Archivio dell'autore: Puck74
Puck, Moggi e McGiver
Sono arrivato in Georgia la mattina dell’8 ma solo oggi sono riuscito a riconnettermi al mondo. Non è stato facile. Andiamo con ordine.
A differenza di quanto fatto gli scorsi anni negli USA e in New Zealand, non ero riuscito a procurarmi via internet una SIM. Ci tenevo a proseguire la mia collezione di Moggi dei poveri, con le SIM di paesi “esotici”.
I primi giorni sono stati abbastanza pieni e non ero riuscito a informarmi in un market sull’acquisto. Stavo quasi desistendo poi ieri in un paesello di montagna l’ho trovata. Tronfio, torno in stanza. Piccolo particolare: era una micro SIM e non una mini SIM (o viceversa, insomma era troppo grande). Da piccolo McGiver prendo la forbice per le unghie e iniziò a rifilarla.
Miracolosamente funziona e quindi eccomi qui a narrarvi le spigolature del viaggio (e ad aggiungere foto ai post dei giorni scorsi. Riguardateli)
Squaraus
La mattina del quarto giorno georgiano segna i primi caduti sul campo. A colazione in diversi accusano problemi gastrici. Il piatto locale (un pane tipo pizza ricoperto di formaggio o ripieno di carne) comincia a mietere vittime. Anche gli altri piatti, prettamente di verdure ma sempre un po’ speziati e pasticciati, non sono digeribilissimi.
Personalmente decido, in via preventiva, di stare leggero a colazione: the, pane locale con marmellata locale, dolce al cucchiaio che somiglia ad una panna cotta al cocco e per chiudere un uovo sodo. Il rotolo di sfoglia con dentro un würstel mi ispira ma per oggi lo lascio lì…
Mucche allo stato brad(ip)o
Oggi, a paio un paio di chiese che non mancano mai, è stata giornata da tappone dolomitico, con gran premio della montagna finale e arrivo oltre i 2000 metri. Inizia finalmente ad essere la Georgia che mi aspettavo.
Le strade (popolate da pazzi, come scrissi) sono buone con piccoli tratti che paiono bombardate.
Fa impressione la quantità di mucche che pascolano libere per la strada. Tante e imperterrite.
Sembra strano non se ne investano decine al giorno.
Birrette a Tbilisi
Non riuscirò mai a pronunciare il nome del capitale georgiana come fanno gli autoctoni. Stesso discorso per molti altri nomi di paesi. Affogo allora i dispiaceri per la mia pochezza linguistica nelle birrette. Qui sarebbe in teoria zona da vino ma i primi te nativi mi hanno spinto di nuovo verso le graminacee. Una birra in locale o ristorate può variare tra i 3 (Baretto scrauso) alle 10 Lari. Al cambio fanno da 1 a 3 euro.
Questo spiegherebbe anche perché guidino così. Vi scrivo questo post in pullman e per la prima volta in vita ho messo le cinture, dopo che una Mercedes Russa dopo averci sorpassato ha fatto la finta di stringerci perché il nostro autista si era permesso di suonargli il clacson. Altro incidente rischiato per mucche in autostrada…
Educazione Georgiana (stradale)
Dalle mie prime 24 ore a Tbilisi ho imparato una cosa: qui non guiderei mai. Sono dei pazzi scatenati. Sentire stridere le gomme, camminando per strada, è la prassi. Attraversare la strada è una partita alla roulette russa. Le macchine, che presentano una sorprendere concentrazione di Mercedes , sono per lo più incidentate. L’autista del nostro bus non è da meno. Per fortuna domani, per iniziare il tour vedo è proprio, lo cambiamo.
Giuro, non mi lamenterò più.
No. Non giuro. So che mi lamenterò ancora degli italiani in volo. Certo che dopo il volo Atene – Tbilisi ora ho un nuovo mito in viaggio: i georgiani. Ok, forse avrò impattato con una comitiva particolarmente ruspante ma…
– viaggiavano con le peggio borse della spese (proprio i sacchetti di plastica!) come bagaglio a mano
– non capivano dove sedersi e facevano un gran casino
– almeno un paio non erano capaci di allacciarsi le cinture di sicurezza
– le donne erano di una finezza inenarrabile
– gli uomini sembravano reduci da una convention di campioni di pungiball da giostre.
– cellulari sempre accesi. Modalità aereo questa sconosciuta
– prima ancora di entrare al gate, tutti in piedi e cappelliere aperte
Insomma, del gran peoplewatching watching…
I due elementi e le ragioni sociali
Ormai c’è una moda di mettere due elementi caratterizzanti nella ragione sociale. Qualche esempio?
Poltrone & sofà
Divano & divani
Anena & cozze
(Il fù) pizzarito pastarito
Oggi ho visto pure Risotti & Braci e Ice & Coffee.
Sono sicurissimo che l’elenco potrebbe essere allungato quasi all’infinito.
Insomma basta. Come se riaprissero le case chiuse e lo chiamassero “Pompini & Scopate”
1: il mio primo progetto fotografico
Dopo tante foto a caso (di vacanze, eventi, persone) o anche solo di un tema specifico (per esempio le foto sportive), mi è venuta la voglia di sviluppare un mio progetto fotografico.
Cos’è un progetto fotografico? Sono l’ultimo degli ignoranti per spiegarvelo ma, in estrema sintesi, direi che è un “fotografare con un’idea”. Qual’è allora la mia idea?
Bhè chiamare il mio primo progetto fotografico “1” sembrerebbe voler essere una totale mancanza di fantasia. In realtà la mia idea è quella di raccontare Milano attraverso una delle linee del tram, la 1 appunto, che secondo me attraversa alcuni degli angoli più significativi (non per forza belli) di della città.
Cercando online un po’ di idee, direi che le basi del progetto le ho. Ora si tratta solo di prendere la macchina e dedicare un bel po’ di tempo a scattare foto. Chissà se da qui a settembre riuscirò.



