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Ieri giornata di tour parigino. Tra attrazioni da lato A e da lato B. L’aneddoto migliore è successo in un ascensore delle gallerie Lafayette, mentre salivamo sul terrazzo per godere dell’ottima vista panoramica (come suggeritomi da un blog che seguo). Mrs Puck (che, per chi non lo sapesse è alta come me, quindi non poco) entriamo nell’ascensore. All’interno due ragazze italiane tra o 20 e i 25 anni. Si guardano e, non immaginando la nostra nazionalità, una fa all’altra “mi sento bassa”, “eh sì” le fa eco l’altra. Io mi sforzo di non ridere per non farmi beccare. Loro intanto continuano a parlare dei fatti loro, sicure di non essere capite. Arrivati al piano vorrei fare il bastardo e dargli strada dicendo “prego”, però evito. Usciamo prima di loro e mentre ci seguono ancora sento “eh mi sento bassa”.
Hit trentine
Ho passato questo lungo (ma mai abbastanza) ponte in Trentino. Più precisamente a Pinzolo. Stante il clima di relax, il fancazzismo e la frequentazione di locali della zona (dai classici bar di paese ai ristoranti), mi è capitato di sentire molte radio locali. Ho avuto così modo di confermare una convinzione che ho sviluppato negli anni: qui, in barba alle mode revival che vanno e vengono, la musica che va per la maggiore è quella degli anni 80 (meglio se della seconda metà) e 90. Per esempio mi è capitato di risentire questo pezzo che non ascoltavo da anni:
Georgiani, un popolo meraviglioso…
In un mio post estivo (Giuro, non mi lamenterò più. | Il Puck) mi lamentai di un certo lato “pittoresco” del popolo georgiano. Allora, era il volo d’andata, pensai di aver solo trovato un gruppo particolarmente maleducato. Nei miei nove giorni lì, mi resi conto che certi modi di fare erano piuttosto diffuso (anche se generalizzare è sempre sbagliato). Di recente un mio amico è andato in Georgia e mi ha mandato questi messaggi:
Gardaland non è un posto per bambini sotto al metro e venti
Sabato Mrs Puck and I siamo andati a Gardaland. Una giornata da veri Bimbiminkia orgogliosi di esserlo. Abbiamo praticamente schifato tutto quello che era “da vedere” (tipo corsari e valle dei re) per passare la giornata su montagne russe e affini. Guardandomi però intorno, sono arrivato alla conclusione che è inutile portare i bambini a Gardaland fino a che non superano il metro e venti. Le cose per i più piccoli sono ormai minoritarie e, visto il prezzo, tanto vale portarli in parchi maggiormente dedicati a loro come Leolandia.
Un weekend dalle mille sorprese (finale)
In pieno stile soap opera anni 50, ieri vi avevo raccontato la prima parte dei piccoli e grandi imprevisti che hanno accompagnato il mio weekend a Budapest, lasciandovi con la suspance di “cosa sarà successo una volta arrivati in hotel?”
Alle due di notte arriviamo finalmente all’hotel Corinthia. Comunque saremmo dovuti arrivare in tarda serata ed io mi ero premunito di scrivere all’albergo per avvisarlo. Vuoi che sia questo, vuoi la fortuna, voi che il concierge ci ha preso in simpatia ma… mentre facciamo il check in ci fa: “le stanza come quella che avete prenotato sono tutte complete, ve ne abbiamo dato una leggermente più grande. Sarebbe la 5300 ma non c’è il numero sulla porta, c’è questo nome”. E scrive qualcosa su un foglietto. Nel video vedete cosa abbiamo trovato una volta aperta la porta…
Un weekend dalle mille sorprese
Questo weekend sono stato a Budapest e i colpi di scena non sono mancati. Andiamo con ordine.
A luglio decido di regalare a Mrs Puck un weekend nella capitale ungherese per il suo compleanno. Trovo allora un’offertona su expedia. L’hotel pare stupendo (si scoprirà poi essere un 5 stelle, senza movimento), soprattutto per il prezzo pagato. Le faccio prendere il venerdì di ferie e prenoto. A fine agosto scopro di aver fatto casino con la mia agenda e che il venerdì fissato per la partenza ho un impegno di lavoro. Col capo coperto di cenere ammetto la cosa e, non essendo il volo (con Wizz Air) modificabile, ne devo comprare un altro per il tardo pomeriggio. Trovo un Alitalia con scalo a Roma. Arriviamo al giorno della partenza. Lieve ritardo sul Milano-Roma ma è a Fiumicino che abbiamo il sorpresone: causa maltempo su tutto il centro Italia, quasi tutti i voli sono in ritardo. Arriviamo così a Budapest verso l’una di notte. In hotel per le due… ed è qui che abbiamo la più grande sorpresa… ma ve ne parlerò in un altro post.
Per la rustichella si deve pagare il pedaggio
Tornando dalla Svizzera, domenica ci siamo fermati ad un autogrill. Inevitabile, è scattata la rustichella. Mentre la azzannavo, conscio della sua tradizione ma anche della sua pochezza, riflettevo su di una cosa: ormai a Milano ci sono diversi punti Autogrill all’interno della città, Uno dei quali proprio alla fermata di Cadorna (che frequento quotidianamente). Questi locali hanno tutta la dotazione classica della catena, però mai verrebbe in mente una rustichella lì. Da qui la folgorazione: per gustarsela è indispensabile pagare il pedaggio autostradale. È associata in modo così pavloviano al viaggio che presa in città non ha lo stesso gusto.
Gente ricca – sottotitolo: un weekend in Svizzera
In questo weekend sono stato in visita nella città sede di una delle associazioni mafiose più grandi al mondo al di fuori dell’Italia (dopo la Yakuza, la mafia russa e i cartelli colombiani): Losanna, sede del Cio.
Certamente la città è ricca. Molto più calda (climaticamente ed umanamente) rispetto a quanto immaginassi. Magari fossi venuto in inverno avrei avuto un’impressione diversa.
Mi sono stupito di vedere ben due linee della metropolitana, data la dimensione contenuta della città, ma anche qui torniamo al discorso sul tenore di vita medio.
In definitiva la zona (sono stato anche al lago di Neuchatel) mi è piaciuta molto e mi è venuta anche un po’ di sana invidia, pensando alle nostre città.

