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La solita ineffabile Alitalia?

A fine agosto Alitalia ha lanciato il suo Upgrade Program, col quale, se hai comprato un biglietto di classe economy, puoi partecipare ad un’asta in busta chiusa per passare in premium economy o in business class. Noi ci abbiamo provato. Con parsimonia all’andata, provandoci più seriamente per il volo di ritorno. Il giorno prima di partire, riceviamo una mail in cui ci viene detto che non abbiamo vinto. Ok, nessun problema. Due giorni prima del ritorno ci arriva un addebito con descrizione “upgrade Alitalia” pari alla cifra da noi offerta. Ci gasiamo ma poi l’e-mail si conferma non arriva. Neppure quella in cui ci diceva che non avevamo vinto però… Oggi proviamo il check in e… niente… siamo un economy. Ok la delusione per averci fatto la bocca ma il peggio è capire che fine hanno fatto i soldi. Pare che l’addebito sia stato annullato ma non ne abbiamo ancora la certezza… vedremo quanto dovrò litigare con Alitalia.

Ora che almeno non ci perdano i bagagli. 

Ok, un po’ nerd lo sono…

Qualche giorno fa vi scrivevo della mia delusione dopo la prima visita ad Akihabara, il quartiere nerd di Tokyo, dove non avevo trovato nulla d’interessante. Oggi, per l’ultima notte, siamo tornati a Tokyo, con un albergo relativamente in zona. Sono quindi tornato alla riscossa, forte di un paio di nuovi indirizzi di retrogaming. Mi aspettavo molto dall’ultimo negozio della lista, tale “Friends”, di cui tutti parlavano bene. Altra cosa che ne dicevano è che era difficile da trovare. In effetti è stato così, poichè vi si accede da una piccola porta situata tra altri due negozi. Per giunta la sua piccola insegna (scritta a mano e in pennarello) passa, diciamo, in secondo piano rispetto ad un negozio di massaggi molto ambigui, ubicato al quarto piano (Friends occupa invece due stanze al secondo e al terzo). Ero alla ricerca di un PcEngine, una console 8bit della Nec che già avevo e che mi si era rotta. C’era però il problema della dell’alimentazione e del collegamento alla TV. Alla fine non ho preso la console ma un accrocchio di emulazione. Lo vedete in foto, qui invece ne leggete su Wired. Non so se risolverò i due problemi di cui sopra ma per ora sono entusiasta del mio acquisto (anche se i puristi del retrogaming storceranno il naso…)

Generazione GPS

Leggendo un po’ del Giappone, per documentarmi prima della partenza, leggevo spesso delle problematiche legate al raggiungere un indirizzo. Non avviene infatti come da noi (o non avviene sempre) che le vie abbiamo esplicitato il proprio nome e che la numerazione abbia una sequenza logica. Leggevo storie di gente che chiedeva ai passanti indicazioni, che si prodigavano gentilmente ad accompagnarli fino a destinazione, o chi consigliava di portarsi appresso il biglietto da visita (ammesso lo si avesse già) della propria destinazione, per esempio l’albergo, da mostrare al taxista di turno.

Oggi però tutto questo è superato.

Gli smartphone oggi hanno cambiato tutto, grazie al loro gps allegato. Anche solo Google Maps o Mappe di iOS, soprattutto se usate in modo ingrato a Booking.com o Tripadvisor, ci aiutano ad arrivare ovunque. Altre più specifiche, come Citymapper o altre delle singole città, ci portano per mano fino a destinazione. Insomma, ormai perdersi è impossibile. Anzi, è quasi un lusso che qualcuno ricerca espressamente.

Trasporti pubblici

Ero molto preoccupato dal come muoverci nelle città giapponesi. A Tokyo invece è andata benissimo. Con la tessera prepagata (presa in due secondi al distributore automatico) e la app citymapper (la stessa che uso a Milano ed ho usato in molte città Usa) non c’è stato il minimo problema. Al massimo non era facile trovare le uscite corrette dalle stazioni..

