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Milano è bella
Oggi è uno di quei giorni in cui è facile sostenere che Milano sia bella. In pausa pranzo mi sono fatto un bel giro, tra l’altro prendendo tre linee metropolitane su quattro. Prima sono andato a Lido di Milano per rinnovare l’abbonamento dell’olimpia. Cosa che ho fatto a cuor leggero, visto il licenziamento di coach Banchi, avvenuto in mattinata. Poi ho preso la lilla e sono andato in Garibaldi. Qui ho fatto a piedi prima corso Como e poi corso Garibaldi. Un certo tipo di milanesità non mi appartiene ma, soprattutto in giornate così, sono zona davvero belle (e ben frequentate…). Arrivato a Moscova avrei potuto proseguire ancora perché c’era il tratto di corso Garibaldi che mi piace di più, però la ripresa del lavoro incombeva e mi sono rassegnato a prendere la verde per tornare in Cadorna. No, Milano non è affatto male.
Dente
Ci sono artisti che vivono per anni nell’anonimato (o comunque con un pubblico molto di nicchia) e poi di colpo diventano trendy. Questa almeno è la percezione che ne ho io quando di punto in bianco ne vengo a conoscenza. In genere capita che persone diverse me ne parlino nel lasso pochissimo tempo e in genere queste sono sempre donne di un certo segmento. Anni fà accadde per Van De Sfroos. Concerti al Castello Sforzesco in cui le grandonne non potevano mancare. A distanza di qualche estate è tornato alle sagre di paese del varesotto e l’ultimo barlume di notorietà glielo ha dato Elio con la canzone Concerto del primo maggio. Oggi sembra che sa molto trendy ascoltare Dente che, cito, “è un cantautore molto intimista”. Paraculo come sono, salgo subito sul carro del vincitore per potermi vantare al grido di “ve lo avevo detto” 🙂
Il mito di Max Pescatori
Nella mattinata odierna, la profonda notte americana, Max Pescatori vinceva il secondo braccialetto alle WSOP (World Series Of Poker) di Las Vegas. Già era l’italiano più titolato, di recente era ritornato ad essere capolista nostrano nella money list all time, con la vittoria di stanotte aggiunge altri due primati: il primo italiano ad aver vinto due braccialetti nella stessa edizione e il primo europeo ad arrivare a quattro vittorie.
Che dire? Solo tantissimo rispetto. Soprattutto perchè lui non è uno che si è scoperto giocatore col book del poker online ma è uno che si è fatto una gavetta mica da ridere lontano dall’Italia. Tra il mito e la realtà io da una quindicina d’anni che ne sento parlare. Io e lui abbiamo una catena che è ben più corta dei famigerati sei gradi di separazione e abbiamo una radice comune: esser stati negli anni novanta recensori di videogiochi. Non l’ho mai conosciuto direttamente ma in quegli anni facevo le vacanze con un amico collega che lo conosceva. Mi raccontava di questo ragazzo che aveva deciso di trasferirsi negli States, che aveva fatto prima il croupier e poi il giocatore di poker. O forse l’inverso. O forse tutto in contemporanea. Poi è scoppia anche da noi la moda del Texas Hold’em e nelle prime trasmissioni che arrivavano, oltre a molti professionisti italo americani che il nostro paese non l’avevano mai visto, apparve anche questo pittoresco giocatore che giocava con una bandana tricolore e che ormai era soprannominato “the italian pirate”. “E’ quello di cui ti raccontavo” mi disse la conoscenza comune. Inevitabile averlo eletto tra i miei giocatori preferiti. I motivi tecnici poi sono tanti: gioca tante varianti, gioca i multievento e, soprattutto, si è formato per buona parte col gioco live, per me tecnicamente superiore al gioco online perchè la componente psicologica è decisamente maggiore. Negli anni poi ha vissuto di alti e bassi. Per qualche stagione è sparito, mentre i nuovi campionissimi dell’online salivano alla ribalta. Dalle WSOP del 2014 è iniziato a girare il vento e questa edizione è la vera consacrazione di un giocatore rispettato anche dagli altri pro. Ci mancherebbe altro, nel club di quelli col braccialetto, ad averne 4 non sono tantissimi, anche tra gli americani.
La storia di Max è raccontata più nel dettaglio in questo articolo
Piccole soddisfazioni sportive
Avete presente quelle persone naturalmente portate per lo sport? Quelle che appena provano a fare una cosa gli viene subito bene? Ecco. Io non sono così. In genere per ottenere risultati appena dignitosi mi ci vuole molto allenamento e appena rallento un po’ perdo buona parte dei progressi. Da qualche anno, più di quelli che vorrei ammettere, mi cimento con il golf. Ieri, un po’ a sorpresa, alla prima uscita stagionale sono riuscito a conseguire un risultato che inseguivo da anni: ho ottenuto l’handicap. Non sto qua a spiegarvi cosa sia, lo trovate facilmente su google. Permettetemi solo di bullarmi un po’ in pubblico.
(tristi) storie di rugby
In questi giorni il rugby italiano ci sta regalando quella che probabilmente è una delle pagine più tristi della recente storia del nostro movimento. E’ però una tristezza “sportiva”. C’è una storia umanamente molto più triste che riguarda il rugby e della quale sono venuto a conoscenza solo di recente. Si tratta della morte in un incidente stradale di un ex All Blacks.
Sul sito Gazzetta.it è stato pubblicato questo video che mostra i suoi ex compagni di nazionale fare la Haka sul punto dell’incidente. Toccante.
Ma è così difficile pagare qualcuno?
Stamattina sono diventato pazzo per cercare di far partire una campagna su google, linkedin e magari anche facebook. Soprattutto l’esperienza coi primi due è stata devastante.
Google non voleva passarmi il consulente se non avevo già pronta la pagina, mentre io volevo solo informazioni sulle modalità di pagamento. Quando alla fine ce l’ho fatta e ho esposto le nostre esigenze (di procedura del tribunale di Milano) mi hanno detto “ah no… noi così non possiamo fare”. Vabbè.
Linkedin ancora peggio. Non sono riuscito a trovare un call center e ricevono pagamenti solo con carta di credito. Ma una società che non volesse avere una carta? Mah…
E’ così difficile pagare qualcuno? Dovete per forza mettere tanti paletti? I soldi voglio darveli, non averli!
L’iPhone come la nuova Leica?
Quando si guardano ritratti di grandi fotografi del passato, colpisce l’essenzialità della loro attrezzatura. Quando penso di acquistare un nuovo obiettivo, penso a Cartier Bresson e mi convinco che devo prima a imparare a usare belle quello che ho già. Però sono uno snob da reflex, uno che si vanta un po’ del proprio mezzo (più che dei propri risultati). Poi leggi che c’è chi fa le foto con l’iPhone e finisce nell’agenzia Magnum… allora ti convinci ancora di più che la fotografia è un’arte così democratica che è accessibile a tutti, se c’è l’occhio e il cuore.
Michael Christopher Brown, l’iPhonographer ufficiale dell’agenzia Magnum | Instagramers Italia.

