un altro fenomeno del genere è già in cantiere e si chiama Mini-Metro. Un piccolo indie games in cui si deve gestire una rete metropolitana. Vi giro l’articolo di Wired, avvisandovi che, come per 2048, è un gioco che puo’ generare dipendenza.

Se poi volete giocarlo, ecco qui IL LINK

PS nel momento in cui vi scrivo, il mio record è 699 [aggiornato al 27 marzo]

Confessioni di un recensore di melma

Prendo a prestito, rivisitandolo, un titolo del grandissimo Philip Dick per fare una confessione, per la quale verrò marchiato dagli amici che ancora lavorano nell’ambiente videoludico: io sono diventato un casual gamer. La Ps3 ormai la accendo solo per le sfide con amici,  in fondo è sempre stato così. Ora però, soprattutto da quando ho l’ipad, il mio gusto videoludico è diventato molto più mordi e fuggi. Non vuol dire che passi meno tempo a giocare. Anzi, il mobile e la fruizione in brevi sessioni mi fa anche giocare di più. È solo che se devo pensare di dovermi mettere lì, per esempio una sera, per dedicare tre ore ad un gioco la voglia non mi viene, anche perché magari per finire quel gioco dovrei fare dieci sere così. A pensarci bene però allora forse sono sempre stato così. Ho sempre giocato a videogiochi sportivi, la cui partita per definizione è limitata come durata, e poco altro. Ok, tutto bene. Ero un videogiocatore di melma da sempre.