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Io non perdo mai niente (solo perché ho culo)
YdR lo sa: io mi vanto di non perdere mai niente ma, come mio padre, posso vantare una cosa del genere ma solo perché ho molta fortuna. Che poi, dopo questa vacanza, non è neppure troppo vero. Facciamo quindi un breve riassunto del mio Lost e non sempre Found.
Cuscino da viaggio gonfiabile muji: non lo vedo dal mio arrivo ad Auckland. Continuo a millantare a me stesso che potrebbe essere in fondo alla valigia ma ci credo così poco che ne ho già acquistato un altro.
Passaporto: mi era caduto un giorno caricando l’auto ma me lo sono ritrovato da solo.
Scatoletta pastiglie del giorno: l’avevo lasciata in una stanza a Queenstown ma un solerte addetto alle pulizie me l’ha riportata mentre aspettavo gli altri fuori dalla stanza.
Copri obbietivo Canon: mi è caduto in una pensilina e infilato nell’interstizio tra due assi, andando in acqua. YdR sostiene non sia omologabile come mero smarrimento.
Auricolari: persi mentre correvo per salire sul volo a Queenstown (perché qualcuno ci ha fatto fare il boarding tra gli ultimi… Uno a caso 🙂 ) l’addetto alla pista me lo ha riportato mentre mi sedevo al mio posto.
Ci sono ancora 4 giorni, cosa potrò combinare ancora?
AGGIORNAMENTO
Cappellino: Sull’isola di whaieke l’ho dimenticato sulla sedia dopo una abbondante degustazione di vini e pranzo. La cameriera gnocca e bionda ci ha rincorso per riportarcelo. Purtroppo ero già avanti e l’ha dato al mio amico.
Non si vendono tende in Nuova Zelanda
Una delle cose stupide che mi ha colpito della Nuova Zelanda è la quasi totale assenza di tende nelle case, sia nelle sperdute provincie che nei centri abitati maggiori. Il neozelandese o è esibizionista o se ne frega che la gente gli guardi in casa. Una lettura alternativa è che in effetti nessuno gli guardi in casa ma allora non avrebbero fatto i conti con i turisti patiti di peoplewatching e (non tanto) velatamente voyeur.
Cose di fiordi
Nell’immaginario collettivo di buona parte della gente che conosco, la Nuova Zelanda è meramente una dependance dell’Australia. Quindi deserto, canguri, animali velenosi eccetera. Eh no. In realtà andando verso sud il paesaggio tende a diventare nordico, nel senso più europeo del termine. Fiordi, ghiacciai, cascate. Oggi da questo punto è stato il top. Saremmo dovuti andare a Milford Sound, un fiordo molto frequentato perché anche facilmente accessibile. Purtroppo una strada chiusa per neve ha spinto l’agenzia con cui avevamo prenotato il giro in battello a proporci un’altra gita. Siamo così andanti, con un tempo non certo ottimale, a Doubtful Sound. Si tratta di un fiordo che deve il suo nome al Capitano Cook. Arrivato da quelle parti, rimase dubbioso se spingersi all’interno, decidendo poi di attraccare altrove. Da qui il nome. La nostra giornata ha avuto quindi un primo pullman, un battello su un lago, un altro pullman con cui abbiamo visitato il sottosuolo della montagna per vedere una centrale idroelettrica e infine traghetto sul fiordo. In definitiva spettacoli bellissimi e vagonata di foto fatte. Ve ne metto intanto una fatta con l’iPhone.
Cervi zoppi
Spesso in questi giorni gli amici mi chiedono cosa si mangi in Nuova Zelanda.
La risposta potrebbe essere genericamente “un po’” di tutto. Andando più nello specifico, sviluppo alcuni concetti:
– ok, è la patria delle pecore, in ogni ristorante ci sono piatti di agnello, c’è il lamb burger, ma non è che non so trovi carne rossa
– si trova carne rossa 🙂 per lunghi tratti di strada si trovano più bovini che ovini.
– il resto è molto di gusto anglosassone/statunitense, dalle bisteccone ai dolci
– cervo/cerbiatto. La vera scoperta della vacanza. Non che non l’avessi mai mangiato ma non pensavo di trovarlo così spesso. In effetti poi nella parte sud dell’isola sud se ne trovano anche estesi allevamenti. Il taglio che va di più è la coscia.
Per coerenza, nella foto: del maiale
La pavlova!
Dopo aver visto svariate puntate di Masterchef Australia e della relativa versione Junior, avevo una grandissima curiosità: ma come sarà mai questa tanto osannata pavlova?
A quanto pare è un dolce di origine russa (presumo) molto diffuso in questa parte di mondo. In pratica è una sorta di meringata morbida all’interno, quindi cotta meno di quanto siamo abituati a fare noi. Viene poi guarnita con panna montata e frutta o creme varie.
Facendo un raffronto con le fette di kiwi potete immaginare la dimensione di questa singola porzione.
L’opossum, il male assoluto
“L’unico opossum buono è l’opossum morto” così aveva chiosato la nostra guida di oggi a margine di un suo monologo sui problemi ecologici della Nuova Zelanda.
Infatti se da noi è visto come un simpatico animale da pelliccia, qui è visto come il male assoluto. Per fare un paragone è un po’ quello che per noi sono i topi o le nutrie. Importato dai colonizzatori occidentali, questo animale si è facilmente riprodotto sia per la mancanza di predatori sia per la sua voracità. Ora è una minaccia sia per le coltivazioni sia per gli altri animali. Oggi per esempio abbiamo visitato una sorta di riserva naturale, di cui vi parlerò in un altro post, dove le trappole per opossum sono messe per evitare che o roditori attacchino i nidi di uccelli molto rari, per cibarsi delle loro uova.
Ho fatto la haka: le prove!
Sono riuscito a recuperare un primo video di quando ho fatto la haka e di cui vi ho già parlato. Purtroppo per questa volta dovete seguire il link di youtube perché non riesco a intervallo direttamente nel post.
… E ora non potrete dire che non ballo mai! 🙂
La Christchurch ferita
Siamo arrivati a Christchurch la sera tardi. La nostra principale preoccupazione era lasciare in albergo le valigie e trovare un posto ancora aperto che ci desse da mangiare. Sapevo il nostro hotel fosse in centro ma il paesaggio arrivando, dopo la solita periferia di casupole, motel e concessionari d’auto, sembrava strano. Troppi isolati liberi. Arrivando a destinazione, nonostante il buio fu più chiaro. Tutto quello spazio erano “semplicemente” gli isolati degli edifici rasi al suolo dal terremoto del 2011 o comunque abbattuti perché danneggiate. Il vuoto era intervallato da alcuni vecchi palazzi e sporadiche nuove costruzioni, come il nostro hotel. Con la luce del giorno la situazione appariva ancora più toccante. La maggior parte delle vecchie costruzioni erano in realtà inagibili e transennate, probabilmente in attesa di demolizione, qualcuna di restauro. Non avevo mai visto un The day after e per quanto siano passati tre anni e si vede che stiano lavorando, fa parecchio impressione. La città è comunque viva e i lavori fervono. La maggiore preoccupazione è la cattedrale, parzialmente danneggiata. A quanto letto, il vescovo anglicano la vorrebbe demolire, i cittadini restaurarla. Ci sono poi altri progetti, come un centro commerciale ricavato da container. Detto così pare una cosa squallida ma in realtà è piuttosto di design. Insomma, la città è viva.






