Devo rassegnarmi agli #hashtag nei titoli?
Altro che tag negli attributi del post. Oggi ho fatto un post con un hashtag nel titolo. Il risultato è un’impennata delle visite da twitter (dove, comunque, i miei post sono sempre condivisi). Devo quindi rassegnarmi, per avere visibilità, alla stortura dell’hashtag?
Potrebbe essere un gabello al quale potrei anche decidere di soggiacere.
Burioni da #epcc
Ho recuperato, con interesse, la puntata di E Poi C’è Cattelan che vedeva ospite il prof. Burioni. Se leggete un po’ il mio blog, sapete che sono decisamente provax. La curiosità verso questa puntata era però più che altro finalizzata a vedere come un conduttore normalmente “leggero”, nel senso buono del termine, avrebbe gestito un’argomento del genere. Devo dire che sono rimasto piacevolmente stupito da come lui (e la sua redazione) hanno gestito la cosa. Il passaggio fondamentale per me è stato quando, scusate se le parole non saranno proprio quelle precise, Cattelan ha detto “qualcuno ci obietterà che non proponiamo contraddittorio con chi la pensa diversamente. Qui però si tratta di scienza, non di opinioni e noi diamo spazio alla scienza”. Ok, potevo guardare con tranquillità il resto della trasmissione.
Sono abitudinario
Luglio 1996. Fu un periodo piuttosto campale per me. Feci un corso di inline hockey (cosa che, nella mia condizione, era abbastanza estrema). Mi apprestavo a fare la mia prima vacanza oltreoceano. Soprattutto (ai fini di questo post) cambiavo parrucchiere e pettinatura.
Da allora nulla è cambiato. Fino a ieri. Nell’ottica dell’efficienza, ho tradito il mio storico parrucchiere a favore del barber shop dove, da un po’, mi faccio curare la barba. Efficienza, dicevo: in ottica matrimonio, meglio avere uno che mi facesse sia barba che capelli. Ammetto, ero un mix di agitazione e sensazione di “tradire” qualcuno.
Alla fine è andata bene e sono soddisfatto della scelta.
Ovviamente la pettinatura è rimasta la stessa, mica vorrete troppi sconvolgimenti in una volta sola? Ma soprattutto… cosa volete che faccia coi quattro peli che ho in testa!
C’era una volta Pappamondo
Una volta ero un assiduo acquirente del volumetto Pappamondo. Si trattava di guida ai ristoranti etnici di Milano, veniva pubblicato con cadenza annuale. Era la mia base per provare, con gli amici, qualche etnico diverso dal solito. L’altro giorno sono passato davanti ad un ristorante uzbeko in viale Farini e mi sono chiesto: ok tripadvisor ma come li scopro posto del genere se qualcuno non fa selezione? Ho così scoperto che, a quanto pare, Pappamondo non esce dal 2015. Un vero peccato.
Machacafè

Nel mio peregrinare attorno al Tribunale di Milano, ho trovato un nuovo posto dove passare la pausa pranzo: il Macha Cafè.
Nel panorama (ampissimo) dei ristoranti e locali giapponesi a Milano, è qualcosa che si stacca un po’ dai canoni classici. Intanto è gestito da italiani e non presenta il solito sushi. Tutto, o quasi, ruota attorno al the macha, una specialità nipponica. La troviamo nel classico the caldo, in quello freddo ma anche nel cappuccino o nei dolci.
Per il resto alcuni piatti nipponici rivisitati, come le scodelle di chirashi e le tartare. Il tutto in un ambiente molto luminoso e moderno.
Prezzi “milanesi” (difficilmente si va sotto i 20 euro) ma qualche volta ce lo si può anche concedere a pranzo.
L’indignazione del popolo degli onesti
Il voto italiano ci ha (o ci avrebbe) riportato un paese che dice no ai vecchi intrallazoni, ai furbetti, a quei ladri dei politici.
Bene. Passano due giorni e quello stesso popolo di onesti elettori, traditi da una classe politica corrotta, si indigna perchè Spotify gli ha bocciato tutte le app che consentivano di sfruttare abusivamente le funzionalità premium.
Lo dico da sempre: vi credete così meglio dei politici? Se scavalcate i tornelli del metrò (impugnando il vostro iPhoneX), se usate app pirata per non pagare Spotify, se scaricate le serie Tv e la musica con sistemi illegali, perchè una volta messi in una posizione di potere, dovrei pensare che sareste meglio di loro?
Non stiamo parlando di gente che non arriva a fine mese e ruba le scatolette al supermercato. Parliamo di Spotify. Vi indignate pure?
Sarò fesso io che pago Netflix (Spotify no perchè lo uso pochissimo e ho la free), che le poche canzoni che scarico le prendo da iTunes, che pago regolarmente l’abbonamento extraurbano dell’Atm. Però preferisco essere fesso che far parte di questo popolo d’indignati per Spotify.
Sorgente: Spotify dichiara guerra alle app craccate e gli scrocconi si vendicano – Repubblica.it
PS: se proprio ritenete che Netflix e Spotify siano troppo cari, sapete che potete dividere la spesa, in modo legale, con amici ma anche con sconosciuti? Basta una ricerca su Google.
Sana e robusta costituzione
Ecco. Io non sarei di sana e robusta costituzione. Non mi lamento più di tanto ma ho le mie magagne, anche e soprattutto alle caviglie, note come “le caviglie di purè”. Nella scala di coloro che dovrebbero alzarsi e cedere il posto in metropolitana, diciamo che molti verrebbero prima di me. Mi spiegate allora perché, anche stamattina, mi sono dovuto alzare io? Non che ci fossero ragazzini o che altro seduti, ma semplicemente le persone della mira età, perché non fanno mai una piega per alzarsi? Si sentono “in diritto”? C’è sempre che ne ha più di noi. Ricordiamocelo.
