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Un anno fa
Era il 13 agosto 2013. Ok, un anno e un giorno fa, per colpa del fuso ho “mancato l’anniversario”.
Scampavamo, io e la mia allora fidanzata (o compagna, o ragazza, date il titolo che volete) ad un incidente. Miracolati, scrissi al tempo sul blog. Lo penso ancora. Da allora tante cose sono cambiate. Riporto il post di allora
Non si vendono tende in Nuova Zelanda
Una delle cose stupide che mi ha colpito della Nuova Zelanda è la quasi totale assenza di tende nelle case, sia nelle sperdute provincie che nei centri abitati maggiori. Il neozelandese o è esibizionista o se ne frega che la gente gli guardi in casa. Una lettura alternativa è che in effetti nessuno gli guardi in casa ma allora non avrebbero fatto i conti con i turisti patiti di peoplewatching e (non tanto) velatamente voyeur.
L’opossum, il male assoluto
“L’unico opossum buono è l’opossum morto” così aveva chiosato la nostra guida di oggi a margine di un suo monologo sui problemi ecologici della Nuova Zelanda.
Infatti se da noi è visto come un simpatico animale da pelliccia, qui è visto come il male assoluto. Per fare un paragone è un po’ quello che per noi sono i topi o le nutrie. Importato dai colonizzatori occidentali, questo animale si è facilmente riprodotto sia per la mancanza di predatori sia per la sua voracità. Ora è una minaccia sia per le coltivazioni sia per gli altri animali. Oggi per esempio abbiamo visitato una sorta di riserva naturale, di cui vi parlerò in un altro post, dove le trappole per opossum sono messe per evitare che o roditori attacchino i nidi di uccelli molto rari, per cibarsi delle loro uova.
I veri vincitori della vacanza
I veri vincitori della vacanza sono i sacchetti per sottovuoto da viaggio. Fin da quando ho deciso di passare l’agosto al freddo, una delle prime preoccupazioni è stata “come far star tutto nel bagaglio?”. Non avevo mai fatto un viaggio di tre settimane in inverno. In soccorso mi sono venuti i miei che, quando andarono nella Terra del Fuoco, utilizzarono questi fantastici sacchetti. Ho passato la dritta ai miei compagni di viaggio e siamo tutti entusiasti. Un piumino diventa piccolissimo (e in pochi secondi ritorna poi alle dimensioni originali). Nella foto vedete il diametro di un sacchetto in cui ho messo due felpe e un maglione di lana. Il tutto senza ausilio di aspirapolvere.
Mare mosso
Oggi tappone di trasferimento da Wellington a Christchurch. La mattina era grigia e ventosa e il traghetto ne ha risentito. Le prime due ore del passaggio tra l’isola nord e quella sud sono stati difficoltosi e caratterizzati da un beccheggio importante. Poi il tutto si è calmato e io mi sono ritemprato con la soup of the day e le patatine fritte. Una volta attraccati ci attendevano quattro ore di auto, in un paesaggio sempre più selvaggio, sotto una stellata come ne avevo viste poche. (considerando la luna).
Il duello
Quando preparavo la vacanza, il mio unico rimpianto era quello di “saltare” l’estate quest’anno. Partire dal caldo italiano per il freddo neozelandese. Se devo giudicare da questa prima settimana, ho quasi fatto il colpo gobbo. A parte il piccolo problema di pioggia attraversato due giorni fa, le giornate qui sono freddine, neppure troppo, ma soleggiate. Ora andrò verso il sud, dove il clima dovrebbe essere tipo il nord europa e quindi non mi aspetto il meglio. Leggendo però i commenti dei miei amici su Facebook devo dire che non mi sembra di essermi lasciato alle spalle una grande estate. Forse l’inverno neozelandese batte eccezionalmente l’estate milanese?
Ho fatto la haka
Lo so. Detta così è da turisti, però non potevo andare in Nuova Zelanda senza andare a vedere qualcosa sulla cultura dei Maori. Almeno la nostra scelta, mentre eravamo nella zona di RotoVegas, è ricaduta su Te Puia che viene pubblicizzato come istituto per la cultura Maori. In effetti è gestito direttamente da loro e hanno organizzato una serie di attività e ricostruzioni per introdurti alla loro cultura, pur senza la pretesa di prendersi eccessivamente sul serio. Ecco che quindi anche se, come hanno fatto con me, ti chiamano a fare la haka, il tutto suona più come un gioco che ti chiamano a fare con loro più che uno scimmiottamento delle loro tradizioni.




