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SBK15 Official Mobile Game – Recensione (iPhone) – Gamesurf.it

14552Ogni tanto, tra uno sclero lavorativo e l’altro, trovo anche il tempo per dedicarmi alla mia vecchia “professione”: il recensore di videogiochi. Ecco un mio piccolo articolo, pubblicato come al solito su Gamesurf (Tiscali).

SBK15 Official Mobile Game – Recensione (iPhone) – Gamesurf.it.

Gloria ai benefattori

Periodicamente mi capita di frequentare una sede distaccata della ASL i cui uffici sono presso il vecchio ospedale di Passirana. Ogni volta la stele che vedete nella foto attira la mia attenzione. Non tanto per il ringraziamento per i benefattori, quanto per la precisione di voler indicare puntualmente la donazione. L’importo in lire, che ai tempi doveva essere davvero importante. Mi fa sempre sorridere. 

Il blogger e il marchettone

Quando un blog diventa famoso, il blogger inizia a ricevere articoli in regalo perché li recensisca oppure direttamente richieste di sponsorizzazione. Capita soprattutto ai blog di settore, pensate per esempio alla Peronacci e al suo Giallo Zafferano ma gli esempi sarebbero tanti (anche di youtuber). Tranquilli, non è certo il mio caso. Però si stanno diffondendo anche strumenti di marketing più diffusi e che consentono alle aziende di apparire su più pagine web e ai blogger di racimolare qualche spicciolo. La cosa non è per forza negativa, anzi. Però, almeno personalmente, mi crea qualche problema di coscienza per la non distinguibilità che questi marchettoni devono avere, rispetto agli articoli normali. Tutto questo per dire che anche io ho aderito a uno di questi servizi e che quindi ogni tanto appariranno dei post un po’ così.

Ne approfitti altresì per proporvi questo servizio che recluta non solo blogger ma anche persone molto attive sui social network. Si tratta di buzzoole, probabilmente ve ne ho già parlato. Se vi interessa iscrivervi fatelo da QUESTO LINK. Sapete… I programmi referall… 🙂

Dei gourmet burger di Milano

A Milano ormai i locali di Gourmet Burger, o presunti tali, si sprecano e non certo da oggi. Tutti a cercare di essere più grossi, più bio, più fantasioni, più chipiùnehapiùnemetta. Io ogni tanto ci casco e ne provo uno nuovo. Già in passato ho bocciato clamorosamente Fatto Bene Burger, rimandato a settembre Ham Holy Burger, promosso 212 è riservato la lode e il bacio accademico solo per Polpa. Ieri sera abbiamo provato Baobab, in zona corso Garibaldi. Alla fine boccio anche questo. Una ricerca esasperata per gli abbinamenti particolari. Insomma: delle bacche di goji in un hamburger non me ne frega niente. Il peggio però sono stati gli onion rings. Fatti con le cipolle di Tropea, le fette erano così grandi che rimanevano dure e crude. Perché ci dev’essere sempre questa ricerca esasperata dell’ingrediente ad effetto? Negli USA ci sono migliaia di locali che danno hamburger tutti uguali: se uno decide di mangiare quel piatto, quello si aspetta e quello vuole.

Quiet please

LF183286_942longOggi il mito si perpetua. Oggi ricominciano a scorrere fiumi di Pimms e vagonate da fragole e panna. Oggi non c’è erba del vicino che sia più verde di quella. Insomma, oggi comincia Wimbledon.

Per la quinta volta consecutiva ho in programma di andarci (fatti i debiti scongiuri per problemi di lavoro dell’ultima ora che stanno emergendo…). Sempre al venerdì della prima settimana. Se nel 2011 ci eravamo presi un giorno in più da attaccare all’Hard Rock Calling di Hyde Park, cercando (con successo) di prendere un biglietto last minute, negli anni successivi abbiamo perfezionato il nostro metodo.
Mesi prima si prende il volo, poi si prenota l’albergo. Infine si combatte su Ticketmaster per accaparrarsi i biglietti messi in vendita 24 e 48 ore prima. Quest’ultimo passaggio, affinato con l’esperienza, quest’anno mi desta qualche preoccupazione in più. Andasse male, alla peggio c’è La Coda. Anche se eviterei volentieri…

Un’altra novità di quest’anno è che mentre in passato ero sempre in compagnia di entusiasti di Wimbledon, gente che come me avvertiva l’emozione nel varcare i sacri cancelli dell’All England Tennis and Croquet Club, quest’anno devo trasmettere un po’ di questa magia a chi ne è geneticamente sprovvisto.
Come fare?
Forse facendo capire che non è l’evento sportivo in sé l’importante quando si va lì. Forse spiegando che anche passeggiare fra i campi minori, guardando match fra giocatori che non si sa chi siano, è bello. Forse ci riuscirò solo in loco: sedendosi su The Hill, in mezzo a migliaia di persone, a guardare sul grande schermo un match che si gioca a pochi metri di distanza. Wimbledon non è un evento sportivo: è una favola, è un rito pagano collettivo che sopravvive allo sport milionario.

Lobotomia portami via: letture da ombrellone

Premessa: non so nulla del libro di cui sto per parlare né della sua autrice. Le considerazioni che seguono sono fatte in base a titolo, campagna pubblicitaria ed evidente posizionamento sul mercato.

  

Passeggio per i portici di Chiavari e mi imbatto in questo cartonato. Ok, l’estate è spesso il periodo delle letture leggere, quelle cosiddette “da ombrellone”. Ok, agosto è il numero, assieme a quello di dicembre, con cui le riviste di astrologia fanno gran parte del loro fatturato. Va bene tutto. Riesco a farmi andare bene anche il titolo.

Ma il sottotitolo no.

Il sottotitolo no.

NO.

Non posso accettare che ci siano donne che comprino un libro che si presenta con “le stelle non mentono, gli uomini sì”.

Le donne di Chiavari hanno il senso dell’umorismo

Parto con questa citazione dotta (Baccini – Le donne di Modena) per una serie di spigolature dalle prime 36 ore di visita a Chiavari. 

– il coccobello esiste ma ormai è istituzionalizzato, è italiano e tira fuori rime fantastiche che però non mi sono segnato e non mi ricordo più.

– sono una fighetta che ormai sui sassi usa sempre le scarpe da scoglio

– la spiaggia libera aveva persone ammassare una sull’altro e inevitabilmente si sentivano i discorsi altrui. Il migliore era di una 13-14enne che raccontava alla sorella/cugina maggiore le proprie vicissitudini sentimentali con un candore che non credevo esser più di quella generazione.

Il blog e il segreto di pulcinella

La mia pagina Facebook è visibile sono a chi ho in lista amici. Alcune persone con cui sono in contatto lavorativamente sono state preventivamente bloccate sul social network in modo che non vedano neanche che ci sono. Col blog questo non posso farlo: resta l’unica porta aperta sulla mia vita privata che le persone che conosco professionalmente possono avere. Ovvio, in ufficio nessuno lo conosce (o almeno nessuno dovrebbe conoscerlo) e non ne parlo certo ma il rischio che venga scoperto c’è.

Oggi ho passato due interessanti ore in riunione con dei commerciali di una nota azienda che ha lo stesso nome di una casa automobilistica per valutare un’eventuale campagna pubblicitaria web per una vendita immobiliare che devo fare. Visto che poi una certa conoscenza dell’argomento l’avevo, alla fine si sono informati sul come mai. Mi è scappato che ho un blog. Visto dove lavorano, se solo ci dedicano cinque minuti mi sa che sono già qua a leggere queste pagine. Nel caso, li saluto. 🙂