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Dei gourmet burger di Milano

A Milano ormai i locali di Gourmet Burger, o presunti tali, si sprecano e non certo da oggi. Tutti a cercare di essere più grossi, più bio, più fantasioni, più chipiùnehapiùnemetta. Io ogni tanto ci casco e ne provo uno nuovo. Già in passato ho bocciato clamorosamente Fatto Bene Burger, rimandato a settembre Ham Holy Burger, promosso 212 è riservato la lode e il bacio accademico solo per Polpa. Ieri sera abbiamo provato Baobab, in zona corso Garibaldi. Alla fine boccio anche questo. Una ricerca esasperata per gli abbinamenti particolari. Insomma: delle bacche di goji in un hamburger non me ne frega niente. Il peggio però sono stati gli onion rings. Fatti con le cipolle di Tropea, le fette erano così grandi che rimanevano dure e crude. Perché ci dev’essere sempre questa ricerca esasperata dell’ingrediente ad effetto? Negli USA ci sono migliaia di locali che danno hamburger tutti uguali: se uno decide di mangiare quel piatto, quello si aspetta e quello vuole.

Quiet please

LF183286_942longOggi il mito si perpetua. Oggi ricominciano a scorrere fiumi di Pimms e vagonate da fragole e panna. Oggi non c’è erba del vicino che sia più verde di quella. Insomma, oggi comincia Wimbledon.

Per la quinta volta consecutiva ho in programma di andarci (fatti i debiti scongiuri per problemi di lavoro dell’ultima ora che stanno emergendo…). Sempre al venerdì della prima settimana. Se nel 2011 ci eravamo presi un giorno in più da attaccare all’Hard Rock Calling di Hyde Park, cercando (con successo) di prendere un biglietto last minute, negli anni successivi abbiamo perfezionato il nostro metodo.
Mesi prima si prende il volo, poi si prenota l’albergo. Infine si combatte su Ticketmaster per accaparrarsi i biglietti messi in vendita 24 e 48 ore prima. Quest’ultimo passaggio, affinato con l’esperienza, quest’anno mi desta qualche preoccupazione in più. Andasse male, alla peggio c’è La Coda. Anche se eviterei volentieri…

Un’altra novità di quest’anno è che mentre in passato ero sempre in compagnia di entusiasti di Wimbledon, gente che come me avvertiva l’emozione nel varcare i sacri cancelli dell’All England Tennis and Croquet Club, quest’anno devo trasmettere un po’ di questa magia a chi ne è geneticamente sprovvisto.
Come fare?
Forse facendo capire che non è l’evento sportivo in sé l’importante quando si va lì. Forse spiegando che anche passeggiare fra i campi minori, guardando match fra giocatori che non si sa chi siano, è bello. Forse ci riuscirò solo in loco: sedendosi su The Hill, in mezzo a migliaia di persone, a guardare sul grande schermo un match che si gioca a pochi metri di distanza. Wimbledon non è un evento sportivo: è una favola, è un rito pagano collettivo che sopravvive allo sport milionario.

Lobotomia portami via: letture da ombrellone

Premessa: non so nulla del libro di cui sto per parlare né della sua autrice. Le considerazioni che seguono sono fatte in base a titolo, campagna pubblicitaria ed evidente posizionamento sul mercato.

  

Passeggio per i portici di Chiavari e mi imbatto in questo cartonato. Ok, l’estate è spesso il periodo delle letture leggere, quelle cosiddette “da ombrellone”. Ok, agosto è il numero, assieme a quello di dicembre, con cui le riviste di astrologia fanno gran parte del loro fatturato. Va bene tutto. Riesco a farmi andare bene anche il titolo.

Ma il sottotitolo no.

Il sottotitolo no.

NO.

Non posso accettare che ci siano donne che comprino un libro che si presenta con “le stelle non mentono, gli uomini sì”.

Le donne di Chiavari hanno il senso dell’umorismo

Parto con questa citazione dotta (Baccini – Le donne di Modena) per una serie di spigolature dalle prime 36 ore di visita a Chiavari. 

– il coccobello esiste ma ormai è istituzionalizzato, è italiano e tira fuori rime fantastiche che però non mi sono segnato e non mi ricordo più.

– sono una fighetta che ormai sui sassi usa sempre le scarpe da scoglio

– la spiaggia libera aveva persone ammassare una sull’altro e inevitabilmente si sentivano i discorsi altrui. Il migliore era di una 13-14enne che raccontava alla sorella/cugina maggiore le proprie vicissitudini sentimentali con un candore che non credevo esser più di quella generazione.

