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Awkward: un post ospite
Ho fama di essere generalmente, almeno su certi argomenti, un first mover o quantomeno un tipo abbastanza aggiornato. Però comincio a perdere colpi: mi rendo conto di qualcosa di tendenza ma non riesco a capirci molto. Ecco che quindi cerco aiuto tra chi ne sa. Di recente continuavo ad imbattermi in rete nel termine awkward e sinceramente non mi sentivo in grado di parlarvene in modo compiuto. Allora ho fatto uno strappo alla regola, che mi vuole unico autore di questo blog, e ho chiesto ad una cara amica di spiegarmi meglio. Ne è saltato fuori il post qui sotto, che ospito con grandissimo piacere.
That awkward moment when…
Quel momento awkward in cui ti accorgi di… non sapere che cosa significhi awkward. O meglio, si capisce, dai. Tutti quei meme più o meno imbarazzanti di cui pullula la rete rendono il concetto abbastanza chiaro. Awkward è quel qualcosa che ti mette (lievemente) a disagio, ti infastidisce e ti fa storcere un po’ il naso. Tipo quando stai per salutare uno che credi di conoscere per strada e invece… ops, mi scusi! Aaaaaawkward -.-‘ (la faccina esprime bene la sensazione).
Di per sé, la parola è molto fica. A W K W A R D. Mai viste tante W vicine. E poi,signori e signore, una simpaticissima K in mezzo. Deriverebbe, secondo l’Oxford Dictionary, da awk, una parola dialettale che significa “all’incontrario/maldestro”, e il suffisso –ward che indica movimento (backwards, homeward, towards,…). Ora, io non so né quando, né come mai, ma è una parola molto fashion, trendy, a volte overused. Ops, molto di moda, di tendenza, a volte troppo usata. Aaaaaawkward -.-‘
Noi Italiani, come è noto, siamo molto suscettibili all’ inglese. Ci piace briffare, forwardare, ASAPpare, FYIare, check-in-are, boarding-pass-are, dowloadare, updatare e compagnia cantante. Ci crogioliamo nelle parole dal suono inglese (spesso usate in Italiano in maniera errata), fanno tanto businessman, CEO, manager. Ops, scusate ancora!
Io insegno inglese, e mi viene un po’ da ridere quando i miei alunni (tutti grandi, grossi e vaccinati) mi dicono “Io non so una parola di inglese”. Really? Ma non me lo dire. Non hai mai avuto un target nella vita? Nemmeno un’idea su dove passare il weekend e l’happy HOUR? Ma dai, dimmi di più del tuo non sapere nulla di inglese.
Io ho vissuto sia in UK che in USA, dove tutto è brilliant, sweet, cool, awesome (altra parola foneticamente degna di nota), lovely, beautiful, dove YOLO, tuttavia evito accuratamente, quando mi esprimo in Italiano, di usare troppo inglese. È sgarbato, macchinoso, fuorviante, complicato, dà spesso origine a misunderstandings. Ops, fraintendimenti. Aaaaaaawkward -.-‘
Awkward ha dalla sua il fatto di essere una parola un po’ awkward di per sé, per il suo suono complicato alle nostre orecchie, quindi non so quanto e quanto a lungo durerà al di fuori dei meme, però ce l’hanno fatta tante altre parole, perché questa no? Sarebbe awkward, no?
C’è un po’ ancora quest’idea che la lingua sia un qualcosa di fisso, immutabile, scolpito nella pietra, così come hanno deciso quei sapientoni della Crusca, gran dottoroni barbuti che passano i loro giorni tra libri e manoscritti impolverati nel buio di una biblioteca. E invece non è propriamente così. I linguisti, quelli veri, sanno benissimo che la lingua è un essere vivente, che cambia e si modifica secondo come ognuno di noi la cambia e la modifica a suo piacimento. Sono sicura che qualcuno di voi avrà detto qualche volta “bellerrimo”, sentendo un po’ un brivido lungo la schiena per aver detto qualcosa di SBAGLIATO (no, è divertente, dai, basta non abusarne!), oppure quanti avranno detto di essere stati a un brunch all you can eat. La regola, IMHO, è il buon senso. Il common sense, che non è comune, ma buono per noi Italiani. ‘Chi ha più buon senso, che l’adopri’ è una delle massime preferite di mia madre, e piace molto anche a me. Quindi, che ci si trovi in una situazione awkward o meno, stare attenti a come ci si esprime è segno di intelligenza, flessibilità e cultura. Evitare di far sentire gli altri awkward usando troppo inglese (solo per fare i fighi, per essere cool) è invece una cortesia.
P.S. Se tutta questa questione delle parole inglese di uso corrente in Italiano vi interessa, ecco un bell’articolo di Annamaria Testa da cui iniziare: http://nuovoeutile.it/parole-italiane-e-inglesi/
Sentirsi un dinosauro della rete
In diversi ambiti (sociali, musicali, videoludici) inizio a dimostrare i miei anni, nonostante mi senta ancora arzillo e molti amici mi ritengano ancora “sul pezzo”. Ci sono però momenti in cui ci si rende conto che di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia.
