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La bufala dei condizionatori e il giornalismo italiano
Ieri è andato in scena un tristissimo siparietto che ha visto protagonisti non solo tantissimi italiani, che hanno rilanciato la notizia sui propri social, ma anche importanti testate giornalistiche che ne hanno dato enfasi (e immeritata autorevolezza). Sto parlando della famigerata Tassa sui condizionatori. Non mi metto neppure a spiegarvi perché sia una bufala, vi giro direttamente un articolo che ne fa un’approfondita analisi LEGGETE QUA
Mi limito solo a far notare come anche gli articoli più autorevoli, come Il Giornale o TgCom24 (sì, scusate, li ho chiamato autorevoli, la cosa mi sta già provocando uno sfogo cutaneo) parlino dei 12kW di potenza. Chiunque si cimenti nella lettura della propria bolletta dell’elettricità sa si tratta di una potenza industriale. Per ora mi fermo qua. Mi premeva ribadire che è una bufala. Vi rimando a un prossimo post per le riflessioni su quanto successo ieri.
Il sogno di ogni partito (populista)
In Italia (ma credo non solo qui) un partito che punti sul populismo ha un potenziale bacino di voti sicuramente in doppia cifra percentuale. Ne ho la conferma ogni giorno su internet. Un esempio emblematico di lettore supino e scollegato lo trovate nella foto che riporto. Ormai non si riconosce neppure più la satira (è ben evidente il fatto che si tratti di un articolo de Il Lercio), basta lanciare un titolo che ce l’abbia con qualcuno che è riconosciuto come il nemico (sia l’europa, i politici o gli immigrati) e subito tutti dietro come pecoroni. Tristezza.
Iniettarsi l’inchiostro con gli aghi
Ok, sarò ripetitivo e monotono ma gli Elio e le storie tese hanno sempre ragione. La canzone La follia della donna in genere la cito in merito alla passione femminile per le calzature. Oggi invece vorrei parlarvi de “il disagio mentale di iniettarsi l’inchiostro con gli aghi”. Badate bene, non sono contro ai tatuaggi e il genere Suicide Girl ha il suo fascino (si veda la foto). Però di recente sto notando un metto incremento delle ragazza (ma anche delle donne) TROPPO tatuate. Personalmente è una cosa che non mi piace. Motivo? Mah, forse perché molte di queste mi sembrano fare tatuaggi a casaccio o comunque sull’onda della moda. Sinceramente penso che prima o poi se ne pentiranno. Del resto il complessino in tempi non sospetti cantava: “un giorno non ti piace più, che fai? Lo togli. Non puoi. Ne fai un altro più grosso.”
Le Grandonne obietteranno che la mia è una posizione di parte e che anche gli uomini si tatuarono troppo. Verissimo però, scusate, degli uomini non mi frega, io guardo solo al gentil sesso.
Grandonnismo londinese
Il grandonnismo non conosce confini e soprattutto l’abilità degli esercizi commerciali nell’approfittarsene ha raggiunto vette da Himalaya. Domenica passeggiavo verso le 11 nella zona di Covent Garden. La mattina era gioiosamente uggiosa, come solo un luglio britannico può essere e i negozi erano per lo più ancora chiusi. Uno però ha attirato la mia attenzione: si trattava di un negozio che vendeva articoli (trendy) di abbigliamento per l’esercizio fisico. Al suo interno una ventina di Grandonne di varie età stavano facendo una lezione di quella che ho sommariamente catalogato come yoga. Ma farlo direttamente in palestra no?
La Disney è il demonio?
No, non è il demonio ma non è che il suo ingresso in campo non e che porti sempre effetti positivi. Prendiamo Star Wars. Quando Lucasfilm e stata acquisita da Disney, i molti fans della serie hanno gridato alla sciagura. Esagerati, pensai allora. Ora forse inizio a capire le loro motivazioni: il brand si sta un tantino inflazionando. Serie animate, film già programmati in ripetizione (e affidati all’oligopolista delle regole sci-fi: J.J. Abrams) e licenze do sfruttamento che si sono moltiplicate. Ora pure le M&M’s…
Too much
Manifesto della superficialità:
Ore 23.10 – linea 94 da piazza vetra in direzione Cadorna. Saliamo in 4. Io e tre notevoli fanciulle over 1.75. Le chiameremo la Bionda, la Sudamericana e l’Altra.
S: ma li hai visti i ragazzi di Dior?
B: sì ma non ce n’è nessuno ok. Ieri invece ero a pranzo con cippirillo (nome inventato per tutelare la privacy) e c’era uno fatto per me. Alto due metri muscoloso e biondo.
S: allora piaceva anche a cippirillo (e giù risatine isteriche)
B: allora ci siamo seduti vicino ma sto qua guardava su Instagram le foto di un figo che mangiava la banana e ho capito che non era per me (giù altre risatine isteriche)
Segue chiacchiericcio su un locale “mezzo gay e mezzo estero” che le avevano consigliato con i camerieri mezzi nudi e poi si chiude col botto
B: sì però… Tra tutti i ragazzi che conosco anche metà e metà, il mio preferito è cippirillo.
S: uhhh ti piace cippirillo (è “uhhh” è stato scritto sparato a una frequenza da crepare i vetri del bus).
Manco le ragazzine delle superiori fanno certi discorsi. Ok, di spaccato umano per stasera ne ho abbastanza. Fatemi tornare a casa.
Dente
Ci sono artisti che vivono per anni nell’anonimato (o comunque con un pubblico molto di nicchia) e poi di colpo diventano trendy. Questa almeno è la percezione che ne ho io quando di punto in bianco ne vengo a conoscenza. In genere capita che persone diverse me ne parlino nel lasso pochissimo tempo e in genere queste sono sempre donne di un certo segmento. Anni fà accadde per Van De Sfroos. Concerti al Castello Sforzesco in cui le grandonne non potevano mancare. A distanza di qualche estate è tornato alle sagre di paese del varesotto e l’ultimo barlume di notorietà glielo ha dato Elio con la canzone Concerto del primo maggio. Oggi sembra che sa molto trendy ascoltare Dente che, cito, “è un cantautore molto intimista”. Paraculo come sono, salgo subito sul carro del vincitore per potermi vantare al grido di “ve lo avevo detto” 🙂
Lei non sa chi conosco io…
Una cosa che purtroppo non digerirò mai, è il culto (o l’utilità) del “conoscere” qualcuno. Dico purtroppo perché, per come girano le cose, lavorativamente avere delle conoscenze è fin troppo utile. Avrete quindi intuito che non parlo del conoscere gente nel senso più sociale del termine. Si tratta più del conoscere questo, che è collega di quello, che esce con quell’altro. Sarebbe facile pensare sia un malcostume prettamente italiano ma non credo affatto sia così, anche se noi ne siamo indubbiamente tra i migliori interpreti. A volte non è neppure finalizzato al riceverne vantaggi, c’è semplicemente chi si vanta di conoscere (o anche solo aver visto) questo o quest’altro. No, scusatemi, non sono così. Non riesco a emozionarmi quando qualcuno mi dice di esser stato a cena con questo, o di aver incontrato quella ad un evento. Per il mio lavoro cerco di essere marketing oriented e di tenere delle buone relazioni in giro, ma nel privato proprio di conoscere qualcuno di cui non mi frega nulla solo perchè “è qualcuno” non mi va.



