Archivi categoria: Giorno Marmotta
La terra dei cachi
Non voglio fare del populismo né tantomeno prendermela coi vu cumprá (come si chiamavano negli anni 80) che spesso sono l’ultima ruota del carro e gli sfruttati di un complesso meccanismo criminoso. Però questa foto trovata oggi in rete l’ho trovata abbastanza ironica ed emblematica di un certo Sistema Italia, dove c’è chi predica che un certo livello di “nero” non solo sia connaturato all’ambiente ma anche positivo. Non sono d’accordo.
Imparare online
I corsi online non sempre mi danno l’impressione di essere seri. Però l’offerta è così variegata che a fianco di tanta fuffa (a prezzi assurdi) si trovano anche corsi gratuiti molto interessanti. Oggi vi segnalo la piattaforma Coursera e soprattutto un corso di fotografia curato dal MoMa. È gratuito ma si può accedere alla versione a pagamento (solo 45 euro) ottenendo alla fine un attestato. Purtroppo è solo in inglese (anche sottotitolato) e la mia pochezza con quella lingua pesa. Però ci sto provando, anche come esercizio di linguistico.
Il monopattino
Tornato da Parigi, appena dopo l’epifania, ho iniziato ad avere in canna questo post. Sì, perché dei parigini invidiavo un po’ l’aver sdoganato senza problemi l’uso del monopattino per l’utenza adulta. Io è da anni che ci rimugino su è fondamentalmente non l’ho mai preso perché avrei l’impressione di essere preso un po’ come lo scemo del villaggio. “Se fossi a Parigi l’avrei già preso”, mi dicevo girando per le vie. Ora anche a Milano se ne vedono di più ma penso di non esser dal lato giusto del mercato (o abbastanza autorevole per essere quel tipo di trend setter) per prenderlo.
In estrema sintesi: non mi dispiacerebbe prendermi un monopattino ma mi faccio una marea di seghe mentali!
La Milano che non c’è più
Quando si parla della “Milano che non c’è più, in genere si parla di quella dell’800, coi Navigli scoperti e senza grattacieli. Gli anni però passano e la città cambia, così anche cose più recenti “non ci sono più”. Ieri Il Milanese Imbruttito ha pubblicato la foto che vi allego qui sotto. Si tratta di una vecchia pubblicità di Burghy degli anni 80. Non solo la storica catena di fast food è defunta da anni ma anche la cartina in sé è interessante, dalla linea 3 che ancora non c’era, alla linea 1 che si fermava a Lampugnano. Un bello spaccato storico, a modo suo.
Quei giorni in cui ringrazi…
Ci sono giorni in cui ringrazi di essere così nella melma per il lavoro da non riuscire a passare su Facebook con una certa frequenza. Ora, emerso un po’ dalle emergenze, rileggo un po’ di cose e scopro che il mio è stato travolto da due eventi epocali, il nostro futuro sarà diverso ora: la questione di “petalosi” (tra l’altro secondo me un clamoroso fake) e le faccine al posto del “mi piace” di facebook.
Mitici! Mavaff…
Il monumento all’oste guardone
Il buco della serratura è un grandissimo classico della Sexploitation Italiana. Gente come la Fenech ci ha costruito una carriera negli anni 70. Scopro però oggi che il buco della serratura ha avuto ben più ampi effetti sulla cultura italiana e mondiale, almeno secondo la leggenda sulla nascita del tortellino, ripresa nel monumento che vedete nella foto (per la quale ringrazio Silvia Lonardo). In pratica una nobildonna si fermò in una locanda. Il gestore, rapito dalla sua bellezza, volle spiarla dalla famigerata serratura. Successivamente plasmò il tortellino sulla forma del suo ombelico. Per la storia completa vi rimando al link qui sotto.
Sorgente: Il tortellino tra storia e leggenda – Città d’Arte Emilia Romagna
Così parlò Ydr
Il mio amico Ydr regala a volte grandi perle di saggezza. Uno di quelle che, negli ultimi mesi, mi è rimasta più impressa è quella che segue, uscita commentando il comportamento umano in certi frangenti.
Ci sono situazioni in cui, per quanto ti sforzi di fare tutto come si deve, non uscirai mai tra gli applausi
Il bue che da del cornuto all’asino
Umberto Eco è morto ma, avendo fatto anni fa il fioretto di non “commemorare” più nessuno (Feiez a parte) da queste pagine, non sono qui a parlarvi di questo. Vorrei porre l’accento su un triste fenomeno di sciacallaggio mediatico di una sua citazione. A quanto pare sui social (sì, proprio sui social… e qui sta l’ironia) imperversa una frase di Eco in cui tristemente rilevava come la rete dia diritto di cittadinanza ad opinioni che non lo meriterebbero. Come sempre, in questi casi, i primi a tirar fuori la citazione sono stati coloro che la conoscevano. Sono arrivati poi quelli che, leggendola, l’hanno trovata interessante e poi, da lì, è partito il putiferio. L’ironia sta nel fatto che chiunque la rilanci, si sente in diritto di guardare dall’alto in basso gli altri, quando magari è egli stesso “lo scemo del villaggio” di cui si parla.
Disclaimer: ovviamente non ce l’ho con nessuno in particolare, in particolar modo con quelle poche persone della prima e seconda fascia che hanno rilanciato inizialmente la cosa.


