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Ok, un po’ nerd lo sono…

Qualche giorno fa vi scrivevo della mia delusione dopo la prima visita ad Akihabara, il quartiere nerd di Tokyo, dove non avevo trovato nulla d’interessante. Oggi, per l’ultima notte, siamo tornati a Tokyo, con un albergo relativamente in zona. Sono quindi tornato alla riscossa, forte di un paio di nuovi indirizzi di retrogaming. Mi aspettavo molto dall’ultimo negozio della lista, tale “Friends”, di cui tutti parlavano bene. Altra cosa che ne dicevano è che era difficile da trovare. In effetti è stato così, poichè vi si accede da una piccola porta situata tra altri due negozi. Per giunta la sua piccola insegna (scritta a mano e in pennarello) passa, diciamo, in secondo piano rispetto ad un negozio di massaggi molto ambigui, ubicato al quarto piano (Friends occupa invece due stanze al secondo e al terzo). Ero alla ricerca di un PcEngine, una console 8bit della Nec che già avevo e che mi si era rotta. C’era però il problema della dell’alimentazione e del collegamento alla TV. Alla fine non ho preso la console ma un accrocchio di emulazione. Lo vedete in foto, qui invece ne leggete su Wired. Non so se risolverò i due problemi di cui sopra ma per ora sono entusiasta del mio acquisto (anche se i puristi del retrogaming storceranno il naso…)

Generazione GPS

Leggendo un po’ del Giappone, per documentarmi prima della partenza, leggevo spesso delle problematiche legate al raggiungere un indirizzo. Non avviene infatti come da noi (o non avviene sempre) che le vie abbiamo esplicitato il proprio nome e che la numerazione abbia una sequenza logica. Leggevo storie di gente che chiedeva ai passanti indicazioni, che si prodigavano gentilmente ad accompagnarli fino a destinazione, o chi consigliava di portarsi appresso il biglietto da visita (ammesso lo si avesse già) della propria destinazione, per esempio l’albergo, da mostrare al taxista di turno.

Oggi però tutto questo è superato.

Gli smartphone oggi hanno cambiato tutto, grazie al loro gps allegato. Anche solo Google Maps o Mappe di iOS, soprattutto se usate in modo ingrato a Booking.com o Tripadvisor, ci aiutano ad arrivare ovunque. Altre più specifiche, come Citymapper o altre delle singole città, ci portano per mano fino a destinazione. Insomma, ormai perdersi è impossibile. Anzi, è quasi un lusso che qualcuno ricerca espressamente.

Trasporti pubblici

Ero molto preoccupato dal come muoverci nelle città giapponesi. A Tokyo invece è andata benissimo. Con la tessera prepagata (presa in due secondi al distributore automatico) e la app citymapper (la stessa che uso a Milano ed ho usato in molte città Usa) non c’è stato il minimo problema. Al massimo non era facile trovare le uscite corrette dalle stazioni..

A Kyoto è stato più traumatico. Poche linee di treno/metro e moltissimi bus. Citymapper non copriva la città e le mappe trovate erano decisamente confuse. Per un giorno è stato panico. Poi mi hanno fatto notare che “Mappe” di iOS aveva le indicazioni dei mezzi pubblici e la situazione è migliorata. Certo che i posti a sedere dei bus locali non sono proprio spaziosissimi…

ryokan!

No, anche se somiglia ad una bestemmia, non lo è. Del resto molti di voi sapranno che è una cosa che odio. È il nome delle (prezzolate) locande tipiche giapponesi. Nel nostro giro ce ne siamo concesse due. La prima l’abbiamo fatta l’altra sera a Kyoto. Essendo una cosa piuttosto formale è legata a regole comportamentali abbastanza precise, mi sono documentato prima su internet. Del resto anche solo per capire l’abbigliamento che ci veniva offerto (lo vedete nella foto) avevo bisogno di aiuto.  È andata piuttosto bene, anche se in effetti questo era un ryokan abbastanza modernizzato. Con onsen (i bagni comuni) non divisi per sesso ma utilizzabili privatamente a turno e altri particolari che facilitavano la vita a noi occidentali. La cosa più difficile è stata la colazione, che in pratica aveva il menù di un pranzo. Non è stato tanto il pesce a mettermi in difficoltà (YdR ricoderà le mie aringhe crude alle 10 di mattina ad Amsterdam) quando le loro verdure dal sapore molto particolare. Ho comunque mangiato quasi tutto. Prendendomi poi una citrosodina…

Italiano pizza, spaghetti, mandolino, mamma

Una cosa che avevo già notato a Tokyo ma che ha Kyoto è diventata decisamente palese è la massiccia presenza di italiani.

A mani basse siamo il gruppo di stranieri più numerosi, contrastati solo dagli americani e inseguiti (a distanza) dagli spagnoli. In treno impossibile non sentire il chiacchiericcio italico. Per strada, quando ci si incrocia, ci si squadra a distanza e si parlotta coi compagni “quelli sono italiani”. 

Menzione di merito ad un incontro all’interno di un tempo con una coppia, dove la lei era alta circa quanto Mrs Puck e dove si sono scambiate supporto sul fatto di essere, soprattutto sulle locali, fuori scala. 

108 rintocchi per iniziare bene l’anno

Mentre leggerete queste righe, noi ci staremo preparando per festeggiare il capodanno in modo tradizionale giapponese. Andremo in un tempio buddista ad aspettare la mezzanotte con la cerimonia purificatrice dei 108 rintocchi. Un po’ una nostra indulgenza plenaria. Se volete saperne di più, leggere QUI

Una giornata a Nikko

Oggi gita fuoriporta a Nikko. Ci siamo spostati in treno. La prima parte con il velocissimo Shinkansen, poi con un trenino locale che in fondo ha i vagoni della metropolitana 

Il paese è dominato da una serie di templi buddisti e shintoisti. Nonostante ci fossero diversi restauri in corso, la visita è stata sicuramente giustificata. Seguiranno maggiori foto. Per ora vi basti quella in cui divoro una zappetta vegetale alle tre del pomeriggio (devastato dalla fame ma… quello c’era)

Forse non sono poi così nerd

Oggi siamo stati ad Akihabara, il paradiso dei Nerd qui a Tokyo. Bhé evidentemente non devo essere poi così nerd perché mi ha davvero deluso. 

In fondo la cosa non dovrebbe stupirmi più di tanto. Ai tempi d’oro della mia attività di recensore di videogiochi, le redazioni si dividevano tra filo Usa e filo Giappo. Io ero sempre stato della prima d’azione. Anime e affini non mi hanno mai scaldato più di tanto e anche tutta una serie di tipologie nipponiche di videogame non mi hanno mai preso. 

Per non parlare delle sale “giochi” di pachinco e slot…

Quindi ok, anche questa l’ho vista. Passiamo oltre.