Wimbledon 2018: la non coda e il torneo
Lo scorso weekend (lungo) ho perpetrato il mio personalissimo rito pagano di Wimbledon. Quando mi sono imbarcato sul volo per Londra, ero praticamente certo di dover fare, per il secondo anno di fila, La Coda. The Queue. Sveglia 4.15, Uber 4.45, coda 5,30 circa, ingresso ore 10. Invece atterro e… scopro che il mio omonimo rhodese aveva fatto il miracolo ed era riuscito a prendermi i biglietti, nell’ultima sessione utile di Ticketmaster. Il programma si è trasformato in: sveglia ore 8.30, full english breakfast ore 9, ingresso 10.30. Con questi presupposti, la giornata è stata molto più leggera. Mi sono goduto Nadal (in riscaldamento) Nishikori, Bautista Agut, Paire, Svitolina e infine abbiamo tifato per Fognini. Di questo però vi parlerò in un post ad hoc.
Gregory Crewdson alla The Phographer Gallery
Uno dei miei appuntamenti fissi, quando vado a Londra, è una visita alla The Photographer Gallery. Questa volta c’era una mostra di tale Gregory Crewdson. Fotografo che, sinceramente, non conoscevo. Uno stile molto particolare. Immagini che ricordano più quadri di Hopper in chiave decadente che non vere e proprie foto. Bella. A me è piaciuta molto. Anche fra di noi, comunque, il commento non è stato unanime. In generale, Lo so è visto anche nel muro dei commenti, dove un ragazzo inglese ha lasciato un commento molto superficiale e un milanese imbruttito (giuro, non sono stato io) gli ha fatto notare la stupidità di quello che ha scritto.
Inciso: dopo la mostra prendevamo una bibita in un caffè vicino. Un signore, che alla mostra notai perché sfoggiava una Leika, mi ha riconosciuto e detto che dietro l’angolo c’era un’altra galleria, purtroppo quel giorno chiusa, di fotografia. Molto gentile.
L’erba che amo di più

Si sta disputando la 131esima edizione di Wimbledon. Però quest’anno cade il, ben più tondo, 140esimo anniversario della prima edizione.
Mentre vi scrivo sono le 9.30 di mattina e, con la pancia piena di una grassa e grossa english breakfast, mi sto dirigendo verso il torneo. Tutto era pronto per la sveglia alle 4 e la coda (The Queue) poi… Il mio Sniper di biglietti è riuscito nel miracolo e, mentre volavamo verso Londra, ha trovato i biglietti. Ammetto che la coda è bella ma dormire è meglio
Seguiranno aggiornamenti
Sorgente: La storia di Wimbledon, il più antico torneo di tennis – Il Post
Breve guida per un weekend lungo a Londra
Quando leggerete questo post, io starò volando verso Londra. Ho la fortuna di riuscirci ad andare (sempre per piacere) almeno un paio di volte l’anno. Ho quindi maturato una certa esperienza, tale da permettermi di fare il saccente ed elargirvi i miei preziosi consigli.
Partiamo dalle banalità: prima si prenota, meglio è. Questo vale per qualsiasi viaggio aereo e non solo.
LE LOW COST CONVENGONO DAVVERO? A mio avviso la risposta è “non sempre”. Arrivando a Gatwick o Stansted bisogna considerare i dispendiosi treni per arrivare a Londra (o perdere molto tempo con gli economici bus). British Airways ora fa voli anche molto convenienti su Heatrow, da dove è possibile prendere direttamente la metro.
NON DIMENTICATE IL PASSAPORTO! La brexit non è ancora in atto ma agli aeroporti inglesi le code in ingresso, per il controllo documenti, sono sempre lunghe. Passando da gate automatico per passaporto elettronico, potete risparmiare anche mezz’ora.
OYSTER O NON OYSTER? Per chi non la conoscesse, Oyster è la tessera prepagata per la metropolitana londinese. Il suo grande vantaggio è di scalare a consumo ma avere un tetto giornaliero massimo. Quindi non dovete decidere tra singoli biglietti o il giornaliero: fate sempre la scelta migliore. Su più giorni, la Oyster conviene fino a 4 giorni, oltre è meglio fare l’abbonamento settimanale.
GROUPON NON ESISTE SOLO DA NOI Quindi magari buttateci un occhio. Sia per qualche offerta su attrazioni turistiche, sia per ristoranti e bar.
Se fossi juventino sarei indignato (ma per fortuna non lo sono)

Non sono juventino, non intendevo dire che non sono indignato. Ok, non sono neppure indignato ma appunto solo perchè non sono juventino.
Stop! Devo uscire da questo circolo vizioso. Facciamo un passo indietro.
Cambiare un logo è sempre una mossa difficile. Lo è per un brand commerciale, lo è ancora di più per una squadra di calcio, dove la componente affettiva e psicologica è maggiore. Hanno avuto coraggio alla Juventus, quando la scorsa settimana hanno lanciato il nuovo logo. Totalmente diverso da quello storico e, a mio parere, orrendo.
Squadre come Real Madrid o Manchester United non avrebbero mai fatto una cosa del genere e rimangono infatti ancorate (giustamente) agli storici vessilli.
Personalmente la trovo una delle poche mosse errate della dirigenza juventina, negli ultimi dieci anni.
Il drago Verde
Il Drago Verde è il nome milanese per le fontanelle pubbliche. Con la crisi idrica di quest’anno, anche loro stanno salendo agli onori della cronaca. Vi segnalo due articoli.
IL PRIMO parla della Croce Rossa, che valuta negativamente la decisione della Giunta Raggi di chiudere le fontanelle romane.
IL SECONDO spiega perchè, a Milano, tenerle in funzione non è per forza uno spreco d’acqua.
Yes, We Can’t! London
Venerdi sera ero a Legnano per il tour estivo degli Elio e le storie tese. Io però vi sono ancora debitore del racconto della tappa londinese del tour europeo…
Si è fatta la storia… o ci si è solo fatti una bella gita? Forse entrambe le cose. Il pubblico era certamente tutto italiano, un mix tra residenti locali e fave in trasferta.
La scaletta, purtroppo, non mi ha convinto. Probabilmente per dimostrare le proprie capacità a chi magari non poteva capire l’ilarità, sono stati scelti, più che altro, brani musicalmente impegnativi, quasi tutti in chiave prof.
L’immagine più bella che mi rimarrà nella mente non sarà tanto quella dello stage diving di Mangoni (il primo nella storia?), quanto lo sguardo disperato del (comunque nerboruto) uomo della security, che ha dovuto riprenderlo in braccio al volo, quando El Pueblo l’ha riportato verso il palco.
Inciso: nella foto qui sotto, mi si intravede, assieme a Mrs Puck

Saldi, Outlet e Teste di cavallo mozzate
Ieri, con la mia solita tabella di marcia talebana, siamo andati all’outlet di Serravalle per il primo weekend di saldi. No, ve lo dico subito: se parti alle 7.45 della domenica da Milano, per essere là giusto per fare colazione e aspettare un paio di minuti l’apertura dei negozi, non è un suicidio. Abbiamo fatto le nostre cose con calma, senza ressa e per mezzogiorno abbiamo ripreso la via di casa. Sono rimasto colpito da una fontana di recente installata: una sorta di testa di cavallo mozzata che beve. A me è sono subito venute in mente certe intimidazioni mafiose di cinematografica memoria.