Ieri leggevo un articolo su Internazionale, ormai la mia fonte quotidiana di stimoli intellettuali, un articolo sul web delle cose. Tralasciando per ora l’approfondimento di questo interessante argomento, il pezzo citava un vecchio servizio, ormai chiuso, come un esempio di una passata e lontana rivoluzione del web: geocities.
Di colpo mi sono reso conto che molti di voi non sapranno neppure di cosa tratti. Invece per me nei miei anni d’oro (i novanta) era stata la prima possibilità di avere una homepage gratis. Vi rimando alla pagina di wikipedia se volete capire meglio cosa sia stato geocities.
Se oggi invece vi collegate alla sua homepage, trovate questa malinconica pagina
Il nemico ci guarda
La privacy su internet è sempre un argomento spinoso, soprattutto dopo il boom dei social network. Lo si sa. Da sempre.
Poi ognuno di noi modula i “rischi” che è disposto a prendere. Ho un amico che è terrorizzato dal fatto che la sua presenza su whatsapp sia notificata a chi non vuole. Personalmente sono abbastanza sbarazzino pur non scadendo nello sconsiderato. Per esempio sono su foursquare ma non ho mai creato il check in per casa mia (come fanno molti). Ecco comunque cosa consiglia Liquida, riprendendo un articolo anglosassone.
Vuoi essere al sicuro su Facebook e Twitter? Ecco 10 consigli.
Ascoltando i discorsi in metro
Non lo faccio apposta. La gente sembra che in metro creda di essere nel salotto di casa e parla dei fatti propri come se nessuno la sentisse. In tutto questo non posso fare a meno di farmi delle opinioni. L’idea di oggi è che i pediatri odino internet. Una giovane mamma con un filo di ansietà superiore alla media e un accesso ad internet sarebbe capace di mandare fuori dai gangheri la fusione di Gandhi e Giobbe. Figuriamoci una mammina ipocondriaca. Ai pediatri tutta la mia stima.
Ode al dilettantismo
Soprattutto ora che in rete si riesce a trovare gente che è appassionata di qualsiasi cosa, il dilettantismo non sembra essere più consentito. Se una persona vuole avere un hobby e cerca informazioni in rete, si scontra contro un muro. Ci sono iperprofessionisti di qualsiasi cosa, con il risultato di venire scoraggiati dal muovere i primi passi. Io non ci sto! Se io voglio fare una cosa e non per forza farla bene…la faccio! La faccio perchè mi diverto a farla. Si tratti di Tuning, di Poker online, di birra fatta in casa o di fotografia, non devo per forza diventare un luminare. Io voglio solo divertirmi, con tutti i miei limiti, che proverò magari a superare, ma senza assilli.
Kickstarter: un po’ microcredito, un po’ venture capital, un po’ gruppo di acquisto
Se, dal titolo, non avete capito cosa possa essere Kickstarter… bè sì in effetti avete ragione. Però si tratta di un sito che sta avendo parecchio successo e ha qualche elemento di tutte e tre le tipologie.
In pratica uno soggetto o una società ha un’idea che vuole realizzare (attualmente è molto sviluppato nel settore hitech e cinematografico) e cerca investitori. In questo è un po’ venture capital.
Però non cerca un solo grosso investitore, ma spezzetta le somme richieste in tante piccole parti. In questo è un po’ microcredito.
Sostanziale differenza con le due tipologie classiche di cui sopra, i soldi investiti non si avranno indietro. Qui scatta la componente gruppo di acquisto. Sì, perché se è pure possibile finanziare a fondo perduto per piccole somme, in genere i promotori offrono, nel caso il progetto vada in porto, uno o più pezzi del prodotto. In genere in confezioni speciali e con particolari aggiunte.
In pratica uno magari investe un dollaro a fondo perduto, per trenta riceverà uno dei primi pezzi prodotti, per cento avrà la versione deluxe o qualche altro regalo.
Inoltre i soldi vengono prelevati dai conti dei finanziatori solo se si raggiunge il capitale richiesto e quindi il progetto parte.
L’idea è molto interessante e sta prendendo piede. I progetti, anche di ingenti dimensioni, stanno partendo. Non ho ancora partecipato a nessun progetto ma lo sto costantemente tenendo d’occhio.
I wanna be a blog star
Inutile nasconderlo. Per quanto manzonianamente parli dei miei “cinque lettori” e predichi che il blog lo scrivo fondamentalmente per me stesso, la realtà è che vorrei ben altri numeri di visite. In fondo però, perchè qualcuno che non mi conosce dovrebbe leggere assiduamente il mio blog? In fondo non lo fanno spesso neppure gli amici. Penso di poter dire che scrivo quantomeno decentemente ma in fondo scrivo cose che magari ai più non interessano. Meramente le mie malate elucubrazioni. Non ho un tema specifico. Non ho un taglio specifico. Non ho un pubblico specifico di riferimento. Non sono famoso per cui qualcuno sarebbe portato a leggermi solo perchè sono io. Quindi sono destinato all’oblio della rete? Probabile però ho deciso che questo mese proverò a smuovere le acque per aumentare le visite. In quest’ottica oggi è partita anche una miliardaria campagna pubblicitaria su facebook. Budget: 12 euro 🙂 Vediamo un po’ se mi schiodo dalle mie 30-40 visite quotidiane.
Intanto, grazie a voi che già siete qua. Vi slinguo tutti 🙂