Il blog e il segreto di pulcinella

La mia pagina Facebook è visibile sono a chi ho in lista amici. Alcune persone con cui sono in contatto lavorativamente sono state preventivamente bloccate sul social network in modo che non vedano neanche che ci sono. Col blog questo non posso farlo: resta l’unica porta aperta sulla mia vita privata che le persone che conosco professionalmente possono avere. Ovvio, in ufficio nessuno lo conosce (o almeno nessuno dovrebbe conoscerlo) e non ne parlo certo ma il rischio che venga scoperto c’è.

Oggi ho passato due interessanti ore in riunione con dei commerciali di una nota azienda che ha lo stesso nome di una casa automobilistica per valutare un’eventuale campagna pubblicitaria web per una vendita immobiliare che devo fare. Visto che poi una certa conoscenza dell’argomento l’avevo, alla fine si sono informati sul come mai. Mi è scappato che ho un blog. Visto dove lavorano, se solo ci dedicano cinque minuti mi sa che sono già qua a leggere queste pagine. Nel caso, li saluto. 🙂

Milano è bella

Oggi è uno di quei giorni in cui è facile sostenere che Milano sia bella. In pausa pranzo mi sono fatto un bel giro, tra l’altro prendendo tre linee metropolitane su quattro. Prima sono andato a Lido di Milano per rinnovare l’abbonamento dell’olimpia. Cosa che ho fatto a cuor leggero, visto il licenziamento di coach Banchi, avvenuto in mattinata. Poi ho preso la lilla e sono andato in Garibaldi. Qui ho fatto a piedi prima corso Como e poi corso Garibaldi. Un certo tipo di milanesità non mi appartiene ma, soprattutto in giornate così, sono zona davvero belle (e ben frequentate…). Arrivato a Moscova avrei potuto proseguire ancora perché c’era il tratto di corso Garibaldi che mi piace di più, però la ripresa del lavoro incombeva e mi sono rassegnato a prendere la verde per tornare in Cadorna. No, Milano non è affatto male.

Expo: il flop al contrario 

Quando un evento coinvolge un gran numero di persone, in genere il problema (soprattutto in Italia) è convincerle a utilizzare i mezzi pubblici in luogo dell’auto privata. Con Expo no. A quanto pare la stragrande maggioranza dei visitatori arriva in metropolitana o in treno, altrimenti con pullman organizzati. Tutti contenti? A quanto pare no. I tre parcheggi languono è così si è pensato di offrire il biglietto serale gratis nei weekend a chi li utilizza. Non è che in Italia siamo diventati tutti di colpo amanti del mezzo pubblico. La verità è un po’ diversa. I parcheggi sono lontani e poco pubblicizzati. Chi di voi conosce il parcheggio di Arese o quello di Trenno? Inoltre sono pure scomodi perché poi bisogna prendere una navetta. Molto meglio, per chi ha l’auto, lasciarla ai parcheggi ATM di Lampugnano, San Leonardo o Molino Dorino e poi prendere la metro.

Giocare a Poker senza parlare Pokerese

Spesso ne ho parlato anche qua: mi piace il poker Texas Hold’em. Da diversi anni ormai. Dovrei ripescare indietro nel tempo ma credo già dal 2009-2010. Non ne ho mai fatta una malattia così come gli ho dedicato sempre ritagli di tempo. Nel frattempo la moda di questo gioco è scoppiata sia in senso positivo che in senso negativo… infatti ormai dalla tv generalista è quasi scomparso. Leggo ogni tanto dei siti sull’argomento e quello che mi stupisce sempre, in negativo, è l’uso abnorme che si fa di un linguaggio tecnico che trascende ormai nello slang. Parlare di tattiche di poker, ritengo, sarebbe possibile anche utilizzando un gergo più facile per chi si avvicina a questo argomento, invece c’è una sorta di amore per sentirsi degli “iniziati” e quindi parlare un gergo incomprensibile al volgo.

Un esempio? QUESTO ARTICOLO di cui vi riporto qui solo un brevissimo estratto:

 Ad esempio mi ricordo uno spot dove mi ha bet-bet-overbetshovato river un board abbastanza dry, ho chiamato con top pair no kicker e ha girato bluff totale. Ho runnato bene fin da subito, ho vinto 6 stack al 1000 praticamente senza il rischio che mi recuperasse…

Ammetto che anch’io fatico a starci dietro…