Archivio dell'autore: Puck74
Il duello
Quando preparavo la vacanza, il mio unico rimpianto era quello di “saltare” l’estate quest’anno. Partire dal caldo italiano per il freddo neozelandese. Se devo giudicare da questa prima settimana, ho quasi fatto il colpo gobbo. A parte il piccolo problema di pioggia attraversato due giorni fa, le giornate qui sono freddine, neppure troppo, ma soleggiate. Ora andrò verso il sud, dove il clima dovrebbe essere tipo il nord europa e quindi non mi aspetto il meglio. Leggendo però i commenti dei miei amici su Facebook devo dire che non mi sembra di essermi lasciato alle spalle una grande estate. Forse l’inverno neozelandese batte eccezionalmente l’estate milanese?
Lo scrittore che intriga
Prima di partire ho riempito il mio kindle con qualche ebook, salvo poi lasciarlo, almeno fino ad oggi, inutilizzato. Durante la fase di scelta e acquisto dei libri, si discuteva con YdR sullo scrittore che già dal nome intriga. La prima categoria è quella con il doppio cognome o con un suono comunque che lascia immaginare chissà che genere di uomo. Il capofila di questa categoria è David Foster Wallace. L’altra categoria, che è una sorta di modarola evergreen, è rappresentata dagli autori latinoamericani. Non serve per forza siano mostri sacri, se dici che leggi qualcuno col nome che ricorda il Sudamerica guadagni già punti. A maggior ragione se sconosciuto!
Ho fatto la haka
Lo so. Detta così è da turisti, però non potevo andare in Nuova Zelanda senza andare a vedere qualcosa sulla cultura dei Maori. Almeno la nostra scelta, mentre eravamo nella zona di RotoVegas, è ricaduta su Te Puia che viene pubblicizzato come istituto per la cultura Maori. In effetti è gestito direttamente da loro e hanno organizzato una serie di attività e ricostruzioni per introdurti alla loro cultura, pur senza la pretesa di prendersi eccessivamente sul serio. Ecco che quindi anche se, come hanno fatto con me, ti chiamano a fare la haka, il tutto suona più come un gioco che ti chiamano a fare con loro più che uno scimmiottamento delle loro tradizioni.
3 agosto: vino annacquato
Fino ad ora l’inverno australe era stato molto generoso con noi. Oggi, sotto un cielo plumbeo, puntavamo da Napier a Martinsbrghurumd, così detto sia perché non mi ricordo il nome preciso sia perché i locali lo pronunciano in un modo incomprensibile. Dopo una visita inattesa alla fabbrica della birra Tui, abbiamo puntato diretti la nostra metà, nel pieno dell’area vinicola della Nuova Zelanda. Più andavamo verso sud e più il tempo peggiorava. I fiumi si facevano sempre più minacciosi e melmosi fino a quando… abbiamo trovato la strada chiusa. A quanto pare l’ennesimo ponte è stato chiuso. Grazie alla mia prode cartina abbiamo trovato una via alternativa, che ripassava lo stesso fiume più a nord. Dita incrociate e… Ci è andata bene. Altrimenti avremmo dovuto tagliare la tappa e puntare dritti a Wellington. Saltando le degustazioni.
31/7 seconda parte: Hobbiton
Seconda tappa fondamentale di un giorno fondamentale è stata Hobbiton. Si tratta del set utilizzato per la trilogia de Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit. Ironica la storia di questa “attrazione”. In origine doveva essere rasa al suolo dopo le riprese della prima trilogia e in effetti i lavori cominciarono. Per colpa dell’inverno furono sospesi. Nel frattempo uscì il film e la gente cominciò a venire a vedere questo luogo. Fù così che la proprietà e la produzione trovarono un accordo e anzi la zona è stata implementata per i nuovo film. Di recente è stato anche aperto il pub, dove il tour si conclude davanti ad una birra nel coccio. 
Il bello di perdersi
Quest’anno è il primo viaggio in the road che faccio da quando i navigatori satellitari sono diventati di diffusione capillare, grazie agli smartphone. L’ultima volta, in Florida, avevan un Tom Tom ma non era culturalmente la stessa cosa. Ormai non ci si muove di cinque metri in auto senza impostare la rotta. In questo, vi stupirò, sono un po’ retrogrado. Ben prima di partire mi ero acquistato una cartina stradale della Nuova Zelanda. Ho anche scaricato il navigatore gratuito ma non sarei mai partito senza cartina. Così come rinfaccio sempre ai miei (che impostano la rotta anche per fare una strada che conoscono da quarant’anni), il navigatore impigrisce e fa perdere il senso dell’orientamento. A parte che non è sempre preciso e non sempre dettagliato come serve, vuoi mettere il piacere di capire come orientarti in un posto nuovo? Un piccolo modo per sentirtene più partecipe.
La rosa solfurea di Rotorua
Una delle tante cose in cui Las Vegas è migliore rispetto a RotoVegas/Rotorua è l’aria. Se nella Vegas del Nevada c’è inquinamento e comunque un clima desertico, qui l’odore di zolfo ti entra veramente nella pelle. Eppure io solo uno che si lamenta che io suo naso sia grosso e inutile ma ad un certo punto ha iniziato ad infastidire anche me. Belle le pozze solfuree, belle le terme, bello che è tutto naturale ma… Se le fialette puzzolenti le facevano all’odore di uovo marcio ci sarà un perché. Una cosa che colpisce entrando in città, soprattutto la sera, è come fumano i tombini. Anche le fogne qui sono bollenti per via della caldera.
Ps aggiornamento su RotoVegas: individuato motel RotoVegas e soprattutto locale hot chiamato Vegas… Le somiglianze aumentano…
31/7 prima parte: i vermi luminosi
Il 31 luglio si sapeva che sarebbe stato uno dei giorni top della nostra vacanza. La prima tappa è stata alle caverne di Waitomo, famose per i vermi fluorescenti. In realtà di tratta di larve che in effetti sono luminose al buio. Vivono attaccate al soffitto della grotta in una sorta di amaca, rilasciando un filamento con cui attirano gli insetti di cui si cibano. Detta così sembra una cosa raccapricciante ma in realtà è spettacolare. Dopo una prima parte del tour in cui ti mostrano un paio di stanze con stalagtiti e stalagmiti, si sale su una barchetta dove, nel buio più totale, si entra in questa area dove si vedono i vermi. Una sorta di volta celeste al coperto, che lascia davvero senza fiato. Per ovvi motivi non si potevano fare foto (e neppure sarebbero venute). Vi metto quindi una foto dal sito ufficiale, un po’ artificiosa nella costruzione ma che rende bene l’idea dello spettacolo.