A Kyoto è stato più traumatico. Poche linee di treno/metro e moltissimi bus. Citymapper non copriva la città e le mappe trovate erano decisamente confuse. Per un giorno è stato panico. Poi mi hanno fatto notare che “Mappe” di iOS aveva le indicazioni dei mezzi pubblici e la situazione è migliorata. Certo che i posti a sedere dei bus locali non sono proprio spaziosissimi…

ryokan!

No, anche se somiglia ad una bestemmia, non lo è. Del resto molti di voi sapranno che è una cosa che odio. È il nome delle (prezzolate) locande tipiche giapponesi. Nel nostro giro ce ne siamo concesse due. La prima l’abbiamo fatta l’altra sera a Kyoto. Essendo una cosa piuttosto formale è legata a regole comportamentali abbastanza precise, mi sono documentato prima su internet. Del resto anche solo per capire l’abbigliamento che ci veniva offerto (lo vedete nella foto) avevo bisogno di aiuto.  È andata piuttosto bene, anche se in effetti questo era un ryokan abbastanza modernizzato. Con onsen (i bagni comuni) non divisi per sesso ma utilizzabili privatamente a turno e altri particolari che facilitavano la vita a noi occidentali. La cosa più difficile è stata la colazione, che in pratica aveva il menù di un pranzo. Non è stato tanto il pesce a mettermi in difficoltà (YdR ricoderà le mie aringhe crude alle 10 di mattina ad Amsterdam) quando le loro verdure dal sapore molto particolare. Ho comunque mangiato quasi tutto. Prendendomi poi una citrosodina…

Italiano pizza, spaghetti, mandolino, mamma

Una cosa che avevo già notato a Tokyo ma che ha Kyoto è diventata decisamente palese è la massiccia presenza di italiani.

A mani basse siamo il gruppo di stranieri più numerosi, contrastati solo dagli americani e inseguiti (a distanza) dagli spagnoli. In treno impossibile non sentire il chiacchiericcio italico. Per strada, quando ci si incrocia, ci si squadra a distanza e si parlotta coi compagni “quelli sono italiani”. 

Menzione di merito ad un incontro all’interno di un tempo con una coppia, dove la lei era alta circa quanto Mrs Puck e dove si sono scambiate supporto sul fatto di essere, soprattutto sulle locali, fuori scala. 

Cose da neofita di Tokyo

Dopo questi giorni a Tokyo, ci sono alcune cose che mi hanno colpito. Probabilmente solo perché sono un neofita del Giappone: agli esperti di questa meta magari faranno sorridere. Comunque eccole in ordine sparso:

– siamo abituati che i locali da noi siano a livello strada o che lo stesso locale si sviluppi su più piani. Qui non funziona per forza così. Ci sono “condomini” di locali, dove al primo piano hai un ristorante, al secondo un bowling, al terzo un karaoke e al quarto un altro ristorante.

– sono ormai drogato di kitkat al gusto the matcha. Una volta che superi lo shock del colore verde, sono ottimi. Ho intravisto altri gusti strani (wasabi, sake e cheesecake) che devo assolutamente provare

– molti ristoranti, non solo per turisti, all’ingresso hanno il plastico dei piatti. Versione 3D dei menù con foto. Agghiacciante.

– trovare un cestino per strada è quasi un’impresa. Gli italiani li riconosci in giro per le stazioni perchè vagano alla ricerca di dove buttare i bicchieri di Starbucks.

– il riflesso del punto di cui sopra è che le zone con molti locali sono anche un po’ sporche la mattina (per il resto è tutto sempre pulitissimo). Ci è capitato spesso di vedere dei topi.

– l’elettronica non è conveniente come pensavo.

108 rintocchi per iniziare bene l’anno

Mentre leggerete queste righe, noi ci staremo preparando per festeggiare il capodanno in modo tradizionale giapponese. Andremo in un tempio buddista ad aspettare la mezzanotte con la cerimonia purificatrice dei 108 rintocchi. Un po’ una nostra indulgenza plenaria. Se volete saperne di più, leggere QUI