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Non tutte le armene sono brutte

Una delle certezze assolute con cui tornai dall’Armenia è che non ci fossero donne belle, almeno secondo il mio gusto. L’influenza russo sovietica è quasi assente e l’essere una etnia molto chiusa, dello stesso ceppo di turchi e iraniani, non aveva certo aiutato.

Oggi, grazie al Google alert che ho sullo stato caucasico, scopro la loro tennista di punta,Ani Amiraghyan, classe 1993 e n.615 del ranking Wta, e non è poi male. 

Il tennis femminile è sempre un’isola felice.

Sorgente: Spazio (all’altro) Tennis: Armenia | SPAZIO TENNISSPAZIO TENNIS

Provaci ancora, Cecchinato

Marco Cecchinato è un giovane tennista italiano, classe 1992. Nel non sempre florido panorama del tennis italiano, mi piace sempre seguire i giovani. Anche se per motivi non sempre chiari, i nostri tennisti maturano più tardi rispetto agli stranieri. Cecchinato nel 2015 ha avuto un’ottima stagione sui challenger e si è affacciato sul circuito maggiore, dove vuole consolidarsi quest’anno. Però ha un piccolo problema: non ha ancora vinto un match in un Tabellone principale. Magari vince le qualificazioni ma poi al primo turno… Niente. Magari anche andando avanti e facendosi recuperare sul più bello. Ormai ogni settimana lo seguo con simpatia e curiosità. Per ora il suo record parla di zero vinte e dieci perse. Forza! Provaci ancora Marco!

 Sorgente: Marco Cecchinato | Bio | ATP World Tour | Tennis

Figa, Bruguera no…

  Ieri sono stato a Modena per la finale della tappa italiana dell’Atp Champions Tour, il circuito delle vecchie glorie. Dico subito che è stato uno spettacolo davvero divertente, con due match molto di diversi tra loro. La finale 3/4 posto era tra Leconte, che ha intrattenuto il pubblico non solo coi suoi colpi ma anche facendo parecchio il buffone, e Wilander. Questa è stata l’esibizione più giocosa, in cui si sono alternati colpi di grande tocco e simpatici siparietti. La finale invece vedeva di fronte McEnroe e Bruguera. Partendo da casa pensavo che il quarto fosse Noah, ma ho scoperto che si è infortunato in settimana ed è stai rimpiazzato all’ultimo dallo spagnolo, non certo il più spettacolare tennista che ricordi. La classe non è acqua e lo statunitense, più vecchio di quasi vent’anni, ha vinto in due set, al termine di una partita vera in cui si sono visti davvero dei bei colpi. Se rifanno la manifestazione l’anno prossimo sicuramente ci torno. Insomma: ho visto cantare Paul McCartney, ho visto giocare Gretkzy, ora posso dire di aver visto giocare anche McEnroe

Wimbledon vs Flushing Meadows 

  Mentre la mia amata Flavia Pennetta e Roberta Vinci si sono qualificate per le semifinali degli Us Open, per me è tempo di fare dei paragoni tra i due tornei del Grande Slam che ho avuto la fortuna di poter vedere di persona. Ok, oltreoceano erano ancora solo le qualificazioni, ma sono bastate per farmi un’idea abbastanza precisa.

Le differenze sono tante e si avvertono fin dalla fermata della metropolitana con cui si arriva all’impianto. Quella londinese (Southfields, non Wimbledon) è totalmente votata all’evento e adornata di conseguenza, quella newyorkese è divisa con lo stadio del baseball dei Mets e si seguono scarni cartelli con la scritta “tennis”. Flushing Meadows è un impianto più monumentale, con tante tribune in cemento anche su campi minori. Wimbledon ha un impatto visivo meno imponente ma, anche per i colori, ha un clima più caldo e confortevole. Sostanzialmente gli Us Open sono molto più chiassosi. Si entra e si esce dai campi quasi in ogni momento, c’è musica in diffusione sul piazzale (che si sente sui campi minori) e il centrale non è certo silenzioso. Wimbledon, lasciatemelo dire, ha tutto un altro fascino. Si respira l’aria della storia e della tradizione, si celebra il rituale del tennis. Flushing Meadows è un grande torneo organizzato in grande per dimostrare di essere grandi. Una spigolatura finale suo raccatta palle. In Inghilterra seguono militareschi rituali. Le palline vengono passate per precisione millimetrica facendole rotolare sul campo. Negli States le palline sono fatte volare a destra e sinistra con lanci in stile baseball. 

Avete capito quale torneo preferisca 

Da Picasso ad Almagro: parte seconda

Dopo il MoMA, non senza qualche confusione tra linee metropolitane “local” e “express” sono andato a Flushing Meadows a coronare una mia piccola passione: il turismo sportivo. Sono così arrivato a metà grande slam, almeno da tifoso. Dopo Wimbledon sono stato agli US open, anche se solo le qualificazioni. Ho visto due italiani perdere, tra l’altro Arnaboldi sfortunato al tie break del set decisivo, e la Pennetta allenarsi. Seguirà un post ad hoc sulle differenze che ho trovato tra i due tornei. È stata comunque un’esperienza eccitante! Ovviamente ho strisciato pesante all’unico shop già aperto.

 

I Mille campanili del Tennis Italiano

  In questi mesi mi sono rimesso a seguire un po’ il tennis, soprattutto quello tricolore. Sperando sempre che esca qualche giovane di classe, mi sono messo a seguire un giovane di cui lessi bene: Cecchinato. Ogni giorno quindi Google mi manda le news che lo riguardano. Gioca spesso i challenger, che sono i tornei più bassi del circuito professionistico, appena prima di entrare nell’orbita dei tornei veri e propri Apt. Ho potuto così verificare una cosa: l’Italia ha un solo torneo del circuito maggiore (l’Atp 1000 di Roma) ma è il paese col maggior numero di challenger. Una volta come Atp c’erano anche Milano, Palermo e San Marino (vado a memoria). I motivi sono molteplici. Un challenger si organizza perché costa molto meno di un atp 250 (lo step successivo). Però io penso anche che se sponsor e circoli rinunciassero al proprio orticello per far convergere le risorse, forse avremmo quattro challenger in meno (per fare un numero a caso) è un atp (o wta) in più. 

 

La stalker è lei

Ho le prove! Non sono io la stalker della Pennetta: è lei che mi segue! Nel match in cui è stata fatta questa foto, scattata dai miei amici che erano al lato opposto del campo, io ero arrivato prima di lei 🙂 Scherzi a parte non mi ero neppure accorto fosse lì, me lo hanno dovuto dire gli amici. Certo, al match di doppio del fidanzato era presumibile ci fosse. Vi assicuro una cosa: delle cavolate che spara Fognini durante un match, in tv se ne sente solo una minima parte.

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Voglia di Wimbledon

Col biglietto del volo già in tasca, l’albergo prenotato ma (ovviamente) non il biglietto per entrare, la mia annuale febbre per wimbledon comincia a salire.
Per tenerla un po’ alta, ecco un bel siparietto di Fognini dall’edizione 2013.